I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Bologna, un regolamento fuorviante e gli scontri con la Polizia


Quello che è accaduto a Bologna il 27 maggio riporta indietro con la mente alla fuga della Polizia di settembre 1994 a Milano.
Si urla assemblea, centinaia di studenti vogliono l'assemblea in Piazza Verdi, da anni simbolo di restrizioni, conflitti e conquiste.
Ma qualcosa è mutato.
Non si subisce più la solita carica, questa volta si reagisce e si spinge e respinge.
Un cordone compatto che dopo qualche attimo di silenzio e con una determinazione che in Italia non siamo più abituati a vedere, reagisce e si respingono le forze dell'Ordine ai margini di Piazza Verdi.
E' stata probabilmente sottovalutata la determinazione di chi manifestava, certamente non mancheranno le reazioni da parte dello Stato.
Qualche giorno prima le forze dell'Ordine hanno cercato di portar via le casse e gli altoparlanti dei manifestanti sempre nella zona universitaria, anche in quella occasione cariche e scontri.
Il CUA chiama per il 27 maggio l'assemblea pubblica in risposta a quell'azione.
Un regolamento comunale vieterebbe l'utilizzo di strumenti di amplificazione in quella zona.
E qui nasce il problema.
Chi ha realmente provocato le tensioni?
Quando si governa una città, come Bologna poi, quando si attuano decisioni che andranno ad incidere sulla vita di chi ogni giorno vive certi spazi, democrazia vorrebbe la realizzazione di un processo di consultazione vincolante e partecipato.
Ma così non è stato.
Piazza Verdi è il cuore pulsante dell'Università di Bologna. L'equilibrio tra le necessità di chi vive in quella zona e chi frequenta quotidianamente quell'area può essere trovato, nel reciproco rispetto.
Ma quando un regolamento comunale colpisce volutamente o meno anche il modo in cui si è esercitato il diritto di assemblea per anni vuol dire che qualcosa si è rotto.
Il silenzio imposto del megafono, il silenzio delle casse, non è passato inosservato.
E poi mi domando per quale motivo devono essere chiamate le forze dell'Ordine dell'Ordine ad imporre il rispetto di regolamenti comunali?
Violenza repressiva chiama violenza difensiva.
Non puntate il dito su chi ha reagito, puntatelo su chi ha provocato queste reazioni










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