I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

Immagine
  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Bologna, un regolamento fuorviante e gli scontri con la Polizia


Quello che è accaduto a Bologna il 27 maggio riporta indietro con la mente alla fuga della Polizia di settembre 1994 a Milano.
Si urla assemblea, centinaia di studenti vogliono l'assemblea in Piazza Verdi, da anni simbolo di restrizioni, conflitti e conquiste.
Ma qualcosa è mutato.
Non si subisce più la solita carica, questa volta si reagisce e si spinge e respinge.
Un cordone compatto che dopo qualche attimo di silenzio e con una determinazione che in Italia non siamo più abituati a vedere, reagisce e si respingono le forze dell'Ordine ai margini di Piazza Verdi.
E' stata probabilmente sottovalutata la determinazione di chi manifestava, certamente non mancheranno le reazioni da parte dello Stato.
Qualche giorno prima le forze dell'Ordine hanno cercato di portar via le casse e gli altoparlanti dei manifestanti sempre nella zona universitaria, anche in quella occasione cariche e scontri.
Il CUA chiama per il 27 maggio l'assemblea pubblica in risposta a quell'azione.
Un regolamento comunale vieterebbe l'utilizzo di strumenti di amplificazione in quella zona.
E qui nasce il problema.
Chi ha realmente provocato le tensioni?
Quando si governa una città, come Bologna poi, quando si attuano decisioni che andranno ad incidere sulla vita di chi ogni giorno vive certi spazi, democrazia vorrebbe la realizzazione di un processo di consultazione vincolante e partecipato.
Ma così non è stato.
Piazza Verdi è il cuore pulsante dell'Università di Bologna. L'equilibrio tra le necessità di chi vive in quella zona e chi frequenta quotidianamente quell'area può essere trovato, nel reciproco rispetto.
Ma quando un regolamento comunale colpisce volutamente o meno anche il modo in cui si è esercitato il diritto di assemblea per anni vuol dire che qualcosa si è rotto.
Il silenzio imposto del megafono, il silenzio delle casse, non è passato inosservato.
E poi mi domando per quale motivo devono essere chiamate le forze dell'Ordine dell'Ordine ad imporre il rispetto di regolamenti comunali?
Violenza repressiva chiama violenza difensiva.
Non puntate il dito su chi ha reagito, puntatelo su chi ha provocato queste reazioni










Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?