Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte? Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...
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Bologna, un regolamento fuorviante e gli scontri con la Polizia
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Quello che è accaduto a
Bologna il 27 maggio riporta indietro con la mente alla fuga della
Polizia di settembre 1994 a Milano.
Si urla assemblea,
centinaia di studenti vogliono l'assemblea in Piazza Verdi, da anni
simbolo di restrizioni, conflitti e conquiste.
Ma qualcosa è mutato.
Non si subisce più la
solita carica, questa volta si reagisce e si spinge e respinge.
Un cordone compatto che
dopo qualche attimo di silenzio e con una determinazione che in
Italia non siamo più abituati a vedere, reagisce e si respingono le
forze dell'Ordine ai margini di Piazza Verdi.
E' stata probabilmente
sottovalutata la determinazione di chi manifestava, certamente non
mancheranno le reazioni da parte dello Stato.
Qualche giorno prima le
forze dell'Ordine hanno cercato di portar via le casse e gli
altoparlanti dei manifestanti sempre nella zona universitaria, anche
in quella occasione cariche e scontri.
Il CUA chiama per il 27
maggio l'assemblea pubblica in risposta a quell'azione.
Un regolamento comunale
vieterebbe l'utilizzo di strumenti di amplificazione in quella zona.
E qui nasce il problema.
Chi ha realmente
provocato le tensioni?
Quando si governa una
città, come Bologna poi, quando si attuano decisioni che andranno ad
incidere sulla vita di chi ogni giorno vive certi spazi, democrazia
vorrebbe la realizzazione di un processo di consultazione vincolante
e partecipato.
Ma così non è stato.
Piazza Verdi è il cuore
pulsante dell'Università di Bologna. L'equilibrio tra le necessità
di chi vive in quella zona e chi frequenta quotidianamente quell'area
può essere trovato, nel reciproco rispetto.
Ma quando un regolamento
comunale colpisce volutamente o meno anche il modo in cui si è
esercitato il diritto di assemblea per anni vuol dire che qualcosa si
è rotto.
Il silenzio imposto del
megafono, il silenzio delle casse, non è passato inosservato.
E poi mi domando per
quale motivo devono essere chiamate le forze dell'Ordine dell'Ordine
ad imporre il rispetto di regolamenti comunali?
Violenza repressiva
chiama violenza difensiva.
Non puntate il dito su
chi ha reagito, puntatelo su chi ha provocato queste reazioni
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