Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

Ti fermi per 60 secondi davanti al Palazzo delle Istituzioni? Scatta l'allarme, succede a Bergamo




A Bergamo è stato introdotto un sistema di videosorveglianza che è composto da 10 telecamere, con inquadratura fissa, che azionano un allarme, a seguito della rilevazione dell' impegno prolungato dell'area virtuale contrassegnata da un'immaginaria linea di interdizione". In particolare, il sistema si attiva in caso di impegno e permanenza prolungata da parte di un soggetto, per oltre 30 secondi, nell'area adiacente i siti monumentali, e per oltre 60 secondi, per quella in prossimità delle sedi istituzionali.
L'allarme, di tipo ottico/acustico, si manifesta sul monitor della postazione di controllo, richiamando, con un'allerta immediata, l'attenzione dell'operatore di polizia locale addetto alla centrale operativa per il quale si rendono visibili le informazioni dettagliate dell'evento. In tali ipotesi, le immagini rilevate, che riguardano una "superficie congrua, (…) strettamente necessaria all'efficacia del sistema", vengono registrate.. ed il Garante per la Privacy con il provvedimento n. 136 del 21 marzo 2013 afferma che "Tale sistema di videosorveglianza, sulla base degli elementi acquisiti in atti, non comporta, in concreto, un pregiudizio rilevante per l'interessato, idoneo a determinare effetti particolarmente invasivi sulla sua sfera di autodeterminazione e, più in generale, sui suoi diritti e libertà fondamentali."
Anzi, specifica che le caratteristiche del sistema in esame nel rilevare la presenza prolungata dell'interessato nell'area adiacente determinati siti monumentali e sedi istituzionali puntualmente segnalati, producono l'effetto esclusivo di richiamare l'attenzione dell'operatore di polizia locale addetto alla centrale operativa, al fine di favorirne un eventuale tempestivo intervento.
Dalla documentazione trasmessa in atti, non risulta che il sistema attivi ulteriori funzionalità, anche eventualmente legate al comportamento dell'interessato ripreso, quali, ad esempio, la capacità di rilevare i percorsi, l'analisi audio, la geolocalizzazione o il riconoscimento tramite incrocio con ulteriori specifici dati personali o confronto con una campionatura precostituita Ed allora legittima tale sistema di controllo anche perchè, come sottolineato dal Garante, la dichiarata inadeguatezza delle misure di controllo alternative determinata dall'esiguità del personale impiegabile, giustifica in sostanza il trattamento dei dati personali che il Comune di Bergamo intende effettuare per le predette finalità di sicurezza urbana tramite il sistema di videosorveglianza in questione nei termini e con le modalità sopra descritte. L'unica prescrizione che viene invocata è quella di avvisare i cittadini della presenza di questo innovativo strumento di controllo. 
 Le telecamere sostituiscono da un lato gli operatori addetti al controllo del così detto ordine pubblico e dall'altro controllano ogni respiro dell'individuo. Certo, se ti fermerai 59 secondi davanti ad un Palazzo delle Istituzioni non scatterà alcun allarme, ma al sessantesimo secondo... così come se ti fermerai davanti ad un monumento per 29 secondi non scatterà alcun allarme ma al trentesimo secondo... D'altronde le azioni di vandalismo sono da contrastare, certamente e ci mancherebbe altro, ma quanto è tollerabile un sistema di controllo così invasivo ed estendibile anche ad azioni e gesti di non vandalismo? Che il Garante della Privacy ha anche legittimato?



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