Era atteso, doveva essere l'evento degli eventi politici, quello
organizzato da Ande, Aidda e il Piccolo, nella sala Tergeste
dell’hotel Savoia a Trieste, dove i quattro candidati alla
Presidenza della Regione del FVG, Renzo Tondo, Debora
Serracchiani,Franco Bandelli,Saverio Galluccio, coordinati dal
direttore del Piccolo ,Paolo Possamai, dovevano sfidarsi in una sorta
di ring.
Ma in realtà più che di confronto o scontro, o sfida, quello che
è emerso è stato un lungo monologo.
Ognuno dei candidati ha risposto alle puntuali domande del
direttore del Piccolo, esplicando in sostanza il proprio programma
elettorale, senza mia guardarsi in faccia gli uni con gli altri,
d'altronde non poteva che essere così.
Un programma che è noto da tempo, consultabile nei rispettivi
siti internet, nei gazebo di Piazza della Borsa a Trieste o nei vari
punti sparsi per il Friuli Venezia Giulia.
La sala era gremita, molti dei partecipanti certamente erano di
parte, tanto che lo stesso Possamai all'inizio dirà “applaudire è
un conto, le claque sono altra cosa”, ribadendo che “lo
stadio è altra roba.”
La prima domanda, che è quella più importante riguarda il modo
in cui il prossimo Presidente della Regione del FVG affronterà la
crisi in regione, tenendo conto che il bilancio attuale è di circa 4
miliardi di euro, come insomma ristrutturare la spesa?
Il primo a prendere la parola sarà Tondo, il quale dirà in
sostanza e senza mezzi termini, cosa non scontata, visto che si è in
campagna elettorale, che si deve rivedere la macchina organizzativa,
continuare con il blocco del turnover, vedere i costi del personale;
la Serracchiani, la seconda a prendere la parola, incentrerà il suo
discorso su come e dove prendere le risorse, ricordando che si deve
guardare all'Unione Europea ai finanziamenti delle politiche
comunitarie, ricontrattando il federalismo fiscale, applicando una
revisione alle spese del Consiglio Regionale e rivedere alcune grandi
opere come la terza corsia, che a detta della Serracchiani andrà
fatta ma con finanziamenti diversi.
Poi sarà il turno di Bandelli il quale debutterà con un discorso
di principi e generico, evidenziando in una seconda fase in modo più
specifico l'importanza del sistema incentivi per le imprese che
trasferiscono la propria sede legale in Friuli Venezia Giulia.
Genericità dell'intervento, che comunque non si ripeterà
successivamente, che verrà rimproverata da Possamai, il quale a
parer mio ha stuzzicato più di una volta, con stoccate sottili il
Presidente uscente Tondo ponendo in dubbio la imparzialità della
conduzione della serata.
L'ultimo intervento, e questo sarà l'ordine degli interventi per
tutta l'evento, sarà quello di Galluccio, del M5S, parlerà di una
politica che deve prestare attenzione ai costi, di una Regione che
deve garantire i servizi sociali, parlerà di sanità funzionante ed
informatizzazione.
E sarà su tutta questa linea il mancato confronto o scontro tra i
quattro candidati, salvo qualche replica satirica che Bandelli farà
a Tondo.
Dal punto di vista comunicativo, perché è questo che mi
interessava, non entro nel merito dei programmi elettorali o delle
questioni affrontate successivamente, chi ha assistito a quel
dibattito certamente non vedrà mutare la propria maturata opinione
sul chi votare, o sul chi non votare o sul non votare proprio, è da
sottolineare la pragmaticità della politica esperta ed abituata a
questi tipi di confronti, e la timidezza, che a parer mio è emersa
in sala, da parte invece del candidato del M5S.
Altra annotazione riguarda la mancata regolamentazione del tempo
durante gli interventi. Una non regolamentazione che è stata
certamente ben usata dalla Serracchiani prima, Tondo e Bandelli al
secondo posto a “pari merito” e Galluccio alla fine.
Si deve registrare che all'inizio dell'evento, innanzi l'Hotel
Savoia che ospitava questo pseudo-ring, si è svolto un volantinaggio
da parte della Casa delle Culture, che ricorda come in città,
centinaia, forse migliaia, di persone necessitano di una risposta al
problema della casa, sfratti,alloggi sfitti.
Già, contraddizioni esistenti in una Regione che per ribaltare la
crisi, deve necessariamente guardare all'Unione Europea che a sua
volta deve invertire radicalmente rotta, una UE che deve puntare
principalmente alla solidarietà sociale, ai diritti, al lavoro che
svanisce giorno dopo giorno, alla cultura, alla ricerca, è
necessaria se non vitale una politica che deve vivere tra la gente e
con la gente, e non solo per ragioni strumentali, una politica tutta
che ad oggi, se continua su questa strada, non sarà e non è
rappresentativa delle principali esigenze della gente comune.
Quanti monologhi ancora?
Marco Barone
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