Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Alcune note critiche sul 25 aprile alla Risiera di Trieste






Come ogni anno il 25 aprile a Trieste ha trovato alcuni momenti  importanti di riflessione alla Risiera di San Sabba.
Voglio soffermarmi su due aspetti specifici.
Il primo riguarda il bel messaggio lanciato da alcuni studenti che hanno visitato il malefico campo di concentramento di Auschwitz, intenso, partecipato e certamente importante. E’ giusto parlare di Auschwitz, ci mancherebbe,ma vorrei sentir parlare anche dei campi di concentramento italiani. Eppure non si deve correre lontano, quello di Visco, per esempio,  integro, anche se ancora non pienamente accessibile, esiste e si trova a  poca  distanza da Trieste.
D’altronde, nell’immaginario collettivo, quando si parla di campi di concentramento, la mente conduce alla bestialità dei nazisti, ma difficilmente a quella dei fascisti italiani, un motivo vi sarà o no? Il secondo elemento critico riguarda un passaggio del discorso del Sindaco di Trieste.
Il Sindaco ricorderà che “I valori di libertà, democrazia, vanno riaffermati e trasmessi per evitare che anche nei nostri tempi, come accaduto in passato, disagio, inquietudine e rabbia causati da una grave crisi economica e sociale alimentino odio verso chi è diverso, per pelle, religione o per lingua innescando così odio e intolleranza e degenerando verso pulsioni autoritarie”.
Ebbene, è emersa, ahimè, una dimenticanza, grave.
E’ il caso di ricordare, visto che si effettua un paragone con il triste passato, che l’odio fascista, dunque a rischio di riaffermazione, non è stato alimentato ed attuato solo verso chi è diverso per pelle, religione, o per lingua, ma anche per orientamento sessuale, per esempio. Il regime fascista agì  con odio e violenza per escludere dal corpo sociale anche gli omosessuali poiché reputati come pericolosi veicoli di indebolimento della «razza ariana di stirpe italica».
Ma l’odio e la violenza fascista si è manifestata ad esempio anche verso i Rom e Sinti, verso gli antifascisti, verso chi manifestava un’ idea diversa dal fascismo.
O si parla di tutte le soggettività che hanno subito violenze, e che possono oggi in via analoga subire le medesime violenze,  o ci si deve limitare ad affermazioni generiche ove possano rientrare tutti i soggetti, le persone, le vite umane che hanno patito ogni tipo di violenza. Il non citare, il non ricordare, anche inconsapevolmente,  è un danno che si reca non solo alle persone interessate, ma alla società tutta che pretende di essere  fondata su valori, sulla carta chiari, come la democrazia, libertà, rispetto della vita umana, della dignità umana, valori oggi che in molti casi sono mera utopia, specialmente in Italia. Poiché il nostro tempo, la nostra epoca, è ancora violenta, e violenta  la dignità di quelle persone che nel fascismo minavano la superiorità della razza ariana di stirpe italica, già.



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