Trieste ha vissuto un lunedì
particolare.
Particolare perché un corteo di un
centinaio di lavoratori della Ferriera che dal 2015 rischia
praticamente la chiusura ha manifestato per le vie della città per
arrivare fin sotto la Prefettura triestina dove dalle 17 alle 19 e
30, sindacati, Sindaco ed autorità locali hanno incontrato i
rappresentanti dell'azienda.
Fino alle 19. 30 tutto ordinario.
Poca cittadinanza presente, ma i
lavoratori hanno continuato ad occupare Piazza dell'Unità, tra
fischi, qualche colpo di casco sul manto della piazza e tanta attesa.
Poi ecco i rappresentanti sindacali
uscire dal portone della Prefettura.
Salgono sopra una panchina.
Si parla di sicurezza ed ambiente, ma i
lavoratori chiedono di sapere del loro futuro.
La situazione è drammatica, hanno
in cassa solo 40 milioni di euro...Queste le parole che si sono
riuscite ad ascoltare e subito interrotte da contestazioni.
Operai che urlavano, noi abbiamo una
famiglia da sfamare, mutui da pagare, cosa avete ottenuto, cosa?
Altri, come viviamo con 600 euro di
cassa-integrazione?
Non appena i sindacalisti provavano a
ribattere, venivano nuovamente contestati ed interrotti.
Vedrai anche un operaio prendere una
bandiera sindacale e gettarla sotto la panchina dove parlavano i
rappresentanti sindacali.
Il segnale è allarmante.
Quando i lavoratori contestano i propri
rappresentanti sindacali non all'interno del luogo di lavoro, ma in
luogo pubblico, nella principale piazza di Trieste sotto gli occhi di
tutti, vuol dire che qualcosa si è rotto.
Senso di sfiducia, tensione, dominavano
la piazza.
Quelle contestazioni, che erano già
nell'aria, sono state condivise sia tramite il silenzio che tramite
le urla praticamente ed in sostanza dalla quasi totalità degli
operai presenti in Piazza dell'Unità.
Trieste soffre la carenza di lavoro e
la mancanza assoluta di progettualità in tal senso.
Prima si contestavano i padroni, poi i
sindacati, e dopo sarà il turno della lotta, una lotta difficile da
domare e ricondurre nella valle del compromesso e dell'ammortizzatore
sociale, perché le lotte degli operai sono diverse da quelle degli
studenti a cui Trieste è stata ultimamente abituata, gli operai,
padre o madre di famiglia, non hanno più la certezza del lavoro, di
un reddito certo con cui soddisfare le esigenze quotidiane, per
sfamare la famiglia, pagare il mutuo, gli operai non avranno più
nulla da perdere ed a quel punto ogni cosa sarà possibile per la
difesa della propria dignità e della propria famiglia.
Oggi ho incontrato la personificazione
della rabbia.
Non avevo personalmente mai assistito
dal vivo alle contestazioni degli operai in luogo pubblico e non i
fabbrica, verso i propri rappresentanti sindacali in modo così forte
e rabbioso.
Trieste coglierà l'avviso?
alcune foto della manifestazione
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