Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

I lavoratori della Ferriera contestano i sindacati



Trieste ha vissuto un lunedì particolare.
Particolare perché un corteo di un centinaio di lavoratori della Ferriera che dal 2015 rischia praticamente la chiusura ha manifestato per le vie della città per arrivare fin sotto la Prefettura triestina dove dalle 17 alle 19 e 30, sindacati, Sindaco ed autorità locali hanno incontrato i rappresentanti dell'azienda.
Fino alle 19. 30 tutto ordinario.
Poca cittadinanza presente, ma i lavoratori hanno continuato ad occupare Piazza dell'Unità, tra fischi, qualche colpo di casco sul manto della piazza e tanta attesa.
Poi ecco i rappresentanti sindacali uscire dal portone della Prefettura.
Salgono sopra una panchina.
Si parla di sicurezza ed ambiente, ma i lavoratori chiedono di sapere del loro futuro.
La situazione è drammatica, hanno in cassa solo 40 milioni di euro...Queste le parole che si sono riuscite ad ascoltare e subito interrotte da contestazioni.
Operai che urlavano, noi abbiamo una famiglia da sfamare, mutui da pagare, cosa avete ottenuto, cosa?
Altri, come viviamo con 600 euro di cassa-integrazione?
Non appena i sindacalisti provavano a ribattere, venivano nuovamente contestati ed interrotti.
Vedrai anche un operaio prendere una bandiera sindacale e gettarla sotto la panchina dove parlavano i rappresentanti sindacali.
Il segnale è allarmante.
Quando i lavoratori contestano i propri rappresentanti sindacali non all'interno del luogo di lavoro, ma in luogo pubblico, nella principale piazza di Trieste sotto gli occhi di tutti, vuol dire che qualcosa si è rotto.
Senso di sfiducia, tensione, dominavano la piazza.
Quelle contestazioni, che erano già nell'aria, sono state condivise sia tramite il silenzio che tramite le urla praticamente ed in sostanza dalla quasi totalità degli operai presenti in Piazza dell'Unità.
Trieste soffre la carenza di lavoro e la mancanza assoluta di progettualità in tal senso.
Prima si contestavano i padroni, poi i sindacati, e dopo sarà il turno della lotta, una lotta difficile da domare e ricondurre nella valle del compromesso e dell'ammortizzatore sociale, perché le lotte degli operai sono diverse da quelle degli studenti a cui Trieste è stata ultimamente abituata, gli operai, padre o madre di famiglia, non hanno più la certezza del lavoro, di un reddito certo con cui soddisfare le esigenze quotidiane, per sfamare la famiglia, pagare il mutuo, gli operai non avranno più nulla da perdere ed a quel punto ogni cosa sarà possibile per la difesa della propria dignità e della propria famiglia.
Oggi ho incontrato la personificazione della rabbia.
Non avevo personalmente mai assistito dal vivo alle contestazioni degli operai in luogo pubblico e non i fabbrica, verso i propri rappresentanti sindacali in modo così forte e rabbioso.
Trieste coglierà l'avviso?


alcune foto della manifestazione

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