I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Cyberbullismo ? L'ipocrisia del Garante della Privacy



Quanti sono i bambini piccoli in possesso di un telefono cellulare? Magari all'ultima moda?
Consumismo sfrenato da un lato, senso della sfiducia nei confronti delle scuole dall'altro, comportano la realizzazione di quel gesto che condurrà il bambino nel mondo dell'alta tecnologia, alienandolo dalla realtà sociale ed immergendolo nella realtà virtuale ove ogni abuso è possibile ove ogni violenza è reale.
Più di una volta ho sentito parlare di casi di genitori che regalano cellulari ai bambini perché devono controllarli, devono sapere dove sono, anche quando si trovano a scuola.
La fiducia nella scuola è venuta meno?
Certamente il Garante della Privacy che ora invoca l'uso responsabile dei social network, non ha ha aiutato. Già, perché nel momento in cui, nel suo provvedimento generale, in tema di Privacy a Scuola, afferma che l'uso di cellulari e smartphone è in genere consentito per fini strettamente personali, ad esempio per registrare le lezioni, e sempre nel rispetto delle persone, pur ricordando che spetta comunque agli istituti scolastici decidere nella loro autonomia come regolamentare o se vietare del tutto l'uso dei cellulari, di certo non aiuta.
Nel momento in cui dico sì all'uso dei cellulari a scuola, che sono il primo strumento che aprono le vie sia alle molestie virtuali che al cyberbullismo, come posso contrastare seriamente questo fenomeno?
I docenti già si trovano a dover vivere e frequentare classi ultra-affollate, non possono mica diventare forze dell'ordine nella scuola e non devono diventarlo.
Il problema è semplicemente di business ed economico.
Esistono interessi milionari in quel settore, urlare alla tragedia, allo scandalo, manifestare dolore per la tragedia prevedibile ed evitabile è certamente legittimo, ma ipocrita nel momento in cui legittimo già per i bambini l'utilizzo di certi strumenti nella scuola pubblica.
E comunque non si può scaricare tutto sulle spalle della scuola, il problema è la società, che non è più comunità e forse mai lo è stata, il problema è nelle famiglie, il problema è nella droga della tecnologia, del consumismo, che ha come scusante spesso la mancanza di fiducia nell'altro.
Ma puntare solo il dito verso la scuola è sbagliato, il dito deve essere puntato verso tutti coloro che hanno favorito la diffusione incontrollata e che ora non può essere certamente fermata, di strumenti altamente tecnologici a dei bambini,e quando sin da piccoli, anche a soli 6 anni li si abitua al cellulare cosa altro pretendere? Quale buon uso del cellulare, della rete? Chi vigila?
E' un problema che ora non potrà essere risolto e neanche controllato semplicemente perché è tardi.



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