L'Incipit del Mito: Scarabocchio o Genio? Il caso Cy Twombly

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Prendete un nome qualunque, squisitamente borghese:  Edwin Parker, Jr. Poi dimenticatelo, perché la storia dell'arte ha preferito battezzarlo Cy Twombly . Inizia così la parabola di uno dei protagonisti più divisivi, sfrontati e assoluti del contemporaneo. Un uomo capace di spaccare in due il tempio della critica con un colpo di pastello. Da un lato, il coro dei profani indignati, pronti a giurare che un'opera del genere «saprebbe farla anche un bambino della scuola dell'infanzia» ; dall’altro, l'aristocrazia dell'intelletto che, per usare le parole di un nume tutelare come Mario Schifano , esigeva di «aprire la mente» per sintonizzarsi sui canali del nuovo che allora irrompeva tra i vicoli e i palazzi della Capitale. Il risultato? Capolavori assoluti. Incompresi dalla massa, certo, ma chiarissimi all'olfatto finissimo dei mercanti d’arte. Sia chiaro, Twombly non è nato dal nulla e non ha dipinto nel vuoto. Se il talento era puro istinto, il posizionamento soc...

Cyberbullismo ? L'ipocrisia del Garante della Privacy



Quanti sono i bambini piccoli in possesso di un telefono cellulare? Magari all'ultima moda?
Consumismo sfrenato da un lato, senso della sfiducia nei confronti delle scuole dall'altro, comportano la realizzazione di quel gesto che condurrà il bambino nel mondo dell'alta tecnologia, alienandolo dalla realtà sociale ed immergendolo nella realtà virtuale ove ogni abuso è possibile ove ogni violenza è reale.
Più di una volta ho sentito parlare di casi di genitori che regalano cellulari ai bambini perché devono controllarli, devono sapere dove sono, anche quando si trovano a scuola.
La fiducia nella scuola è venuta meno?
Certamente il Garante della Privacy che ora invoca l'uso responsabile dei social network, non ha ha aiutato. Già, perché nel momento in cui, nel suo provvedimento generale, in tema di Privacy a Scuola, afferma che l'uso di cellulari e smartphone è in genere consentito per fini strettamente personali, ad esempio per registrare le lezioni, e sempre nel rispetto delle persone, pur ricordando che spetta comunque agli istituti scolastici decidere nella loro autonomia come regolamentare o se vietare del tutto l'uso dei cellulari, di certo non aiuta.
Nel momento in cui dico sì all'uso dei cellulari a scuola, che sono il primo strumento che aprono le vie sia alle molestie virtuali che al cyberbullismo, come posso contrastare seriamente questo fenomeno?
I docenti già si trovano a dover vivere e frequentare classi ultra-affollate, non possono mica diventare forze dell'ordine nella scuola e non devono diventarlo.
Il problema è semplicemente di business ed economico.
Esistono interessi milionari in quel settore, urlare alla tragedia, allo scandalo, manifestare dolore per la tragedia prevedibile ed evitabile è certamente legittimo, ma ipocrita nel momento in cui legittimo già per i bambini l'utilizzo di certi strumenti nella scuola pubblica.
E comunque non si può scaricare tutto sulle spalle della scuola, il problema è la società, che non è più comunità e forse mai lo è stata, il problema è nelle famiglie, il problema è nella droga della tecnologia, del consumismo, che ha come scusante spesso la mancanza di fiducia nell'altro.
Ma puntare solo il dito verso la scuola è sbagliato, il dito deve essere puntato verso tutti coloro che hanno favorito la diffusione incontrollata e che ora non può essere certamente fermata, di strumenti altamente tecnologici a dei bambini,e quando sin da piccoli, anche a soli 6 anni li si abitua al cellulare cosa altro pretendere? Quale buon uso del cellulare, della rete? Chi vigila?
E' un problema che ora non potrà essere risolto e neanche controllato semplicemente perché è tardi.



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