Dopo
le lotte ora arrivano le “botte” da parte delle Istituzioni
Scolastiche.
La
comunità scolastica, che dopo anni di settorializzazione del
conflitto ha trovato una vera unità, anche se per un breve periodo,
in questi giorni registra le prime annotazioni di divisioni.
Buona
parte, non tutta per fortuna, del personale scolastico, alla sola
promessa di affrontare alcune problematiche della scuola, come le 24
ore o gli scatti di anzianità, hanno tirato i remi in barca,
lasciando la stessa in balia del vento elettorale.
Una
promessa è stata idonea a rallentare o sospendere la protesta.
Ma
tutte le problematiche che riguardano l'intero comparto della scuola
persistono.
Una
scuola che vive, paradossalmente, un vero status di illegalità
legale.
Per
esempio continua ad essere prorogata l'applicazione nella scuola
della valutazione dello stress.
Eppure
la normativa comunitaria la impone. Perché ciò accade?
Perché
nel momento in cui la valutazione dello stress avrà luogo si
scoprirà l'acqua bollente con la quale ci si potrà ustionare.
Si
scoprirà che l'attività svolta dal personale scolastico è
usurante.
Si
scoprirà che non esistono strumenti né di prevenzione né di tutela
idonei a soddisfare il diritto alla salute costituzionalmente
garantito.
Dunque
una norma di legge che deroga alla Costituzione.
Una
legge, appunto, illegale.
Oppure
pensiamo al fatto che il 40 % delle scuole del Friuli Venezia Giulia
necessita di manutenzione straordinaria ed urgente.
Un
fatto conosciuto.
Un
fatto notorio.
Ma
ignorato.
Ed
allora persiste uno stato di prassi di tolleranza che diventa
illegalità accettata.
Per
non parlare del diritto allo studio non riconosciuto. Esistono per
esempio tantissimi studenti idonei ed assegnatari di borsa di
studio, ma ma non essendoci soldi, questo diritto non viene
sostanzialmente riconosciuto.
Altro
esempio di come una prassi di tolleranza muta l'illegale, poiché si
viola il diritto allo studio degli studenti, in legale, poiché
consuetudine tollerata.
Ed
ora veniamo al dunque della nota dolente.
Le
occupazioni.
Le
occupazioni, anche brevi, di questo autunno ed inizio inverno, non
sono un rito, non sono una omelia, ma una forma concreta e
sostanziale di protesta manifesta, che ha visto gli studenti in prima
linea attivarsi per denunciare l'assoluto stato di illegalità in cui
si trova la scuola pubblica italiana, ove il diritto allo studio, il
diritto alla salute , in primis, sono negati.
Proteste
che avevano lo scopo di chiedere l'applicazione dei principi
fondamentali della Costituzione, sospesi o non applicati, da norme di
legge divenute illegali.
Ultimamente
sono venuto a conoscenza che in una scuola un dirigente scolastico ha
realizzato una circolare ove invita i docenti ad allontanare i banchi
dalle finestre dell'aula considerata, perché non sicure, perché
pericolanti.
Domanda.
Ma se quella finestra dovesse frantumarsi, i vetri colpirebbero o no
gli studenti? Sarebbe a rischio la loro incolumità? E' sufficiente
il solo allontanamento dalla finestra ?
No.
Eppure
si tollera il tutto.
Una
consuetudine, una tolleranza di illegalità mutata in legalità.
Ed
allora se è questa la legalità, viva l'illegalità.
Si
eccepisce che l'occupazione sarebbe interruzione di pubblico
servizio. Premesso che anche il TAR evidenzia in tema di rapporto
tra l’azione penale e quella disciplinare
che: “L’applicazione della sanzione disciplinare non è
condizionata dalla c.d. pregiudiziale penale, e cioè
dall’accertamento del reato da parte dell’Autorità giudiziaria.
Poiché l’azione penale e quella disciplinare perseguono finalità
differenti ed autonome, è l’organo disciplinare che deve
verificare, nell’ambito delle sue competenze e per le finalità sue
proprie, se i fatti verificatesi possano integrare gli estremi del
reato”.
Ci
si chiede, alla luce di tutto ciò, ma perché sanzionare in via
disciplinare l'occupazione manifesta?
Perché
sanzionare in via disciplinare chi lotta, ed altra soluzione oggi non
ha, visto il perdurante stato di illegalità, visto l'accettazione
tacita di situazioni illegali da parte delle Istituzioni, visto il
non intervento dello Stato, vista la violazione continua dei principi
fondamentali della Costituzione, di far sentire la propria voce in
modo chiaro, preciso e conciso?
L'occupazione
è l'effetto naturale di una violazione continua da parte dello Stato
e delle sue articolazioni, della tutela del diritto allo studio e
della salute e della dignità dell'intera comunità scolastica.
L'occupazione
è giustificata, poiché deve essere contestualizzata, alla luce
dell'indifferenza delle Istituzioni preposte alla salvaguardia e
garanzia di quanto ora scritto.
L'occupazione
oltre ad essere legittima è, paradossalmente, anche legale.
Legale
perché contrasta un perdurante stato di illegalità, legale perché
si chiede e pretende la giusta applicazione dei precetti
costituzionali.
E'
solo una questione di percezione etica e sociale.
Altro
esempio.
Pensiamo
alla chiusura della scuola causa neve o per avverse condizioni
meteorologiche che magari determinano l'allagamento delle città a
causa delle cattive manutenzioni ordinarie da parte degli enti
locali.
Andrebbero
denunciati gli enti locali per interruzione di pubblico servizio?
Ciò
non accade perché è accettato dalla collettività come fattore
normale la chiusura della scuola per i detti eventi, spesso, se non
sempre, dovuti non all'evento naturale e prevedibile climatico, ma
all'inadempienza delle amministrazioni locali. Ed i giorni di
chiusura, considerati come causa di forza maggiore, non inficiano la
validità dell'anno scolastico.
Perché
non applicare lo stesso ragionamento nel caso dell'occupazione?
Occupazione
che è l'effetto della negligenza di uno Stato che non tutela la
comunità scolastica ed il diritto allo studio?
Perché
è una questione di forma mentis distorta.
Nei
vari regolamenti che normano le sanzioni disciplinari per gli
studenti, si legge il seguente principio: La
sanzione disciplinare si configura come “estrema ratio”
all’interno di un processo educativo che, partendo dalla qualità
della relazione insegnante-studente, vuole contribuire prima di tutto
allo sviluppo armonioso e completo della personalità degli
adolescenti e dei giovani, quindi alla crescita e al consolidamento,
in ogni componente della comunità scolastica, di una coscienza
civica che trovi nei principi e nei valori costituzionali dei saldi
punti di riferimento.
Appunto,
è una extrema ratio.
Una
extrema ratio che non ha modo di trovare applicazione nel caso di cui
si discorre, perché la scuola deve imparare a gestire il conflitto
non attraverso le sanzioni.
E'
paradossale sanzionare gli studenti, che anche in modo forte e
determinato, tramite la via dell'occupazione, in qualità di soggetti
attivi e non solo frequentatori della scuola, decidono, in modo
libero e consapevole, di denunciare l'assoluto stato di precarietà
in cui vive la scuola italiana.
L'occupazione
è l'effetto inevitabile della cattiva gestione della cosa pubblica.
Non
è l'occupazione che deve essere sanzionata, ma la causa.
La
causa è lo Stato inadempiente.
E questa è una forma di causa di giustificazione che oltre a mutare le occupazioni in atto legale, ed ovviamente legittimo, è anche sostanza di democrazia vera, reale e partecipata.
Le
scuole non sono caserme, ma luoghi ove si matura la consapevolezza,
il pensiero critico, ove si conosce e vive anche il conflitto, e non
è la repressione sanzionatoria la soluzione alla protesta che
ribadisco è solo l'effetto di uno Stato inadempiente.
Dunque,
tanto detto, provo vergogna per tutti quelli che, tra docenti e dirigenti, studenti e genitori, sostengono l'adozione di sanzioni disciplinari verso gli
studenti che protestano, perché fare ciò vuol dire essere complici
di quello Stato inadempiente che mina ogni giorno l'integrità della
comunità scolastica.
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