La mostra "memorie ritrovate" di Monfalcone? Mostra politica di stampo nazionalista

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Dobbiamo dircelo chiaramente, senza girarci intorno: quando prendi l’arte e la schiaffi a forza dentro la politica, cosa pretendi che ne esca fuori?! Ne esce una cosa che con l'arte non c'entra più un accidente! Ne esce propaganda, pura. Ed è esattamente quello che sta succedendo con la mostra "Memorie ritrovate" a Monfalcone. Ma io vi sfido ad entrarci! Voi entrate lì e cosa vi trovate davanti? Una galleria d'arte? Ma neanche per idea! Vi sembra di essere piombati a piedi giunti dentro la sede di una di quelle organizzazioni ultra-nazionaliste che per decenni hanno fatto dell'antijugoslavismo il loro dogma sacro e intoccabile! È un'operazione scopertamente politica, di uno stampo nazionalista che fa rizzare i capelli! E badate bene: il problema non sono gli artisti! Sia chiara una cosa: qui nessuno sta mettendo in discussione la grandezza o la qualità delle opere di Pietro Fragiacomo, di Guido Grimani, di Piero Coelli o di Carà. Per carità divina! L...

Tagli delle province, si rischia la chiusura delle scuole


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La Corte Costituzionale doveva pronunciarsi a breve sul ricorso di ben otto Regioni italiane che contestavano la legittimità costituzionale del decreto Salva Italia sulle disposizioni relative al destino, scritto, delle Province. Una pronuncia che è stata rinviata probabilmente per la complessità della materia e per il carattere strettamente politico della stessa.
Ma le province non ci stanno.
Gestiscono oltre 5000 edifici scolastici, più di 115 mila classi, hanno la responsabilità della tutela dell'integrità psicofisica di oltre due milione di studenti e migliaia di lavoratori, e minacciano, a causa dei tagli come imposti dal Governo centrale, la chiusura anticipata delle scuole a causa della impossibilità di pagare il costo del riscaldamento.
Scuole insicure, scuole precarie, e come sempre chi paga e rischierà di pagare il tutto è la comunità scolastica.
Il diritto allo studio è un diritto relativo e non assoluto e ciò trova conferma nell'iniziativa proposta dalle province italiane.
Buona parte delle scuole italiane sarebbero a rischio di chiusura per la violazione della normativa in essere in tema di sicurezza dell'edilizia scolastica, ma nonostante tutto, con proroghe ed atti di burocrazia, si continua ad andare avanti, sino alla realizzazione di quella tragedia prevedibile ed evitabile, che mi auguro non accadrà mai, ma se troverà luogo, le lacrime della demagogia non saranno ammesse.
Studiare e lavorare al freddo è una situazione a dir poco surreale, spesso realtà in vari casi che difficilmente diventano notizia.
Si continua ad attaccare, con ritorsioni o direttamente, sempre il settore dell'istruzione.
E' in atto un processo di distruzione pubblica.
L'intervento dei privati a questo punto rischierà di essere inevitabile, probabilmente è quello che il sistema vuole ed impone con i soliti e noti tagli al settore dell'istruzione.
Diciamo una volte per tutte basta a questo modo di fare politica, di gestire la cosa pubblica ed il bene comune, che giorno dopo giorno, diviene sempre più comune per le operazioni indegne che lo riguardano e meno comune come bene della collettività.
Lavorare e studiare al freddo non si può, lavorare e studiare in scuole insicure non si può.

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