L'Atelier del Silenzio: storia incredibile di Afro, di un castello e della rinascita del Friuli

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      Dimenticatevi il solito castello medievale. Niente pietre fredde, niente polvere. No, qui stiamo parlando di una fortezza viva, spalancata sul mondo! Immaginatevi quest'uomo, Afro, immerso in quel verde friulano così prorompente. E lui che cosa fa? Lo prende e lo reinterpreta a modo suo, lo trasforma in quell'astrattismo pazzesco che lo renderà uno degli artisti italiani più celebri al mondo nel suo tempo. E guardate che c'è un parallelo fantastico! Pensate a Cy Twombly che si rinchiude nella sua fortezza a Bassano in Teverina, immerso nello splendore dell'accoglienza dei Franchetti... Ebbene, Afro vede questa cosa e segue esattamente quelle orme. Questo castello, sia chiaro, non riesce a comprarlo! Anche se era nei suoi desideri. Ma non si perde d'animo: se lo prende in affitto per anni e lo trasforma nel suo laboratorio creativo, nel suo rifugio d'arte. E allora la mostra “Afro al Castello di Prampero: l'Atelier del Silenzio (1961-1976)” ... non pote...

Se un precario della scuola si toglie la vita per il lavoro che non c'è




Apri la finestra di casa, ed ecco il mondo, il solito mondo, che ti accoglie.
Dopo qualche attimo arriva una telefonata, una persona che non senti da anni e ti dice ciao Marco ma chi è morto?
La mia risposta è di stupore, perché non ho notizia di alcun conoscente che sia morto.
Poi capisce che ha sbagliato numero, che cercava altro Marco e la telefonata si chiude.
Ma non appena ti connetti alla rete ecco leggere una mail.
Nessuno ne parla, è lo sfogo di Adriana, già, nessuno ne parla.
Un link ad una pagina di un blog che rimanda a quella di facebook e leggi ciò che non avresti voluto leggere.
Carmine, una persona,  e ripeto una persona, ma anche un docente così detto precario, si è tolto la vita.
Sembra che le cause, di quel tremendo gesto, siano direttamente collegate al lavoro che non c'è, all'attesa disperata di quella telefonata dalla scuola che non arriva e non arriverà più per Carmine.


Questa vicenda non deve essere strumentalizzata, ma deve indurre alla seria riflessione.
I pensieri corrono direttamente, nel volo pindarico dell'indignazione, alla chiamata che giunge dall'Arabia Saudita a favore di cento mila infermiere spagnole. Alto stipendio, due mesi di ferie, viaggi pagati. Unica condizione adeguarsi ai diritti che non ci sono.
Questo è il tempo dove l'uomo è merce di scambio, il movimento dell'indignazione è nato proprio per supportare una nobile e profonda causa, quale quella della dignità umana.
Degno di essere umano.
Ma il sistema, con la sua burocrazia, con le sue regole, muta spesso questo voler essere giustamente degno, nel silenzio dei colpevoli.
Oggi esistere sembra essere quasi una colpa, rivendicare un diritto sembra essere quasi una colpa.
Una colpa che l'individuo vive e sente sulla sua pelle e non tutti hanno la forza di andare avanti in questo mondo e con questo mondo.
Carmine ha detto basta, a modo suo.
Silenzio colpevole e vicinanza profonda, in questo momento buio, ai cari di Carmine.


Marco Barone



Commenti

  1. http://www.conses.altervista.org/index.html

    per Carmela, ma anche per Carmine... adesso...

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