Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Se un precario della scuola si toglie la vita per il lavoro che non c'è




Apri la finestra di casa, ed ecco il mondo, il solito mondo, che ti accoglie.
Dopo qualche attimo arriva una telefonata, una persona che non senti da anni e ti dice ciao Marco ma chi è morto?
La mia risposta è di stupore, perché non ho notizia di alcun conoscente che sia morto.
Poi capisce che ha sbagliato numero, che cercava altro Marco e la telefonata si chiude.
Ma non appena ti connetti alla rete ecco leggere una mail.
Nessuno ne parla, è lo sfogo di Adriana, già, nessuno ne parla.
Un link ad una pagina di un blog che rimanda a quella di facebook e leggi ciò che non avresti voluto leggere.
Carmine, una persona,  e ripeto una persona, ma anche un docente così detto precario, si è tolto la vita.
Sembra che le cause, di quel tremendo gesto, siano direttamente collegate al lavoro che non c'è, all'attesa disperata di quella telefonata dalla scuola che non arriva e non arriverà più per Carmine.


Questa vicenda non deve essere strumentalizzata, ma deve indurre alla seria riflessione.
I pensieri corrono direttamente, nel volo pindarico dell'indignazione, alla chiamata che giunge dall'Arabia Saudita a favore di cento mila infermiere spagnole. Alto stipendio, due mesi di ferie, viaggi pagati. Unica condizione adeguarsi ai diritti che non ci sono.
Questo è il tempo dove l'uomo è merce di scambio, il movimento dell'indignazione è nato proprio per supportare una nobile e profonda causa, quale quella della dignità umana.
Degno di essere umano.
Ma il sistema, con la sua burocrazia, con le sue regole, muta spesso questo voler essere giustamente degno, nel silenzio dei colpevoli.
Oggi esistere sembra essere quasi una colpa, rivendicare un diritto sembra essere quasi una colpa.
Una colpa che l'individuo vive e sente sulla sua pelle e non tutti hanno la forza di andare avanti in questo mondo e con questo mondo.
Carmine ha detto basta, a modo suo.
Silenzio colpevole e vicinanza profonda, in questo momento buio, ai cari di Carmine.


Marco Barone



Commenti

  1. http://www.conses.altervista.org/index.html

    per Carmela, ma anche per Carmine... adesso...

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