Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

Se un precario della scuola si toglie la vita per il lavoro che non c'è




Apri la finestra di casa, ed ecco il mondo, il solito mondo, che ti accoglie.
Dopo qualche attimo arriva una telefonata, una persona che non senti da anni e ti dice ciao Marco ma chi è morto?
La mia risposta è di stupore, perché non ho notizia di alcun conoscente che sia morto.
Poi capisce che ha sbagliato numero, che cercava altro Marco e la telefonata si chiude.
Ma non appena ti connetti alla rete ecco leggere una mail.
Nessuno ne parla, è lo sfogo di Adriana, già, nessuno ne parla.
Un link ad una pagina di un blog che rimanda a quella di facebook e leggi ciò che non avresti voluto leggere.
Carmine, una persona,  e ripeto una persona, ma anche un docente così detto precario, si è tolto la vita.
Sembra che le cause, di quel tremendo gesto, siano direttamente collegate al lavoro che non c'è, all'attesa disperata di quella telefonata dalla scuola che non arriva e non arriverà più per Carmine.


Questa vicenda non deve essere strumentalizzata, ma deve indurre alla seria riflessione.
I pensieri corrono direttamente, nel volo pindarico dell'indignazione, alla chiamata che giunge dall'Arabia Saudita a favore di cento mila infermiere spagnole. Alto stipendio, due mesi di ferie, viaggi pagati. Unica condizione adeguarsi ai diritti che non ci sono.
Questo è il tempo dove l'uomo è merce di scambio, il movimento dell'indignazione è nato proprio per supportare una nobile e profonda causa, quale quella della dignità umana.
Degno di essere umano.
Ma il sistema, con la sua burocrazia, con le sue regole, muta spesso questo voler essere giustamente degno, nel silenzio dei colpevoli.
Oggi esistere sembra essere quasi una colpa, rivendicare un diritto sembra essere quasi una colpa.
Una colpa che l'individuo vive e sente sulla sua pelle e non tutti hanno la forza di andare avanti in questo mondo e con questo mondo.
Carmine ha detto basta, a modo suo.
Silenzio colpevole e vicinanza profonda, in questo momento buio, ai cari di Carmine.


Marco Barone



Commenti

  1. http://www.conses.altervista.org/index.html

    per Carmela, ma anche per Carmine... adesso...

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