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48 ore per informare





Esiste un tempo, ed esiste il tempo.
Un tempo ed il tempo non sempre sono compatibili. Il tempo, specificità assoluta nella relatività di un tempo senza testa e coda, penetrerà il muro del silenzio di quella moltitudine di persone che animano laicamente il nostro mondo.
Siam tanti, tantissimi.
Miliardi di persone, a volte con una maschera ordinaria imposta dall'abitudine, a volte senza maschera per non essere qualcuno ma semplicemente una persona che osa pensare, sognare e ragionare.
Cammini per le strade di Trieste, osservi la moltitudine sciogliersi nella monotonia.
Chi osserverà le vetrine dei negozi, chi farà la spesa, chi condurrà l'automobile, chi attraverserà la strada di corsa o con lentezza, chi protesterà, chi manifesterà , chi osserverà il mare.
Ogni individuo ha il proprio pensiero, la propria verità, il proprio essere improprio per la società.
Eppure poche migliaia di persone hanno il potere di indirizzare quella che poi verrà definita come notizia o informazione.
Quello che leggerai nei quotidiani, quello che ascolterai nei telegiornali o nei notiziari radio, quello che noterai è ciò che è stato deciso che tu dovrai notare.
Sfumature opache possono anche determinare la conclusione del tuo pensiero, a volte basta il solo titolo di una notizia per formare l'opinione.
Una forma plasmata dalla credibilità.
Credibilità della notizia, perché nata dalla fonte da cui sgorga l'acqua di una verità destinata a divenire la verità.
Maturerà precocemente una opinione che vagherà da porta a porta, da casa a casa, per divenire l'opinione condizionata della collettività.
Ed ecco il tempo.
Il tempo di una notizia, che diverrà informazione come imposta, informazione che ti schiaffeggerà, ti abbraccerà, violenterà il tuo pensiero e morirà dopo appena 48 ore.
Frenesia della informazione.
Ovvero la fine della riflessione.
Informare con lentezza si deve.


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