Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Genova e Trieste, due città di mare e amare per i lavoratori



Il Caso Taranto si ripercuote su Genova ma in qualche modo anche su Trieste.
L'Ilva di Cornigliano è strettamente connessa all'Ilva di Taranto, se chiude, come sembra inevitabile, l'Ilva di Taranto, anche i lavoratori liguri vedranno il proprio futuro denso di precarietà.
Ma anche Trieste è condizionata dalla vicenda Ilva di Taranto.
Il caso Ferriera, che in qualche modo già nel 2003 aveva anticipato, a livello di procedimento legale quello che ora accade a Taranto, guarda l'evoluzione di Taranto, perché la situazione è simile, uno stabilimento vecchio, che necessita di una ristrutturazione integrale, perché inquinante, perché non più compatibile con le giuste ed ordinarie esigenze che devono garantire il diritto alla salute dei cittadini ma anche dei lavoratori.
Ma non è giusto che siano i lavoratori a pagare il prezzo della speculazione, della cattiva industrializzazione, ed una soluzione alternativa deve essere pensata seriamente.
Genova e Trieste, due città di mare, ma amare per i lavoratori.
E coincidenza vuole che in questo periodo sia Genova che Trieste saranno unite anche da due eventi importanti, il salone nautico e la Barcolana.
I lavoratori liguri hanno minacciato di protestare davanti al salone nautico, utilizzando quella vetrina come megafono nazionale per la loro situazione ed indignazione, a Trieste, la sola paventata ipotesi di protestare, utilizzando la Barcolana come ulteriore megafono, ha già creato enormi spaccature e divisioni.
Per amore della città e rispetto della città, la Barcolana non si tocca.
Certo, ma che fare della sorte di migliaia di lavoratori e lavoratrici, indotto incluso?
La Barcolana è una iniziativa di carattere internazionale, che al pari del salone nautico di Genova, richiama, anche se per poche ore, l'attenzione mediatica internazionale oltre che nazionale, sulle rispettive città. Nessuno ha detto che quell'iniziativa deve essere bloccata, ma una protesta, legittima, che chieda la solidarietà ai lavoratori deve essere attuata. Trieste, come Genova, sono due città che vivono la fine dell'epoca della pessima industrializzazione. Industrie che chiudono battenti, nessuna idea chiara e certa sullo sviluppo, compatibile con l'ambiente, è all'ordine del giorno.
Trieste è una città in svendita, migliaia di case collocate sul mercato immobiliare, il lavoro non c'è, e giorno dopo giorno quel poco che rimane scompare, dunque, che fare? Si deve continuare ad assistere alla triste fine, tacendo?
Se autunno caldo sarà, lo sarà solo per le lotte singole degli operai che perdono il lavoro o che il lavoro hanno perso, se autunno caldo sarà, lo sarà solo per quelle migliaia di persone che per disperazione, non avendo più nulla da perdere, andando oltre ogni sterile demagogica retorica e politica, si chiedono come devono fare per vivere. Ed allora se la Barcolana ed il salone nautico possono essere due megafoni che possono diffondere per l'Italia intera il grido di migliaia di lavoratori, ben venga l'iniziativa di lotta, starà al buon senso sapere gestire gli eventi non casuali di protesta.



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