Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

E' in arrivo la legge sull'utilizzo del corpo post mortem




Che fare del proprio corpo dopo la morte?
Un problema etico complesso specialmente in una società, quale quella italiana, governata dai precetti antiquati del cattolicesimo.
Un problema etico e sociale che dovrebbe essere caratterizzato dal dibattito e dalla discussione e confronto, un problema che troverà la sua soluzione in una legge in arrivo, avvolta dal velo del silenzio.

Con otto articoli, il progetto di legge unificato (A.C. 746 ed abb.) colma il vuoto normativo in tema di donazione del corpo post mortem.
Tra i motivi che hanno determinato questa scelta ne emergono specialmente due, ovvero le lamentele manifestate più volte dagli studenti di medicina italiani ai quali manca un’effettiva possibilità di approfondire le proprie conoscenze anatomiche e dalla mancata possibilità al cittadino di donare il proprio corpo affinché possa essere utilizzato per fini di alto valore etico e umano, quali lo studio, appunto, e la ricerca scientifica.

All'interno di questo testo, di cui a livello mediatico ed informativo non è stata spesa una sola riga od una sola parola, si evidenzia che l’utilizzo del corpo umano e dei tessuti post mortem avviene mediante una dichiarazione di utilizzo del corpo post mortem redatta nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata.

Una copia di tale dichiarazione dovrà essere consegnata al centro di riferimento competente per territorio o all’azienda sanitaria di appartenenza, cui spetta comunque l’obbligo di consegnarla
al suddetto centro di riferimento.

E' importante rilevare che gli oneri per il trasporto della salma dal momento del decesso fino alla sua restituzione, le spese relative alla tumulazione, nonché le spese per l’eventuale cremazione, sono a carico delle istituzioni in cui hanno sede i centri che l’hanno presa in consegna, ma specialmente che l’utilizzo del corpo umano e dei tessuti post mortem non può avere fini di lucro.

Forse il silenzio che governa la navigazione di questa legge, giunta al porto dell'approvazione, non è casuale. Ma se i precetti del disposto normativo verranno rispettati, dalla sua entrata in vigore, vi dovranno essere delle campagne informative mirate e specifiche ed ovviamente l'oceano delle polemiche non tarderà ad arrivare.

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