Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

#18 ore per tutte e tutti




Prima semplici voci di corridoio, anzi di quel lungo corridoio che attraversa il Palazzo di Viale Trastevere, poi bozze, poi la conferma. Al personale docente che opera nelle scuole secondarie di secondo grado, si incrementa, con un colpo di penna, che salta ogni tavolo di contrattazione sindacale, l'orario di lavoro.
Possono, non possono?
Se hanno proposto ciò, vuol dire che possono.
A prescindere da quanto ciò sia legittimo o legale.
Dunque si deve andare oltre il concetto del possono o non possono.
I sindacati giustamente si mobilitano, per la prima volta, dopo decenni di conflitti, il 24 novembre vi sarà probabilmente uno sciopero unitario con tanto di manifestazione nazionale, manca all'appello la sola CGIL, che non potrà non aderire.
Precari, docenti, tutti uniti da una sola norma.
Ma emergono i primi e comprensibili malumori.
I docenti della scuola dell'infanzia e della primaria, scrivendo anche in rete, lasciano trapelare che loro da anni svolgono 24, 25 ore, con uno stipendio più basso rispetto a quello dei docenti delle scuole superiori, nonostante siano tutti laureati.
Dunque il trattamento salariale, già misero , differenziato, oggi, non ha più motivo di sussistere.
Partiranno nuovi ricorsi per pretendere una parità di trattamento salariale?
Probabilmente chi vuole annientare la coscienza conflittuale della categoria, già precaria ed a rischio estinzione, per relegarla nelle vie legalitarie dal grande business, lo farà.
A parer mio deve essere la lotta,che passerà anche per la via dello sciopero, a dover determinare ciò.
Se la lotta sarà condivisa, si possono violare anche le regole che disciplinano lo sciopero.
Si potrebbe osare anche lo sciopero selvaggio, continuativo, per più giorni.
Ma perché ciò possa accadere vi deve essere unità di intenti.
Cosa farà lo Stato? Licenzierà tutti i docenti che sciopereranno in violazione delle normi esistenti?
Se lo sciopero selvaggio volto a contrastare delle norme selvagge verrà condiviso, certamente lo Stato non potrà licenziare i dipendenti, ma licenzierà il suo modo di denigrare la dignità dei lavoratori.
Dunque, ora non si dovrà solo pretendere la cancellazione di quella norma che incrementa l'orario di lavoro a 24 ore, ma l'intera revisione della disciplina, pretendendo 18 ore per tutti e tutte, in tutti gli ordini e gradi di scuole con uno stipendio non inferiore alla media europea.
Se questa rivendicazione verrà condivisa, l'intera categoria sarà unità ed ogni azione di lotta e di massa sarà legittima e legittimata.
Parità di trattamento, parità di orario, e lavoro ai precari.
Se vuoi, puoi.
A noi la scelta.


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