Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Trieste una città in vendita



In questo periodo è difficile percorrere una qualsiasi strada di Trieste, sia via di periferia che della Città Vecchia, e non leggere un cartello con scritto vendesi.
E' più raro incontrare cartelli con scritto affittasi.
Vendesi appartamenti, ma anche negozi e qualche garage.
E questa sensazione di una città in vendita, nel senso che i proprietari hanno deciso di collocare sul mercato immobiliare le loro case, probabilmente le seconde , piuttosto che collocarle in locazione, potrebbe essere una naturale conseguenza dell'Imu.
Trieste soffre un calo demografico con cui si dovrà ragionare e non speculare.
Qualcuno vorrebbe trasformare Trieste in una piccola Montecarlo, ivi incluso il casinò, favorendo ancora il settore dell'edilizia.
Ma quando ti trovi a vivere in una città che soffre la crisi artificiale creata dal sistema finanziario, ma reale per i lavoratori, più di altre realtà, dove le aziende che offrono lavoro sono poche, dove le case disabitate sono tantissime, dove esistono quasi sei mila domande per accedere alle così dette case popolari, proporre in tale contesto, nuove edificazioni sarebbe una follia speculativa che rischia di emulare in pieno la bolla, ora esplosa, immobiliare spagnola.
Centinaia di case edificate, vuote e disabitate, e che nessuno acquista.
Potrebbero arrivare i capitalisti cinesi, o russi, se non quelli arabi, potrebbero investire a Trieste, comprare le case collocate in vendita, ma si potrebbe intervenire anche in altro modo.
La Regione in armonia con il locale Comune, potrebbe rilevare quelle case collocate sul mercato, che quasi certamente in pochi acquisteranno, con un patto sociale stipulato con i proprietari, e offrirle, ad un prezzo agevolato in locazione, a tutte quelle persone che sono in difficoltà economica, che non possono, per indisponibilità di immobili, usufruire delle così dette case popolari.
Il sistema capitalistico ha attaccato duramente i diritti sociali e dei lavoratori.
Con una crisi speculativa creata dal mercato e dalla finanza si realizza una sorta di appiattimento dei diritti ivi considerati, per arrivare all'epoca dei diritto zero e cento profitti.
Cento profitti per pochi soggetti elitari.
Ed allora ponendo da parte la retorica e la demagogia, si deve avere il coraggio di andare oltre l'oltre, rilevando le case collocate sul mercato immobiliare che non verranno vendute, con un patto sociale con gli enti locali, rilevare le imprese che usufruiscono ed hanno usufruito de contributi pubblici, salvaguardando sia il diritto alla salute della collettività che il diritto al lavoro di migliaia di persone.
Si deve avere il coraggio di proporre un modello sociale diverso, altrimenti l'alternanza politica che verrà, rischierà di essere solo un lato meno duro o più duro della stessa medaglia, medaglia che giorno dopo giorno vien gettata via nei prati della rabbia da milioni di persone.

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