Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

I cinque obiettivi di Monti sulla scuola


Il Premier Monti, al meeting di Rimini, ha reso noto gli obiettivi del suo governo in tema di scuola.

Il primo obiettivo riguarda il contrasto alla scarsa scolarità.
Monti cita dei dati, resi noti dal Vittadini, affermando che ben il 38% dei quindicenni italiani ritiene la scuola un luogo dove non si ha voglia di andare.
Ma il problema per il governo sembra essere di altra natura, ovvero quello legato all'imprenditorialità, infatti, secondo l'attuale capo del governo, la scolarità diffusa è il un passo necessario per "togliere il freno" allo sviluppo dell'imprenditorialità e contribuire al diffondersi di un'offerta di lavoro più qualificato.
Nessun riferimento al diritto alla conoscenza, al sapere, nulla di tutto ciò.
Il problema è e sarà unicamente quello della scuola lavoro, scuola imprenditorialità, seguendo insomma il noto spirito della scuola tanto cara al ceto imprenditoriale di questo malato Paese.

Il secondo obiettivo riguarda la problematica dell'autonomia e responsabilità delle istituzioni scolastiche e si pone in continuità con il primo.
I dati che il governo riporta sono sempre quelli correlati ad una certa area, ovvero quella del mondo del lavoro. Cita la Confartigianato ricordando che la stessa ha quantificato in 32mila i posti di "difficile reperimento". Dunque, secondo Monti, una migliore formazione tecnico-professionale è il perno su cui insistere per colmare questo divario.
All'interno di questo obiettivo emerge l'affermazione di un principio, che personalmente denuncio da vari anni, ovvero che il rapporto tra docenti e studenti, è mutato in rapporto tra servizio ed utenza, e ciò è altamente pericoloso sia per la libertà d'insegnamento che per la formazione libera ed incondizionata di menti consapevoli, lungi da ogni concetto di mercato correlato al fattore servizio ed utenza.
Il capo del governo afferma testualmente che Dobbiamo anche insistere sul digitale, per accelerare i tempi e facilitare i rapporti tra la scuola pubblica e gli utenti: insegnanti, studenti e genitori.

Il terzo obiettivo riguarda l'annosa questione del reclutamento e della meritocrazia, con il solito dilemma irrisolto. Chi valuta chi valuta? Chi decidi i criteri di valutazione? Chi indirizza i criteri di valutazione?

Il quarto obiettivo evidenzia una delle priorità di questo governo.
Il contrasto all'insuccesso formativo, alla dispersione e all'abbandono scolastico. Si riportano come esempi da seguire i "Fondi alle Regioni il diritto allo studio degli studenti meno abbienti".
Peccato che nulla si dice in merito alla forte disomogeneità emergente tra i vari territori che rappresentano uno dei più grandi fattori di discriminazione in merito all'assegnazione delle borse di studio.

Il quinto obiettivo riguarda invece la la promozione della mobilità degli studenti, estendendo a tutti la possibilità di studiare e fare esperienza lavorativa all'estero, per poi tornare nel nostro Paese e far fruttare le conoscenze apprese. Il progetto che si cita come riferimento è l'Angels.
Si tratta di un programma che si integra con quello universitario e dovrebbe “riportare a casa” 30-50 ricercatori italiani impegnati all’estero per illustrare le loro esperienze lavorative e di ricerca in circa quindici dipartimenti italiani diffusi in tutto il Mezzogiorno.
Lo scopo?
Far crescere una nuova classe dirigente del Sud più moderna e consapevole.
Ecco, questo è il futuro della scuola italiana?
Scuola lavoro, scuola che produce élite imprenditoriale e poca, anzi pochissima, coscienza critica?
Probabilmente sì.

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