Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Spending review aumento tasse del 20% per studenti universitari stranieri e fuori corso





Il decreto della spending review è complesso, di non facile lettura, e spesso gli articoli ivi contenuti creano discussione solo quando un Ministro della Repubblica tende a commentare qualche disposizione.
Ora è il momento della questione tasse universitarie.
L'articolo 7 comma 42 del decreto appena citato in poche righe prevede una disposizione che colpirà direttamente due categorie di studenti, gli studenti fuori corso e gli studenti non comunitari.
Infatti, tale norma, modifica il regolamento recante disciplina in materia di contributi universitari andando a colpire direttamente due categorie studentesche che meriterebbero tutela e non l'esclusione dal percorso universitario, perché l'incremento della maggiorazione delle tasse universitarie per coloro che non saranno in regola con gli esami e dunque oltre il normale corso ordinario di laurea o colpire gli studenti non comunitari è atto a dir poco indicibile.
Oltre che essere discriminatoria questa disposizione e ledere chiaramente il diritto universale allo studio non è certamente utile per sanare o contribuire a sanare i conti dello Stato.
L'attenzione mediatica si è concentrata solamente sul grosso del problema, ovvero gli studenti fuori corso, nulla è stato detto verso gli studenti non comunitari, e ciò è una grave disinformazione.
Il Ministro Profumo ha focalizzato le sue dichiarazioni, che seguono le polemiche del sottosegretario Martone il quale considerava i fuori corso sfigati solo sulla questione incentivo a non perdere tempo.
«Questo farà in modo che imparino a non perdere tempo» le sue testuali parole come riprese dalla stampa.
Il problema è che aumentare le tasse del 20% se non oltre, perchè è di questo che stiamo parlando, verso persone che come è ben noto devono lavorare per studiare, altre che hanno gravi difficoltà a terminare gli studi perché vuoi per una scuola pubblica sempre più carente di risorse e che non può unicamente contare sull'apporto e supporto miracoloso del personale docente, perchè oggi lavorare con quasi 30 studenti per classe, in un contesto sociale disastroso, con un stipendio che certamente non è dignitoso e non riconosce la professionalità dell'attività docente, ha delle chiari ripercussioni sulla formazione dei ragazzi, vuoi per il contesto sociale sempre più degradato dove il nozionismo e l'ignoranza domina sovrana, il problema sussiste e non è certamente la soluzione corretta, per sanare il problema fuori corso, quello di punire gli studenti andando a colpire il diritto allo studio , perché l'incremento del 20 % ed oltre delle tasse, sarà micidiale, letale per migliaia di studenti, specialmente in tempo di crisi.
E' anche vero che le università da tempo sono divenute una sorta di ammortizzatore temposociale, nel senso che non essendoci lavoro, o quel lavoro a cui molti aspirano non si vede neanche con un binocolo, si sceglie spesso la permanenza all'università che l'uscita dalla stessa, fatto notorio poco indagato e studiato.
Quella misura è punitiva, ma rientra perfettamente nella logica di una società che vuole l'élite dirigenziale incentivata e protetta, ed il resto non pensante, non critico ed unicamente servo del potere.
Parole semplici ed esaustive che spiegano bene cosa si cela dietro l'operazione 20%.
Una disposizione discriminatoria verso gli studenti non comunitari e punitiva verso i fuori corso.
Verrebbe da dire oltre il danno la beffa, già perché gli studenti pagano e pagheranno a caro prezzo la scarsa attenzione, voluta e mirata, dello Stato, nel settore dell'istruzione collettiva e sociale, punendo chi per varie ragioni, spesso di natura sociale ed economica, non può e non riesce ad ultimare gli studi secondo quel tempo dettato dalla burocrazia.
#Studiare con lentezza si può.

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