Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Scritto blasfemo.



Sentimento e ragione si oppongono.
Io provoco, provoco rabbia e riflessione, sono consapevole, ed in tale consapevolezza ora scriverò.
Non si può e non si deve più morire di religione, qualsiasi religione essa sia.

Non so ben dire come ciò sia possibile, eppure è possibile.
Millenni, secoli di guerre e devastazioni, di potere e contro-potere, di annichilimenti collettivi del popolo, di indirizzamento della volontà popolare, insomma la più grande, immensa e geniale truffa mai orchestrata con tanto di note stonate per ogni buon senso, nell'umanità.
Un uomo e la sua setta.
Un uomo potente, protetto ed immolato nel nome di quel potere che oggi giorno ancora iberna il cervello di milioni di persone dietro ogni Ave dietro ogni Amen.
A quando l'amen all'ave?
Probabilmente prima o poi ciò dovrà accadere.
Ed accadrà.
Magia, stregoneria, grandi effetti scenici, teatro moderno applicato in un tempo lontano, con le più sofisticate tecniche illusionistiche degne del miglior mago di questa presente epoca.
Un genio.
Un genio dell'annichilimento della coscienza collettiva.
Probabilmente aveva un gran fascino, circondato da uomini e donne, amato dal suo gregge odiato da quel potere che si apprestava a combattere e sovvertire, con lo strumento della demagogia e della parabola, con lo strumento dell'illusionismo e della magia; potere contro potere.
Leggende e mistificazioni, sin dal tempo della sua nascita, una bambina ed un soggetto anziano, che in questa epoca verrebbe denunciata come una grande meschina situazione di pedofilia, ma si diceva che a quell'uomo era stata solo affidata, che nessuna consumazione carnale aveva mai avuto luogo.
Lui, figlio della potente dinastia di Davide, ha evitato la lapidazione di quella bambina, ha offerto protezione e dignità economica e sociale a quella bambina ed al nascituro che nel corso del tempo che verrà conquisterà villaggi e città, emozioni e sentimenti, speranze e credo.
Già una bambina violentata a 12 anni per alcuni a 16 anni per altri, nella sua purezza ed integrità.
Una vergogna che dovrebbe far urlare ad ogni scandalo e deprecazione, ma invece è emersa la santificazione del suo protettore. 
Forse si dirà che in quel tempo era normale, cosa è normale? Cosa non lo è? Io, nella mia provocazione, la reputo come la realizzazione di una mera umiliazione senza tempo, mutata nella sua essenza in divino avvenire.

Magia teatrale ecco trasformare sei anfore di acqua in vino perché quest'ultimo era venuto a mancare, ma anche gran portatore di maldicenza, eccolo maledire un povero albero di fico e questo appassire. E nel teatro scenico lo vedrai camminare sulle acque del lago, pronunciare parole dal grande effetto come «Talità kum» o "Effatà"ed ecco lo spettacolo avere luogo e le persone perdersi nella più becera perdizione che ancora oggi condiziona l'esistenza di milioni di esseri umani.
Potere contro potere, conquistato con lo strumento della magia, il più grande mago della storia dell'umanità, che ha consentito l'edificazione di quel tempio del potere che oggi determina il modo di vivere le regole del nostro Paese, una realtà che ha procurato sofferenze e guerre, morti e vittime, nel nome di quella violenza chiamata religione.
Probabilmente questo scritto verrà reputato come blasfemo.
Ma è più blasfemo questo scritto, o quella violenza subliminale che l'umanità ogni giorno deve vivere a causa di quell'annichilimento della coscienza sociale e collettiva come determinata nel nome del credo?
Discutiamone.
Quell'individuo disse ad un suo discepolo : "Non essere più incredulo, ma credente!". Rispose il suo discepolo: "Mio Signore e mio Dio!". »
Già, mio signore e mio Dio, già, discepolo.
Discepoli dell'inibizione verso ogni umana ragione.


Marco Barone


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