Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

La cassetta della posta del Comune di Trieste



Passeggiando per le vie della Città, a volte noti cose che sfuggono, perché rapiti dalla frenesia di quel fare che imprigiona ogni attenzione e riflessione e che in realtà meriterebbero di essere riscoperte e socialmente rivitalizzate.


Piccole cose, ma dalla grande valenza non solo formale ma anche sostanziale.
Piccole cose che si celano all'occhio dei più, eppure piccole cose che possono contribuire all'edificazione di quel processo di democrazia partecipata, oggi rivendicata più che mai.
Probabilmente non molti sono a conoscenza del fatto che nei pressi del porticato del Palazzo del Municipio di Trieste, lì ove si affaccia sulla fontana del continente mancato, visto che i continenti raffigurati sono solo quattro, esiste una piccola cassetta color verde, con scritto proposte e suggerimenti al Sindaco.
All'interno della cassetta si intravedono dei fogli, saranno reclami, suggerimenti, proposte?
Trieste, è una città che burocraticamente è identificata come metropolitana, ma in realtà è una Città piccola ma vissuta, dove si discute spesso dei problemi in essere e delle possibili soluzioni.
Quella cassetta, che non ho notato in altre Città ove ho vissuto in passato, anche di una certa importanza, rappresenta un buon passo verso la realizzazione del processo di democrazia partecipata.
Certo, non è sufficiente collocare la cassetta, ma a ciò deve seguire altro.
Per esempio, dedicando uno spazio specifico alla Cassetta del Comune di Trieste, pubblicando magari sul sito della rete civica di Trieste, le lettere le segnalazioni che pervengono, e le eventuali risposte che possono essere conferite.
Quella cassetta deve essere un simbolo di quella democrazia partecipata che deve divenire tale.
Ciò per evitare che rappresenti quello che ha rappresentato per qualche epoca il palazzo del Municipio, conosciuto anche come  palazzo Sipario poiché con la sua struttura massiccia celava il degrado della CittàVecchia.
Quella cassetta non deve essere essenza dell'apparenza, ma essenza della sostanza, una piccola goccia nell'oceano indomabile della voglia legittima di essere direttamente coinvolti nella gestione del territorio ove si condividono sentimenti ed emozioni confusi nel sapore ora aspro ed ora dolce di una società imperniata nel concetto della delega; delega che ha sacrificato ogni esercizio diretto del proprio diritto, ovvero ha spogliato il diritto dalla sua madre essenza.
Ripartiamo dalla Cassetta della posta del Comune di Trieste.

Aggiornamento 15 marzo 2013

Oggi quella cassetta non esiste più.
Forse per motivi tecnici, o di sicurezza o semplicemente di non utilità è stata praticamente spazzata via.
Sarà questo uno degli effetti collaterali di internet?
Chissà.
Addio cassetta.


Marco Barone

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