Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

La cassetta della posta del Comune di Trieste



Passeggiando per le vie della Città, a volte noti cose che sfuggono, perché rapiti dalla frenesia di quel fare che imprigiona ogni attenzione e riflessione e che in realtà meriterebbero di essere riscoperte e socialmente rivitalizzate.


Piccole cose, ma dalla grande valenza non solo formale ma anche sostanziale.
Piccole cose che si celano all'occhio dei più, eppure piccole cose che possono contribuire all'edificazione di quel processo di democrazia partecipata, oggi rivendicata più che mai.
Probabilmente non molti sono a conoscenza del fatto che nei pressi del porticato del Palazzo del Municipio di Trieste, lì ove si affaccia sulla fontana del continente mancato, visto che i continenti raffigurati sono solo quattro, esiste una piccola cassetta color verde, con scritto proposte e suggerimenti al Sindaco.
All'interno della cassetta si intravedono dei fogli, saranno reclami, suggerimenti, proposte?
Trieste, è una città che burocraticamente è identificata come metropolitana, ma in realtà è una Città piccola ma vissuta, dove si discute spesso dei problemi in essere e delle possibili soluzioni.
Quella cassetta, che non ho notato in altre Città ove ho vissuto in passato, anche di una certa importanza, rappresenta un buon passo verso la realizzazione del processo di democrazia partecipata.
Certo, non è sufficiente collocare la cassetta, ma a ciò deve seguire altro.
Per esempio, dedicando uno spazio specifico alla Cassetta del Comune di Trieste, pubblicando magari sul sito della rete civica di Trieste, le lettere le segnalazioni che pervengono, e le eventuali risposte che possono essere conferite.
Quella cassetta deve essere un simbolo di quella democrazia partecipata che deve divenire tale.
Ciò per evitare che rappresenti quello che ha rappresentato per qualche epoca il palazzo del Municipio, conosciuto anche come  palazzo Sipario poiché con la sua struttura massiccia celava il degrado della CittàVecchia.
Quella cassetta non deve essere essenza dell'apparenza, ma essenza della sostanza, una piccola goccia nell'oceano indomabile della voglia legittima di essere direttamente coinvolti nella gestione del territorio ove si condividono sentimenti ed emozioni confusi nel sapore ora aspro ed ora dolce di una società imperniata nel concetto della delega; delega che ha sacrificato ogni esercizio diretto del proprio diritto, ovvero ha spogliato il diritto dalla sua madre essenza.
Ripartiamo dalla Cassetta della posta del Comune di Trieste.

Aggiornamento 15 marzo 2013

Oggi quella cassetta non esiste più.
Forse per motivi tecnici, o di sicurezza o semplicemente di non utilità è stata praticamente spazzata via.
Sarà questo uno degli effetti collaterali di internet?
Chissà.
Addio cassetta.


Marco Barone

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