L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Ho perso la fiducia nel Calcio.

Il Calcio.
Quanti ricordi della mia infanzia.
Quanti ricordi vissuti e condivisi nel corso di un tempo che risucchia ogni emozione ogni passione, ogni giustificazione e comprensione.
Da piccolo trascorrevo il tempo a giocare a Calcio con i miei amici.
Sull'asfalto, un pallone sempre bucato dalle spine delle rose, o che si perdeva in qualche balcone.
A volte ti facevi male, cadere sull'asfalto era doloroso, però provavi anche soddisfazione.
Sì, perché organizzare le partite con gli amici, emulare campioni e campionati, era un sano divertimento.
Chi vinceva brindava con un succo di frutta ed un pane condito con olio e zucchero dalla nonna.
Ricordo mio nonno, che invalido di guerra, trascorreva il suo tempo ad osservare noi bambini a giocare a pallone e poi chiedeva sempre " a Marco a Marco la Reggina che ha fatto?"
Gran tifoso della Reggina.
Purtroppo è venuto meno proprio nell'anno in cui la Reggina è salita per la prima volta, se non erro, in serie A.
Il tempo è danaro dice qualcuno.
E così è stato.
Il danaro ha devastato lo sport più conosciuto, praticato, vissuto, amato ed ora odiato, nel mondo.
Un calcio al pallone, ed i problemi della quotidianità vengono meno.
Oggi non è più così.
Oggi un calcio al pallone è il problema della quotidianità.
Il Danaro ha ucciso il calcio.
Il danaro ha compromesso per sempre la fiducia in quello sport.
Calcio-scommesse.
Ogni volta che ascolto alla radio la cronaca di una partita mi chiedo sempre, ma sarà vera o no come partita?
Interrogativi dopo interrogativi, ho smesso di ascoltare le cronache con i suoi storici scaraventa, alla radio.
Mi limito a leggere i risultati su qualche giornale.
Ora credo che non farò più neanche quello.
No.
E' venuta meno la fiducia nel Calcio.
Basta un secondo per annientare secoli di fatica, amore e sudore.
Basta un secondo per dire basta.
Certo, esistono mille problemi in questo tempo.
Scrivo su varie questioni.
Ma scrivo prima di ogni cosa su ciò che io vivo, vedo ed osservo.
E non posso rimanere indifferente sul Calcio.
E' stato una parte della mia vita.
E' stato una parte di una vita che mi ha fatto sognare, sudare e divertire.
Ora non più.
Vorrei dare semplicemente un calcio al Calcio.
Vorrei continuare a sognare un calcio che sia semplicemente Calcio.
Ma prima di tutto dovrei vivere in un sistema sociale ed economico semplicemente opposto al presente, anticapitalistico.



Marco Barone

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