L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Da Trieste a Trieste passando per la Valle. Scrivo alla Polizia, scrivo al movimento No Tav pensando a Lucio.

Scrivo da poeta, scrivo da uomo libero, scrivo da essere umano.
Scrivo a tutti quelli che per uno stipendio che non ti permette di arrivare alla fine del mese, per servire l'ordine precostituito devono obbedire.
Scrivo a tutti quelli che giorno dopo giorno lottano per la ricerca di quella giustizia che non è propria di questa epoca.
Scrivo a tutti quelli che non hanno occhi per vedere, orecchie per ascoltare, senso di comprensione.
Fermi tutti.
La situazione è grave.
La democrazia, quella che forse è mai concretamente esistita, è sospesa se non defunta.
Siamo esseri umani.
Siamo persone, uomini e donne che vivono la vita, secondo una propria prospettiva, secondo il proprio grado elevato o non elevato di coscienza sociale e critica.
Siamo perché esistiamo, perché osiamo ancora sognare, nonostante questo tempo, giorno dopo giorno, per mano di quattro manovratori, e mille esecutori, cerca di strappar via ogni sogno, ogni speranza da quel corpo che racchiude ma a volte imprigiona il nostro essere liberi.
Liberi di pensare, di amare, di credere, di lottare, di ribellarsi, di conferire dignità ad una vita sempre più afflitta dalla frenesia, dall'egoismo, dalla burocrazia.
Fermi tutti.
Rispondo da Trieste, a quel poliziotto che nella pagina Facebook di movimento poliziotti , Cudicio Maurizio in servizio alla Questura di Trieste, ha scritto una lettera aperta al movimento No Tav.
Da Trieste a Trieste passando per la Valle.
 Voglio riprendere un periodo lungo ed intenso della sua lettera :"Ti chiedo di ascoltarmi, protesta in tutti i modi che ritieni opportuni, ma non usare la violenza e se lo fai, pensa ai tuoi cari quanto ai nostri. Penso che questo progetto TAV procederà; voglio dirti che noi non saremo mai contro di te, ma non chiederci di farci da parte".

Non dirò cose ovvie, non dirò cose scontate e mai scontate dalla società.
Dirò semplicemente che siamo tutti e tutte prigionieri della strada che necessariamente comporterà una rivolta.
Dirò che si deve maturare coraggio. Coraggio di affrontare una scelta.
La scelta di non violentare la libertà, la scelta di non violentare la ricerca della democrazia reale e partecipata, la scelta di andare contro.
Le forze dell'ordine, appunto sono per forza di cose, forze dell'ordine come imposto dallo stato esistente delle cose. Devono far rispettare la Legge, che è espressione di quella legalità che non sempre è legittima, perché non sempre risponde agli interessi di una sovranità popolare ora oppressa e repressa.
Serve coraggio.
Serve per la democrazia, per il rispetto dell'umanità, per il rispetto di una vita che prima o poi giungerà alla sua fine.
Nessuno vuole il morto, nessuno vuole ricorrere alla violenza attiva.
Esiste una forma di violenza che violenta ogni libertà e quello che accade in Valle è sintomatico di tale mancanza di libertà.
Sono ben consapevole che dietro lo scudo, sotto il casco, che dietro quella mano che afferra e stringe il manganello, si cela una persona. Una persona che ha scelto quel lavoro, vuoi perché altro lavoro non vi era, vuoi perché crede in quel lavoro. 
Non si deve mai e dico mai fare di tutta l'erba un fascio.
Ma si deve avere il coraggio di dire basta.
Basta.
Il governo politico tecnocratico ha fatto sapere che provvederà a mutare orientamento per la gestione delle grandi opere. Studia un provvedimento che richiama quello  attuato in Francia nel 1995. Che in sostanza prevede una forte ed importante consultazione preventiva democratica e partecipata con la popolazione interessata per la realizzazione delle grandi opere.
Ed allora perché non sospendere il cantiere della TAV in Valle e ricominciare ex novo, applicando quella legge anche alla tratta Torino-Lione?
Il buon senso dovrebbe portare in quella direzione.
Eppure sembra di capire che così non sarà.
Ed allora ponete da parte manganelli e scudi, lacrimogeni e repressione, chiedete anche voi la sospensione di quei lavori, per la democrazia, quella democrazia che dovreste in un certo modo garantire e non reprimere.
Ricordo gli adesivi che giravano un tempo, dal seguente tenore: Il poliziotto è al servizio del cittadino.
In Valle non è così.
Ed il dramma è che ne siete consapevoli.
Perchè in questo momento agite non per tutelare l'interesse della collettività, ma l'interesse economico e privato di pochi eletti.
Al movimento No Tav, di cui sono sostenitore attivo, dico, che la battaglia che si consuma, con fatica, e sudore, giorno dopo giorno in Valle, è la battaglia che unisce tutte le anime laiche di quelle persone che vogliono democrazia reale e partecipata.
Il tempo stringe, ma non vedo soluzioni, a questo problema, se non quello di dire basta.


Vi sarà un motivo perchè in tutta Italia, ma ora anche nel resto di Europa, si affermano iniziative di sostegno alla Valle che lotta per la democrazia.
A Trieste, per esempio, in sette giorni, si son verificate ben quattro iniziative libere, pacifiche, di protesta manifesta. L'ultima è stata quella di sabato 3 marzo ( vedi foto). 
Il dialogo deve essere preventivo e non successivo alla realizzazione della devastazione della Valle.
Dovrebbero i governanti recarsi in Valle, e non affidare a Voi, forze dell'Ordine, l'esecuzione materiale e sostanziale di una volontà che non è condivisa ma solo espressione minoritaria di una cerchia di potere ben definita sostenuta dalla grande editoria, dai grandi media che ovviamente condizionano ed indirizzano l'opinione pubblica.

Locke affermava: "La fedeltà non è altro che un'Obbedienza alla legge, se egli (il sovrano) la viola, egli non ha diritto di obbedienza, e nemmeno può reclamarla poi come persona pubblica investita con il potere della legge, e così egli deve essere considerato come Immagine, Spettro o rappresentante della Comunità e deve quindi agire attraverso il volere della società, dichiarato dalla legge; quindi egli non ha Volere e Potere se non quello della legge".
Oggi, nel tempo della sospensione della politica, come dichiarato pacificamente dalla politica stessa, e quindi nel tempo della democrazia reale sospesa, può definirsi il Governo esistente come espressione della sovranità popolare, conformemente all'articolo 1 comma 2 della Costituzione Italiana?
Una riflessione è dovuta.
Stanchezza, stress, tensione, fatica, portano a situazioni di scontro. Padre e madre di famiglia è anche chi lotta in Valle e per la Valle. Non è una battaglia strumentalizzata, la democrazia non la si strumentalizza la si edifica, insieme, tutti e tutte giorno dopo giorno.
Si deve pretendere il confronto.
Si deve pretendere la condivisione.
Si deve pretendere la partecipazione.
Ed allora, ripeto, se quella Legge, come prima citata,verrà presto scritta e normata, perché non applicarla alla Valle?
Le parole che ho, come dire, "tastierizzato", sono figlie di quella preoccupazione che deve emergere in ogni cittadino, in ogni persona.


Siamo non in emergenza democratica, ma oltre l'emergenza.
Si rischia di divenire complici di tale situazione, perché accecati dal senso dell'obbedienza, dal senso del fare il proprio dovere. 
Ma tutto ha un limite, anche il senso del fare il proprio dovere. Quando si presta giuramento di fedeltà alla patria, lo si presta nell'interesse della salvaguardia della collettività e non nell'interesse di pochi soggetti. 
Comunque il ghiaccio è stato rotto.
Parole, anche dure, e confronto, dovranno sostituirsi al manganello.
Se le forze dell'Ordine cercano il dialogo è perché,appunto, il giocattolo si è rotto.
Cerchiamo di comprenderlo questo elemento.
La democrazia deve essere riconquistata.
Ma alle parole devono seguire i fatti.
Un gesto forte e democratico.
Abbassate i manganelli, togliete il casco, gettate via gli scudi, la gente della Valle, non vi aggredirà, perché non ha alcun interesse ad aggredire Voi, perchè rispetta la vita umana, rispetta l'essere umano, ma lotta unicamente per la difesa della propria terra, per la conquista della democrazia.
Ed allora a ciò voglio aggiungere che  in questo preciso momento penso alla brevità della vita.
Penso che la vita è maledettamente breve.
Penso alla musica ed alla poesia di Lucio Dalla, con cui sono cresciuto.
Ed ora assaporo il gusto amaro di quelle lacrime di una vita che è sempre più difficile.
Salate come quel mare che circonda la nostra terra, dolci come quella speranza che ancora resiste, nonostante tutto.
Ed allora ascoltate tutte e tutti questa canzone, che darà un perchè ad ogni perchè...




Ciao Lucio.

Marco Barone

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