Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...
Ottieni link
Facebook
X
Pinterest
Email
Altre app
Da Trieste a Trieste passando per la Valle. Scrivo alla Polizia, scrivo al movimento No Tav pensando a Lucio.
Ottieni link
Facebook
X
Pinterest
Email
Altre app
-
Scrivo da poeta, scrivo da uomo libero, scrivo da
essere umano.
Scrivo a tutti quelli che per uno stipendio che non
ti permette di arrivare alla fine del mese, per servire l'ordine
precostituito devono obbedire.
Scrivo a tutti quelli che giorno dopo giorno lottano
per la ricerca di quella giustizia che non è propria di questa
epoca.
Scrivo a tutti quelli che non hanno occhi per
vedere, orecchie per ascoltare, senso di comprensione.
Fermi tutti.
La situazione è grave.
La democrazia, quella che forse è mai concretamente
esistita, è sospesa se non defunta.
Siamo esseri umani.
Siamo persone, uomini e donne che vivono la vita,
secondo una propria prospettiva, secondo il proprio grado elevato o
non elevato di coscienza sociale e critica.
Siamo perché esistiamo, perché osiamo ancora
sognare, nonostante questo tempo, giorno dopo giorno, per mano di
quattro manovratori, e mille esecutori, cerca di strappar via ogni
sogno, ogni speranza da quel corpo che racchiude ma a volte
imprigiona il nostro essere liberi.
Liberi di pensare, di amare, di credere, di lottare,
di ribellarsi, di conferire dignità ad una vita sempre più afflitta
dalla frenesia, dall'egoismo, dalla burocrazia.
Fermi tutti.
Rispondo da Trieste, a quel poliziotto che nella
pagina Facebook di movimento
poliziotti , Cudicio Maurizio in servizio alla Questura di
Trieste, ha scritto una lettera aperta al movimento No Tav.
Da Trieste a Trieste passando per la Valle.
Voglio riprendere un periodo lungo ed intenso
della sua lettera :"Ti chiedo di ascoltarmi, protesta in tutti i
modi che ritieni opportuni, ma non usare la violenza e se lo fai,
pensa ai tuoi cari quanto ai nostri. Penso che questo progetto TAV
procederà; voglio dirti che noi non saremo mai contro di te, ma non
chiederci di farci da parte".
Non dirò cose ovvie, non dirò cose scontate e mai
scontate dalla società.
Dirò semplicemente che siamo tutti e tutte
prigionieri della strada che necessariamente comporterà una rivolta.
Dirò che si deve maturare coraggio. Coraggio di
affrontare una scelta.
La scelta di non violentare la libertà, la scelta
di non violentare la ricerca della democrazia reale e partecipata, la
scelta di andare contro.
Le forze dell'ordine, appunto sono per forza di
cose, forze dell'ordine come imposto dallo stato esistente delle
cose. Devono far rispettare la Legge, che è espressione di quella
legalità che non sempre è legittima, perché non sempre risponde
agli interessi di una sovranità popolare ora oppressa e repressa.
Serve coraggio.
Serve per la democrazia, per il rispetto
dell'umanità, per il rispetto di una vita che prima o poi giungerà
alla sua fine.
Nessuno vuole il morto, nessuno vuole ricorrere alla
violenza attiva.
Esiste una forma di violenza che violenta ogni
libertà e quello che accade in Valle è sintomatico di tale mancanza
di libertà.
Sono ben consapevole che dietro lo scudo, sotto il
casco, che dietro quella mano che afferra e stringe il manganello, si
cela una persona. Una persona che ha scelto quel lavoro, vuoi perché
altro lavoro non vi era, vuoi perché crede in quel lavoro.
Non si deve mai e dico mai fare di tutta l'erba un
fascio.
Ma si deve avere il coraggio di dire basta.
Basta.
Il governo politico tecnocratico ha fatto sapere che
provvederà a mutare orientamento per la gestione delle grandi opere.
Studia un provvedimento che richiama quello attuato in Francia
nel 1995. Che in sostanza prevede una forte ed importante
consultazione preventiva democratica e partecipata con la popolazione
interessata per la realizzazione delle grandi opere.
Ed allora perché non sospendere il cantiere della
TAV in Valle e ricominciare ex novo, applicando quella legge anche
alla tratta Torino-Lione?
Il buon senso dovrebbe portare in quella direzione.
Eppure sembra di capire che così non sarà.
Ed allora ponete da parte manganelli e scudi,
lacrimogeni e repressione, chiedete anche voi la sospensione di quei
lavori, per la democrazia, quella democrazia che dovreste in un certo
modo garantire e non reprimere.
Ricordo gli adesivi che giravano un tempo, dal
seguente tenore: Il poliziotto è al servizio del cittadino.
In Valle non è così.
Ed il dramma è che ne siete consapevoli.
Perchè in questo momento agite non per tutelare
l'interesse della collettività, ma l'interesse economico e privato
di pochi eletti.
Al movimento No Tav, di cui sono sostenitore attivo,
dico, che la battaglia che si consuma, con fatica, e sudore, giorno
dopo giorno in Valle, è la battaglia che unisce tutte le anime
laiche di quelle persone che vogliono democrazia reale e partecipata.
Il tempo stringe, ma non vedo soluzioni, a questo
problema, se non quello di dire basta.
Vi sarà un motivo perchè in tutta Italia, ma ora anche nel resto di Europa, si affermano iniziative di sostegno alla Valle che lotta per la democrazia.
A Trieste, per esempio, in sette giorni, si son
verificate ben quattro iniziative libere, pacifiche, di protesta
manifesta. L'ultima è stata quella di sabato 3 marzo ( vedi foto).
Il dialogo deve essere preventivo e non successivo alla realizzazione della devastazione della Valle.
Dovrebbero i governanti recarsi in Valle, e non affidare a Voi, forze dell'Ordine, l'esecuzione materiale e sostanziale di una volontà che non è condivisa ma solo espressione minoritaria di una cerchia di potere ben definita sostenuta dalla grande editoria, dai grandi media che ovviamente condizionano ed indirizzano l'opinione pubblica.
Locke affermava: "La fedeltà non è altro che
un'Obbedienza alla legge, se egli (il sovrano) la viola, egli non ha
diritto di obbedienza, e nemmeno può reclamarla poi come persona
pubblica investita con il potere della legge, e così egli deve
essere considerato come Immagine, Spettro o rappresentante della
Comunità e deve quindi agire attraverso il volere della società,
dichiarato dalla legge; quindi egli non ha Volere e Potere se non
quello della legge".
Oggi, nel tempo della sospensione della politica,
come dichiarato pacificamente dalla politica stessa, e quindi nel
tempo della democrazia reale sospesa, può definirsi il Governo
esistente come espressione della sovranità popolare, conformemente
all'articolo 1 comma 2 della Costituzione Italiana?
Una riflessione è dovuta.
Stanchezza, stress, tensione, fatica, portano a
situazioni di scontro. Padre e madre di famiglia è anche chi lotta
in Valle e per la Valle. Non è una battaglia strumentalizzata, la
democrazia non la si strumentalizza la si edifica, insieme, tutti e
tutte giorno dopo giorno.
Si deve pretendere il confronto.
Si deve pretendere la condivisione.
Si deve pretendere la partecipazione.
Ed allora, ripeto, se quella Legge, come prima
citata,verrà presto scritta e normata, perché non applicarla alla
Valle?
Le parole che ho, come dire, "tastierizzato",
sono figlie di quella preoccupazione che deve emergere in ogni
cittadino, in ogni persona.
Siamo non in emergenza democratica, ma oltre l'emergenza.
Si rischia di divenire complici di tale situazione, perché
accecati dal senso dell'obbedienza, dal senso del fare il proprio
dovere.
Ma tutto ha un limite, anche il senso del fare il proprio dovere.
Quando si presta giuramento di fedeltà alla patria, lo si presta
nell'interesse della salvaguardia della collettività e non
nell'interesse di pochi soggetti.
Comunque il ghiaccio è stato rotto.
Parole, anche dure, e confronto, dovranno sostituirsi al
manganello.
Se le forze dell'Ordine cercano il dialogo è perché,appunto, il giocattolo si è rotto.
Cerchiamo di comprenderlo questo elemento.
La democrazia deve essere riconquistata.
Ma alle parole devono seguire i fatti.
Un gesto forte e democratico.
Abbassate i manganelli, togliete il casco, gettate via gli scudi,
la gente della Valle, non vi aggredirà, perché non ha alcun
interesse ad aggredire Voi, perchè rispetta la vita umana, rispetta
l'essere umano, ma lotta unicamente per la difesa della propria
terra, per la conquista della democrazia.
Ed allora a ciò voglio aggiungere che in
questo preciso momento penso alla brevità della vita.
Penso che la vita è maledettamente breve.
Penso alla musica ed alla poesia di Lucio Dalla, con
cui sono cresciuto.
Ed ora assaporo il gusto amaro di quelle lacrime di
una vita che è sempre più difficile.
Salate come quel mare che circonda la nostra terra,
dolci come quella speranza che ancora resiste, nonostante tutto.
Ed allora ascoltate tutte e tutti questa canzone, che darà un perchè ad ogni perchè...
Trieste, Triest, o Trst, Udine, Udin, Weiden o Viden. Due città distanti poco meno di 100 km. Con una cultura profonda, una storia complessa, che ancora oggi divide. Due città capoluogo di due regioni differenti, con identità differenti, il Friuli, Udine, la Venezia Giulia, Trieste per fondersi e confondersi con una mescolanza spesso mal digerita nell'unità del Friuli Venezia Giulia senza più alcun trattino divisore passando dal cuscinetto della Bisiacaria. Nonostante nel complesso si sia in una regione poco più piccola della sola provincia di Bari per popolazione. La sua area è pari a 7.924 km² cioè di poco superiore alla provincia di Sassari o Torino o Cosenza o Bolzano ad esempio. Ma con o senza trattino la divisione e la rivalità tra queste due città esiste, persiste e resiste. Dai dileggi, ai giochi, dallo sport, dal basket al calcio, a tutto ciò che può portare alla rivalità. Due bellezze contrapposte se non opposte, dalla bora di Trieste all'eleganza di Udine, ...
Il 13 novembre in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata da una conferenza del 1997 a Tokyo e introdotta in Italia dal 2000. Per questa propongo una storia per le classi di scuola primaria. La storia che segue, ambientata a Trieste, ha per protagonisti tre supereroi ed una nonna, Rosellina. Il disegno è stato fatto in una classe di una scuola dove la storia è stata letta. mb I tre supereroi e la nonnina Rosellina C’era una volta, anzi no. C’erano una volta tre supereroi. Avete presente quelli con i super poteri che si vedono nei film? Nei cartoni animati? Nei fumetti? Sì, proprio loro. E si trovavano in una bellissima città italiana, Trieste. Non erano mai stati prima a Trieste. Rimasero stupiti nel vedere quanto era lungo il molo sul mare, e quanto era enorme la piazza con due alberi di due navi dove sventolavano le bandiere, ogni tanto. Dopo essersi fatti un selfie sul molo Audace che è costruito sui resti di una vecch...
Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione? La matematica non è una opinione qualcuno disse... 1) per un calcolo della superficie e della capienza, il limite preso di misura è un numero di 4 persone/mq, 2) Piazza del Popolo ha una metratura di di 17.100 mq con una capienza massima e teorica di 68.400 ; 3) Piazza san Giovanni ha una superficie di 39.100 mq, con una capienza totale, quindi, di 156.000 persone. Direi che è arrivato il momento di non dare più i numeri... Marco B. MANIFESTARE A ROMA, QUANDO I PARTITI DANNO I 'NUMERI' - La fisica, con il principio della impenetrabilità dei solidi, insegna che due oggetti non possono occupare lo stesso spazio. Eppure c'é chi ritiene che questo classico teorema non si applichi alle persone, soprattutto se convocate in un determinato luogo ad esprimere pubblicamente la loro opinione politica. Fuor di metafora: quando si tratta di conteggiare i partecipanti alle manifestazioni, i partiti "danno i numeri"...
Commenti
Posta un commento