I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Boicottare le aperture domenicali e le casse automatiche, ecco il perchè.


Quello che è accaduto recentemente in Bolivia, mi ha dato da riflettere.
Boicottaggio di massa, sia per ragioni politiche, sia per ragioni sociali, sia per ragioni umanitarie, che ha determinato la chiusura del Mcdonald's locale.
La pratica del boicottaggio è confusa ed infelice nel nostro non più bel paese.
Sono varie le proposte di boicottaggio di prodotti posti in essere, penso alla Coca Cola, ai prodotti israeliani e così via dicendo.
Ma in verità poco riuscite.
Eppure basta poco.
Un gesto.
Per far saltare l'efficacia di una norma e di un modello organizzativo aziendale e sociale che è coerente con lo spirito del consumismo, poco e nulla coerente con i principi di una società equa e solidale.
Per effetto, infatti , dell'art. 31, comma 1, del D.L. del 6/12/2011, n. 201 "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici" , convertito dalla Legge del 23/12/2011, n. 214, viene modificata - con effetti immediati - la disciplina regionale vigente  in materia contenuta nella legge regionale n. 6/2010, articolo 103.Le aperture e chiusure degli esercizi commerciali non sono più assoggettate ad alcun specifico provvedimento da parte dei Comuni. L'articolo sopra indicato, inoltre, liberalizza anche gli orari di apertura e di chiusura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Il Comune potrebbe comunque limitare le aperture per tutelare la sicurezza, la salute, l’ambiente, il paesaggio e il patrimonio culturale. Numerose regioni si sono attivate sollevando l'incostituzionalità di tale norma, per esempio la Toscana  il Veneto, il Piemonte. 
Ma nell'attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale questa norma continua a produrre i suoi effetti.
Centri commerciali aperti sette giorni su sette, con orario continuato.
Le grandi attività che si appoggiano ai grandi marchi in qualche modo riescono a reggere i ritmi come imposti per legge, lo stesso discorso non può certamente dirsi per le piccole attività.
Che, come accade anche in qualche centro commerciale, a causa di questo emisfero delle liberalizzazioni, non possono chiudere l'attività nel giorno domenicale di apertura, perché pagherebbero una penale.
Ed allora ecco turni di lavoro esasperati, contratti di lavoro a chiamata e ultra-precari, e costi insostenibili.
Una norma che tutela i grandi marchi, le grandi attività commerciali, non certamente le piccole.
E nello stesso tempo accade di vedere file di auto che si recano nei centri commerciali, centri delle città vuoti e desolati.
Mi sorprende in tutto ciò il silenzio sostanziale della Chiesa.
Chiesa che si è sempre intromessa negli affari interni italiani ed ora tace.
O meglio oltre ad aver sostenuto che la domenica sarebbe il giorno del signore, in modo morbido, non ha fatto altro.
Ma come, verrebbe da dire, la domenica per la chiesa non sarebbe giorno sacro?
E non attua alcun gesto concreto, oltre una semplice ed inefficace parabola, per contrastare tale moralismo che sostiene una sorta di etica consumistica che avvalla ogni principio cristiano e cattolico?
No.
Probabilmente perché la Chiesa è dentro questo business o implicitamente o direttamente, o peggio ancora perchè non vuole ostacolare l'operato tecnico-politico del Governo Monti, visto anche il buon risultato conseguito in tema di Imu.
Non che io sia cattolico o cristiano, ma devo evidenziare che questo silenzio silente, sospeso solo da una parabola sfuggita ai più,  è ed altro non è che un silenzio complice di questa norma e di questa società.
E visto che la parola della Chiesa in Italia è ascoltata, ahimè, il problema devo sollevarlo.
Altra questione, ma sempre presente in tale linea, è il vedere i Centri commerciali e le grandi catene di super mega market dotati di casse automatiche.
Osservi file intere di casse classiche chiuse.
Una persona addetta alla cassa automatica.
E la voce robotizzata della cassa automatica che accompagna ogni tuo gesto.
Ci stiamo robotizzando.
Il problema della cassa automatica è che presto potrebbe comportare il licenziamento o la mancata assunzione di molti lavoratori o lavoratrici addette alle casse classiche.
Certo ogni azienda è libera di organizzarsi come meglio crede, ma se noi consumatori, con un piccolo gesto conferiamo dei segnali, per forza di cose dovranno adattarsi alle nostre indicazioni reali e sostanziali.
Ed allora, contro ogni becero consumismo e per difendere le piccole attività, migliaia di posti di lavoro, per una vita che vada oltre il consumismo che consuma ogni socialità, la domenica non rechiamoci nei centri commerciali,non facciamo alcun tipo di spesa, e non utilizziamo, quando facciamo compere, le casse automatiche.
Piccoli gesti che se diffusi e condivisi possono conferire un segnale forte a questa società priva di ogni identità sociale.



Marco Barone

Commenti

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Bravo Marco, ti ho già risposto su Promiseland ... bel post!

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  3. Ciao. Puoi indicarmi il link della risposta? Grazie cmq mb

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