Quello che è accaduto recentemente in Bolivia, mi
ha dato da riflettere.
Boicottaggio di massa, sia per ragioni politiche,
sia per ragioni sociali, sia per ragioni umanitarie, che ha
determinato la chiusura del Mcdonald's locale.
La pratica del boicottaggio è confusa ed infelice
nel nostro non più bel paese.
Sono varie le proposte di boicottaggio di prodotti
posti in essere, penso alla Coca Cola, ai prodotti israeliani e così
via dicendo.
Ma in verità poco riuscite.
Eppure basta poco.
Un gesto.
Per far saltare l'efficacia di una norma e di un
modello organizzativo aziendale e sociale che è coerente con lo
spirito del consumismo, poco e nulla coerente con i principi di una
società equa e solidale.
Per effetto, infatti , dell'art. 31, comma 1, del
D.L. del 6/12/2011, n. 201 "Disposizioni urgenti per la
crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici" ,
convertito dalla Legge del 23/12/2011, n. 214, viene modificata - con
effetti immediati - la disciplina regionale vigente in materia
contenuta nella legge regionale n. 6/2010, articolo 103.Le aperture e
chiusure degli esercizi commerciali non sono più assoggettate ad
alcun specifico provvedimento da parte dei Comuni. L'articolo sopra
indicato, inoltre, liberalizza anche gli orari di apertura e di
chiusura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Il
Comune potrebbe comunque limitare le aperture per tutelare la
sicurezza, la salute, l’ambiente, il paesaggio e il patrimonio
culturale. Numerose regioni si sono attivate sollevando
l'incostituzionalità di tale norma, per esempio la Toscana il
Veneto, il Piemonte.
Ma nell'attesa del pronunciamento della Corte
Costituzionale questa norma continua a produrre i suoi effetti.
Centri commerciali aperti sette giorni su sette, con
orario continuato.
Le grandi attività che si appoggiano ai grandi
marchi in qualche modo riescono a reggere i ritmi come imposti per
legge, lo stesso discorso non può certamente dirsi per le piccole
attività.
Che, come accade anche in qualche centro
commerciale, a causa di questo emisfero delle liberalizzazioni,
non possono chiudere l'attività nel giorno domenicale di apertura,
perché pagherebbero una penale.
Ed allora ecco turni di lavoro esasperati, contratti
di lavoro a chiamata e ultra-precari, e costi insostenibili.
Una norma che tutela i grandi marchi, le grandi
attività commerciali, non certamente le piccole.
E nello stesso tempo accade di vedere file di auto
che si recano nei centri commerciali, centri delle città vuoti e
desolati.
Mi sorprende in tutto ciò il silenzio sostanziale della Chiesa.
Chiesa che si è sempre intromessa negli affari
interni italiani ed ora tace.
O meglio oltre ad aver sostenuto che la domenica sarebbe il giorno del signore, in modo morbido, non ha fatto altro.
Ma come, verrebbe da dire, la domenica per la chiesa
non sarebbe giorno sacro?
E non attua alcun gesto concreto, oltre una semplice ed inefficace parabola, per contrastare tale moralismo che sostiene
una sorta di etica consumistica che avvalla ogni principio cristiano
e cattolico?
No.
Probabilmente perché la Chiesa è dentro questo
business o implicitamente o direttamente, o peggio ancora perchè non vuole ostacolare l'operato tecnico-politico del Governo Monti, visto anche il buon risultato conseguito in tema di Imu.
Non che io sia cattolico o cristiano, ma devo
evidenziare che questo silenzio silente, sospeso solo da una parabola sfuggita ai più, è ed altro non è che un
silenzio complice di questa norma e di questa società.
E visto che la parola della Chiesa in Italia è
ascoltata, ahimè, il problema devo sollevarlo.
Altra questione, ma sempre presente in tale linea, è il vedere i Centri commerciali e le grandi catene di super mega
market dotati di casse automatiche.
Osservi file intere di casse classiche chiuse.
Una persona addetta alla cassa automatica.
E la voce robotizzata della cassa automatica che
accompagna ogni tuo gesto.
Ci stiamo robotizzando.
Il problema della cassa automatica è che presto
potrebbe comportare il licenziamento o la mancata assunzione di molti lavoratori o lavoratrici
addette alle casse classiche.
Certo ogni azienda è libera di organizzarsi come
meglio crede, ma se noi consumatori, con un piccolo gesto conferiamo
dei segnali, per forza di cose dovranno adattarsi alle nostre
indicazioni reali e sostanziali.
Ed allora, contro ogni becero consumismo e per
difendere le piccole attività, migliaia di posti di lavoro, per una
vita che vada oltre il consumismo che consuma ogni socialità, la
domenica non rechiamoci nei centri commerciali,non facciamo alcun
tipo di spesa, e non utilizziamo, quando facciamo compere, le casse
automatiche.
Piccoli gesti che se diffusi e condivisi possono
conferire un segnale forte a questa società priva di ogni identità
sociale.
Marco Barone
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RispondiEliminaBravo Marco, ti ho già risposto su Promiseland ... bel post!
RispondiEliminaCiao. Puoi indicarmi il link della risposta? Grazie cmq mb
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