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Visualizzazione dei post con l'etichetta ronchi dei partigiani

I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Quel che resta del confine: le scritte di Ronchi che rischiamo di cancellare

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  Prima o poi doveva succedere. È una di quelle cose che noi storici guardiamo quasi con un sospiro di rassegnazione: per anni ci sono stati interventi,su questo tema ne ho fatti diversi, ma alla fine, quando si tratta di fare qualcosa di concreto   niente , non si muove un dito. E così rischiamo di veder sparire per sempre delle testimonianze storiche straordinarie. Mi riferisco a delle scritte in vernice rossa, tracciate sui muri a partire dal 1946. Un pezzo di storia che per qualcuno è un po’ scomodo, qualcosa che sarebbe molto più semplice infilare in un cestino e dimenticare. Per altri, invece, è la prova tangibile di quanto fosse immensamente complessa la vita sul confine orientale. A Ronchi, per dire, già il 1° maggio del 1945, durante la marcia di liberazione, sul manto stradale di Largo Petrarca la gente scriveva messaggi inneggianti alla resistenza slovena e alla solidarietà tra italiani e sloveni. Esistono delle fotografie bellissime che hanno immortal...

Il piccolo "Spomenik" di Ronchi il monumento dedicato al partigiano Andrijic

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    La Jugoslavia del dopoguerra. C'è Tito, il paese è uscito a pezzi da un conflitto mondiale ferocissimo, e il regime socialista deve decidere come ricordare i propri morti. Di solito si mettono in piedi i soliti monumenti, il generale di bronzo, il soldato col fucile, la vedova in lacrime. E invece no! Fanno una scelta pazzesca. Chiamano i migliori architetti e designer dell'epoca — gente del calibro di Vojin Bakić o Ana Bešlić — e dicono: "Dobbiamo guardare al futuro" . Nascono così gli spomenik : queste gigantesche opere d'arte astratte, futuristiche, che sembrano quasi astronavi atterrate in mezzo alle montagne o alle foreste o nel nostro Carso. L'effetto è potente ancora oggi, da Podgarić a Kozara, fin dentro i confini della vicina Slovenia. Ti trovi davanti a questi blocchi di cemento e rimani a bocca aperta. Ma la cosa veramente incredibile, che uno non si aspetterebbe, è che queste opere esistono anche da noi, in Italia. Certo, sono pochissime le ci...

Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

Il monumento alla Resistenza di Ronchi

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  Nella seduta del 13 febbraio del 1965 con voto unanime il Consiglio comunale di Ronchi decise di realizzare un Monumento ai caduti della Resistenza ed alla costruzione dell'Ossario al centro del cimitero locale. In una lettera formulata dall'ANPI, se da un lato si esprimeva compiacimento e soddisfazione per questa decisione, dall'altro si segnalava il rammarico per la posizione assunta dall'Associazione nazionale combattenti e reduci e dalla Democrazia Cristiana poiché si erano "fatti promotori di iniziative tendenti a dare a Ronchi un solo Monumento dedicato a tutti i caduti". E l'ANPI rispose con tono : "sarebbe falsa carità e mera ipocrisia accettare di accomunare nel ricordo in un solo Monumento tutti i Caduti quando ben si sa che la sostanza di una guerra ai fini dell'interesse nazionale è diametralmente opposta ad un altra". Ed ancora, pur evidenziandosi il rispetto "che si deve avere di fronte alla morte di qualsiasi, non si pu...

Nel 2025 ricorrono 100 anni dalla denominazione “dei Legionari” di Ronchi per celebrare l’occupazione di Fiume. Si abbia il coraggio di eliminare "dei Legionari"

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Nel 1925 ricorrerà il centenario della denominazione fascista “dei Legionari” imposta a Ronchi, già di Monfalcone, per celebrare l’occupazione di Fiume voluta da Gabriele D’Annunzio. Come è storicamente noto, quel fatto ha visto la città di Fiume essere protagonista, suo malgrado, di eventi delicati e tragici che hanno comportato la morte di decine di persone, tra cui Carabinieri ed Alpini inviati per conto del Regno d’Italia a porre fine a quell'evento eversivo e militarista voluto da D’Annunzio, partito casualmente da Ronchi. Evento che condusse anche alla morte di innocenti civili, come Alpalice Almadi di soli 12 anni insieme a Bernetich Antonio, Copetti Antonia, Maurovich Vittorio e Kucich Antonio. Dal 1925, la città di Ronchi di Monfalcone, ha visto mutare il proprio nome in Ronchi dei Legionari, per la precisione il 2 novembre del 1925 con il Regio Decreto firmato da Rocco pubblicato nella G.U n° 283 del 5 dicembre 1925. Nessun cittadino di Ronchi partecipò a quell’atto evers...

Sì al museo della Resistenza a Ronchi, ma sia regionale e non una cosa improvvisata

Nel 2017, fui sostenitore tramite una petizione, come riportata anche dalle pagine del nostro quotidiano il Piccolo, della proposta di istituire a Ronchi il primo museo della Resistenza regionale. In Italia di musei dedicati alla Resistenza ve ne sono diversi, anche in regione esiste un piccolo spazio museale ad Ampezzo, che fu la Capitale della Zona Libera, ed i Comune ha messo a disposizione una saletta al piano terra di Palazzo Unfer, dove hanno sede anche la Pinacoteca "Davanzo" e il Museo geologico. In questo edificio nell'estate-autunno '44 si svolgevano le riunioni della Giunta di governo della Zona Libera della Carnia ed il Museo, inserito nell'ambito di Carnia Musei, ospita una raccolta di materiale iconografico (fotografie, opere d'arte, elementi simbolici). Poi vi è uno spazio anche alla Risiera di Trieste, ma un museo regionale sulla Resistenza della nostra regione, non esiste. Ronchi oltre ad essere città del vino, e del curling bisiac, meri...

Le memorie di Alfio dei tempi della guerra

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  Alfio Agostinelli, classe 1932, operaio in cartiera, noto artista ronchese, ha realizzato il murale degli alpini alla sezione di Ronchi, per l'anniversario della fondazione del gruppo Alpini locale, amico del noto artista Renzo Moreu, ha curato diverse presentazioni delle sue opere, oltre che il bozzetto per il murale del palazzetto Filiput, è stato uno dei fondatori nel 1952 del gruppo sportivo Fornara, presidente per vent'anni del nucleo ciclistico giovanile di Ronchi, condivide con noi alcune memorie della sua gioventù durante la guerra. Se c'è un evento che è rimasto impresso in modo indelebile nella memoria di Alfio, fu quanto accaduto nel 1944, nel campo di aviazione di Ronchi, al suo amico Rino. Ricorda, Alfio, che andavano spesso con i suoi amici in quell'area, abbandonata, dopo la ritirata dei tedeschi  dove avevano lasciato un mitragliatore, ma non era più offensivo. Rino voleva prendere un fiore, sorto proprio vicino alla torretta abbandonata dai tedesc...

Cent'anni da quel "dei Legionari" di Ronchi e l'ultima volta di Ronchi di Monfalcone

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Il nome Ronchi di Monfalcone è ancora oggi individuabile alle spalle del "Colosseo" ronchese, nei pressi di piazza Oberdan, già piazza della Posta, nella targa scritta dal legionario Bertozzi il 20 dicembre del 1920 con l'enfasi tipicamente anti-austriaca di quell'epoca con cui si celebrava Oberdan. Interessante osservare come non si fece neanche in tempo a confermare a livello nazionale in nome di Ronchi di Monfalcone, che solo qualche mese dopo se ne deliberò il cambio del nome. Infatti, con il Regio Decreto a firma del Re Vittorio Emanuele III  del 29 marzo del 1923, “per grazia di Dio e per volontà della Nazione”, dopo aver sentito la commissione che fu istituita nel gennaio del 1921, “con l'incarico di stabilire i criteri di massima per la scelta dei toponimi nei territori annessi e di proporre la lezione ufficiale dei nomi dei Comuni, delle frazioni e delle altre località abitate dei territori predetti, si decretarono gli elenchi di nomi dei Comu...

Da Napoli a Venezia Mestre, quella via dedicata a ...Ronchi dei Legionari, ma alcuni Comuni citano solo Ronchi

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Esistono alcuni comuni italiani che hanno dedicato una via a Ronchi dei Legionari. Come Napoli, capitale dei Borboni, una via che si trova in un quartiere con strade dedicate al Carnaro, alla Dalmazia, in zona periferica in un rione popolare, non lontana dalla stazione Campi Flegrei, stesso discorso per la via Ronchi dei Legionari di Venezia Mestre, non lontana dalla stazione ed in un quartiere con vie dedicate tanto a zone del Friuli, quanto a zone istriane. Le altre realtà sono Caldogno, in provincia di Vicenza, Tromello, provincia di Pavia, e Maniago, Pordenone. Ma ci sono dei Comuni che invece hanno dedicato una via solo a Ronchi, senza quel dei Legionari. Una via Ronchi, esiste ad esempio ad Udine, in pieno centro, a Milano, una parallela di via Monte Nevoso, accanto alla fermata metro di piazzale Udine, a Catania, vicino via Tagliamento, non lontano da Corso Italia, a San Giovanni del Natisone, in estrema periferia, a Lentini, in Sicilia, a Prepotto e diversi altri comuni sparsi ...

Le attività dei partigiani di Ronchi sui notiziari fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana

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L'attività partigiana sul territorio ronchese fu intensa, e come in tutte le guerre, fu caratterizzata da azioni anche violente e conseguentemente fu intensa l'attività segnalata dalla Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.), uno degli organismi principali della Repubblica Sociale Italiana, sorto dall'unificazione delle forze di polizia con i Carabinieri. Nel loro archivio digitale hanno messo a disposizione i notiziari dell'ufficio "I Sezione Situazione" del Comando Generale della G.N.R., che aveva sede in Brescia, erano rapporti di polizia dattiloscritti che venivano redatti e quotidianamente inviati, in via riservata, al Duce, al Comandante Generale della G.N.R., Renato Ricci, al Tenente Generale Niccolò Nicchiarelli ed a pochi altri gerarchi fascisti. Mentre le notizie inoltrate dai locali comandi provinciali della Guardia Nazionale Repubblicana venivano raccolte dal Comando Generale. L'attività di Ronchi va dal 24 febbraio del 1944 al 12 gennaio 1945...

Il caso incredibile di Ronchi, un paese che celebra l'Imperatore Francesco Giuseppe ma anche chi lo voleva uccidere, Oberdan

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  Andare avanti con il passo del gambero. Questo è il significato della panchina dedicata a Guglielmo Oberdan nella piazzetta a costui dedicata a Ronchi, nella Venezia Giulia. Una cittadina che ultimamente ha visto apparire cartelli addirittura in lingua tedesca, quando qui il tedesco non è una lingua tutelata a livello di minoranza. Invece di leggere Ronke, all'entrata di Ronchi, come sarebbe doveroso, conformemente alla normativa vigente in materia di tutela del bilinguismo visivo, troviamo scritte in tedesco su alcuni segnali stradali ronchesi.       La motivazione sarebbe il gemellaggio con Wagna? Quindi si presume che a Wagna per ricambiare scriveranno via, piazza, nel proprio paese, anche in italiano? O perché qualcuno forse qui parlava il tedesco in passato? Ma in base al censimento austriaco il tedesco a Ronchi era parlato solo da 12 persone! Se oggi a Ronchi il tedesco non lo parla più nessuno e neanche tutelato a livello normativo, nell'ultimo censimento de...

Monfalcone si è "appropriata" di D'Annunzio per l'impresa di Fiume,tenetevelo pure, anzi, anche no

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Ronchi di Monfalcone era una borgata autonoma grazie all'Impero Austro Ungarico, cambiò nome in Ronchi dei Legionari per celebrare sotto l'Italia fascista la scellerata occupazione di Fiume che farà piombare la città in 500 giorni di incubo. Si segnerà con il 12 settembre del 1919 l'inizio della fine dell'autonomismo di Fiume e della ricchezza della città oggi croata. Il monumento che celebra quell'obbrobrio dal punto di vista storico è stato realizzato sul territorio comunale di Monfalcone, a Ronchi è rimasta solo una targa ignota ai più, posta dal temibile capo del fascismo Giunta solo due mesi dopo aver guidato l'assalto al Narodni Dom di Trieste, il simbolo delle persecuzioni razziali contro gli sloveni. Per il centenario dell'occupazione di Fiume a Monfalcone il comune su pietra istriana realizzò una targa con la quale celebrava come atto di amor patrio quell'atto eversivo e militarista.     Se non bastasse ora sui muri di via Sant'Ambrogio è ap...

Per il centenario della scacciata dei legionari, dedicare un piazzale alle vittime fiumane dell'occupazione dannunziana

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  Si avvicina il centenario del "Natale di sangue". Quello che la città di Fiume fu costretto a subire a causa dei capricci di D'Annunzio che sfociarono in una tragedia. Il "duce divino" come si faceva chiamare D'Annunzio a Fiume, determinò con la sua occupazione cinquecento giorni di martirio per quella città contesa che portò per la prima volta storicamente alla realizzazione della più grande azione di militarismo d'Italia del '900. Per Fiume fu una vera tragedia che si concluse con una sessantina di vittime e migliaia di croati costretti a fuggire oltre al fatto che si spalancarono le porte al fascismo. Le fonti croate raccontano tra i 3 mila ed i 5 mila croati costretti a fuggire a causa delle persecuzioni subite dai legionari.  Ma anche se non furono 5 o 3 mila ma 500, che poi magari rientrarono alla fine dell'incubo della dittatura dannunziana, come sostengono delle fonti italiane, sempre di numeri importanti si tratta, sempre di vittime de...

La banda dei neri

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Quell'omicidio avrebbe distratto per qualche ora, nulla di più. Come una partita a flipper. Un corpo ritrovato sulla spiaggia di Marina Julia, un giallo ambientato tra Trieste e Gorizia, Monfalcone e Ronchi dei Legionari, tra intrecci politici, criminalità comune e mafie in una regione di confine, ma al centro di un caso che porterà l'ispettore Cossar a confrontarsi con una realtà ai limiti del surreale. Una storia che attraversa anche l'emergenza del coronavirus, con tagli in stile cinematografico, che unisce città come Vittoria, Napoli, Capodistria, Fiume. Ci saranno un avvocato squattrinato che avrà l'occasione di dare una svolta alla propria vita, una maestra di scuola “prigioniera” nel suo appartamento di Trieste, un disoccupato di Monfalcone che fatica a condividere la propria omosessualità, un calabrese legato alla 'ndrangheta che vorrà tutelare il business familiare minato dalle 'ndrine concorrenti in una regione non più immune al male delle mafie. L...