I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone
Alfio Agostinelli, classe 1932, operaio in cartiera, noto artista ronchese, ha realizzato il murale degli alpini alla sezione di Ronchi, per l'anniversario della fondazione del gruppo Alpini locale, amico del noto artista Renzo Moreu, ha curato diverse presentazioni delle sue opere, oltre che il bozzetto per il murale del palazzetto Filiput, è stato uno dei fondatori nel 1952 del gruppo sportivo Fornara, presidente per vent'anni del nucleo ciclistico giovanile di Ronchi, condivide con noi alcune memorie della sua gioventù durante la guerra.
Se c'è un evento che è rimasto impresso in modo indelebile nella memoria di Alfio, fu quanto accaduto nel 1944, nel campo di aviazione di Ronchi, al suo amico Rino. Ricorda, Alfio, che andavano spesso con i suoi amici in quell'area, abbandonata, dopo la ritirata dei tedeschi dove avevano lasciato un mitragliatore, ma non era più offensivo. Rino voleva prendere un fiore, sorto proprio vicino alla torretta abbandonata dai tedeschi. Un fiore per la propria madre. Ma non appena si avvicinò al fiore, si compì il dramma, venne travolto dalla furia di una esplosione di una bomba, rimasta nascosta lì, in quel posto maledetto. “Eravamo una decina di ragazzi, io rimasi ferito dalle schegge dell'esplosione. Rino purtroppo aveva preso la bomba in pieno ed è morto sul colpo, non lo potrò mai dimenticare, fu un durissimo colpo”. Dopo un momento di sospiro, Alfio tiene a precisare che “prima della morte di Rino giocavamo a fare la guerra durante la guerra, tra rioni. Per noi la guerra era un gioco, eravamo dei ragazzi. Dopo la morte di Rino non abbiamo più giocato alla guerra, una guerra che vedeva la via del Consorzio, contro piazza Oberdan, a sassate, a fiondate”. Non ricorda Alfio molto sulla presenza dei tedeschi nel ronchese, cosa che accomuna a dire il vero le diverse testimonianze dell'epoca, non si fecero vedere molto in questo territorio, salvo durante le retate con cui portare i civili ed i prigionieri nei lager tedeschi, perchè il controllo era stato relegato ai repubblichini. “Da parte dei tedeschi non ricordo molto in quel periodo, non è successo molto di particolare, almeno nei miei ricordi. Rimase però impressa l'uccisione di un maestro che era fascista, non l'avevo avuto però come maestro. Invece ho avuto un maestro che fu uno degli inventori del vocabolario bisiaco". Ricordo di quel periodo anche l'arrivo a Ronchi di un ministro fascista per premiare degli studenti per la loro partecipazione al gioco del littorio, fummo costretti ad indossare tutti la maglietta voluta dal fascismo, con scritto GIL, gioventù italiana littorio. Ogni anno si facevano i giochi a scuola per preparaci". Il passo dai ricordi dei giochi, alla paura della guerra, è breve. Ricorda, Alfio, il suono della sirena dell'allarme antiaereo. “Quando sentivamo l'allarme antiaereo, perché stavano per passare gli aerei che andavano a bombardare i cantieri di Monfalcone ci rifugiavamo di corsa a Vermegliano, dove c’era una galleria vicino alla chiesa di Santo Stefano, oggi andata persa”. E poi si passa alla caduta del nazismo ed all'arrivo dei partigiani jugoslavi a Ronchi. Alfio ricorda che le baruffe politiche sono iniziate da quel momento. I primi ad entrare a Ronchi furono i partigiani jugoslavi, abitavo sulla crocevia dove c'era un ufficio sanitario, lì ho visto entrare le truppe partigiane. Ricordo che senza rompere le scatole a nessuno c'era una grande medico russo che prestava la propria opera anche a favore della popolazione ronchese. Durante la loro permanenza a Ronchi non accadde nulla di particolare. Subito dopo la ritirata dei partigiani jugoslavi, sono entrati gli angloamericani. Noi ragazzi andavamo a rubare le sigarette, e anche le paste creme dalla cucina degli inglesi. Ci colpirono soprattutto gli indiani ed il loro turbante. Per noi era una novità. Con gli angloamericani si iniziò a Ronchi a ritornare a ballare e ritornò un po' di divertimento e tanto sport, sport che qualche tempo dopo divenne l'occasione con cui si scontravano le varie fazioni politiche a Ronchi, comunisti, democristiani, ma questa è una storia diversa”.
mb
memorie raccolte il 24/4/23 in Ronchi
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