Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

Quando il confine divise non solo i vivi ma anche i morti, come a Merna





Le vicende del Confine Orientale italiano sono tanto complesse, quanto lineari sotto il segno dei nazionalismi, male assoluto del '900.  Lineari come quella diagonale che per trent'anni ha diviso vivi e morti, di qua e di là, a Merna/Miren. Per capire quanto sia importante l'Europa, il senso di Europa senza barriere, confini, almeno negli intenti, perchè nella realtà l'Europa di confini e barriere ne ha ancora oggi fin troppe per respingere i popoli migranti, basta fare un salto al cimitero di Merna. Alle porte di Gorizia. Siamo in Slovenia. Si continua a far fatica nel comprendere come certe cose possano essere accadute, eppure son successe. 

 



Una società che non aveva rispetto per i morti, figurarsi che rispetto poteva avere per i vivi. Corpi divisi, metà in Italia, metà in Jugoslavia. Questo fu ciò che accadde con il Trattato di Pace, fino, praticamente, al Trattato di Osimo. Trent'anni di divisioni, di follie, in un territorio che per secoli conviveva pacificamente, poi, però, con la prima guerra mondiale e la caduta dell'Impero Austroungarico, in comune, di condiviso, non rimase che lo stesso cielo, metaforicamente parlando. Quella linea del cimitero di Merna, sia da monito, perchè ciò che è stato non si ripeta più.

mb

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