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I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Il monumento del capitano marittimo austroungarico Marussig nel cimitero di Merna

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Il piccolo cimitero di Merna (Miren in sloveno) è noto per la linea di confine, un filo spinato, che divise per diversi anni anche i corpi sepolti nel cimitero oltre che la vita delle persone. Un piccolo cimitero che contiene una storia unica e che recentemente, in relazione a Nova Gorica e Gorizia capitale europea della cultura, ha visto il proprio piccolo spazio museale essere stato rinnovato. Nei filmati che si possono visualizzare, nel rinnovato spazio multimediale museale, vi è anche il monumento, posto all'entrata del cimitero, dedicato al capitano Marussig e sicuramente ciò che balza all'occhio è che nei filmati di quando quel cimitero era sotto il periodo jugoslavo, la statua era certamente ben conservata. Oggi, invece, è tutta annerita, con la lapide che è praticamente illeggibile. Il capitano Giuseppe Giovanni Marussig,  nacque a Merna il 28 ottobre 1829 e morì il 27 luglio 1885 dopo una malattia che lo colpì dopo oltre trent'anni di prezioso servizio prestato in ...

Il cimitero di Merna, quando i confini più che dividere, uniscono

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Quello del cimitero di Merna, Miren in sloveno, alle porte di Gorizia, è luogo più unico che raro. Neanche i morti hanno lasciato in santa pace. I confini, d'altronde, non guardano in faccia a nessuno, forse. Nel 1947, in relazione alle vicissitudini del Trattato di Pace del 1947, il cimitero di Merna, venne diviso a metà. Con un filo spinato che suddivideva quel luogo sacro in due parti. Di qui Jugoslavia, di qui, Italia, nel mezzo sottile segnato dal filo spinato, terra di nessuno. Con anche i morti che si ritrovarono loro malgrado in parte in Italia in parte in Jugoslavia. I ricordi, le testimonianze, si perdono nel tempo e si mescolano con la storia del confine orientale. I confini vanno vissuti senza quel connotato ideologico che li ha voluti e legittimati o contrastati. Vanno vissuti con la quotidianità di chi deve attraversarli, di chi non può oltrepassarli, di chi si è visto da un giorno all'altro essere con un piede di qua ed un piede di là, pezzi di casa a metà, terre...

Quando il confine divise non solo i vivi ma anche i morti, come a Merna

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Le vicende del Confine Orientale italiano sono tanto complesse, quanto lineari sotto il segno dei nazionalismi, male assoluto del '900.  Lineari come quella diagonale che per trent'anni ha diviso vivi e morti, di qua e di là, a Merna/Miren. Per capire quanto sia importante l'Europa, il senso di Europa senza barriere, confini, almeno negli intenti, perchè nella realtà l'Europa di confini e barriere ne ha ancora oggi fin troppe per respingere i popoli migranti, basta fare un salto al cimitero di Merna. Alle porte di Gorizia. Siamo in Slovenia. Si continua a far fatica nel comprendere come certe cose possano essere accadute, eppure son successe.    Una società che non aveva rispetto per i morti, figurarsi che rispetto poteva avere per i vivi. Corpi divisi, metà in Italia, metà in Jugoslavia. Questo fu ciò che accadde con il Trattato di Pace, fino, praticamente, al Trattato di Osimo. Trent'anni di divisioni, di follie, in un territorio che per secoli conviveva pacificam...

Svolti l'angolo e il confine è chiuso

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Alla fine ci fai l'abitudine. Ti abitui a tutto. E questo è il problema. Ma un tutto che va incontro ad un limite di sopportazione. Questa emergenza coronavirus ha ben sottolineato una cosa. Chi ha potuto ha calcato la mano. C'è chi ne ha approfittato per mettere alla luce il meglio o il peggio di sè. Su tutti i livelli. Dal comunale, al regionale, al nazionale. In ogni ovunque, tutto si è rivelato essere paese. E succede che svolti l'angolo e ti trovi il confine chiuso. Fino all'altro giorno ci andavi per comprare le sigarette, far il pieno alla benzina, andare a visitare il cimitero che nello scorso secolo è stato tagliato in due da una linea che ha diviso i corpi dei morti, che si trovavano con la tomba metà in Italia e metà in Jugoslavia. Oppure svoltavi l'angolo semplicemente per sentirti europeo. Sentirsi europeo significa poter mettere piede in una nazione diversa nel giro di un niente senza dover dare conto a nessuno. Ora sei in Italia, ora sei all'ester...

Il diritto al ritorno degli oltre 100mila sloveni scacciati dalla "Venezia Giulia"

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C'è chi in questo periodo parla di "diritto al ritorno" nelle terre perdute, come l'Istria, la Dalmazia, Fiume. Un ritorno che deve avvenire dal punto di vista culturale, economico, sociale, anche perché in altro modo sarebbe possibile solo con una guerra. Ma i primi ad essere costretti ad andare via furono gli sloveni, dalla "Venezia Giulia" non appena l'Italia entrò nel pieno possesso amministrativo e politico delle terre occupate con la prima guerra mondiale. Ci sono stati diversi studi sul punto, importanti pubblicazioni.  Ma per ricordare questo esodo di oltre 100 sloveni scacciati dalla Venezia Giulia non ci sarà alcun Magazzino 18, alcuna legge sul giorno del Ricordo, alcun campo profughi che diventerà luogo di interesse culturale. Solo nel cimitero di Miren, alle porte di Gorizia, si può trovare nella piccola sala museale un richiamo a quel fatto tragico. Nel 2001 è stato pubblicato una relazione, redatta dalla Commissione che venne istitu...

E sono 33. Si rinnova l'incontro di amicizia tra Ronchi ed Opacchiasella nel nome della Resistenza

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Venne ideato nel 1975 dal ronchese Moreu su commissione della Presidenza Repubblica di Jugoslavia il Monumento alla Resistenza "Battaglione Triestino" sito in Slovenia ad Opacchiasella/Opatje Selo frazione del Comune di Merna/Miren.  Monumento che verrà inaugurato nel 1978. In ogni lato vi sono delle frasi epiche che hanno caratterizzato la Resistenza ed in ogni lato vi sono impresse le opere di Moreu con tanto di sua firma ancora oggi ben leggibile. Passano gli anni, 1984, l'ex Sindaco Blasutti, che sotto il suo mandato sostenne la realizzazione di quel monumento, si attivò con la locale sezione dell'ANPI di Ronchi per avviare quel gemellaggio che ancora oggi continua a rinnovarsi con questa storica località. Come è stato ricordato, lo spirito del gemellaggio tra Ronchi e Merna trae origine proprio dai primi giorni del settembre del '43 quando si costituirà quell'unicum della Brigata Proletaria, con la dura battaglia di Gorizia. E proprio in quella...

L'ombra aldilà ed aldiquà del confine nel cimitero di Merna/Miren

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Confini tracciati con il gesso, con la vernice bianca, poi pali e rete metallica e filo spinato. La mano “francese” che ha governato gli accordi del 1947 ha manifestato tutta la sua schizofrenia, con l'operato angloamericano, nella realtà brutale che ha partorito tante sofferenze nel goriziano. Terra storicamente multietnica, multi-comunitaria e poi frammentata in mille e più pezzettini. Frammenti che a volte hanno dato la possibilità di salvaguardare la propria permanenza nel territorio italiano, come accaduto per una Contessa e per la sua villa, grazie ad alte conoscenze, ma frammenti che a volte non hanno dato pace neanche ai morti,che hanno superato ogni confine lì ove il confine non doveva arrivare e dove è anche arrivato, con la sua rete fredda e metallica, nel cimitero di Merna. Si è già scritto molto sulle vicende di questo cimitero, su quello che è accaduto, da chi aveva metà corpo sepolto in Italia e metà in Jugoslavia, a chi si recava in quel posto per scambiare be...