I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

I nomi dei luoghi ora in italiano ora in sloveno o croato nei documenti dell'intelligence americana


Con il Trattato di Pace del 1947 le conseguenze furono ben note. Si avviò l'esodo, importante, per alcuni aspetti epocale, le ragioni furono prevalentemente dovute al fatto che non si voleva vivere in uno Stato comunista e Jugoslavo e che non fosse italiano. Non furono le uniche, ma furono quelle prevalenti. Così come non semplici furono anche le vicende per gli optanti, le testimonianze raccontano storie diverse ed esperienze diverse. Solo in Dalmazia ne vennero accettate a fine novembre 1948 quasi un migliaio, di cui poco più un centinaio provenienti dalla zona di Lussino, località su cui è incentrato ora questo scritto. Si avviò con il Trattato di Pace anche una "restituzione" dei nomi dei luoghi al ceppo slavo. Questione che ancora oggi continua a far discutere nei Paesi dell'ex Jugoslavia. Vedi ad esempio quanto accade a Capodistria, dove si potranno leggere i cartelli stradali bilingui solo delle città dove il bilinguismo è applicato. Ljubljana a Capodistria, dove il bilinguismo è legge, non sarà Lubiana. In tutto ciò è interessante continuare ad osservare come nei documenti dell'intelligence americana, almeno nei primi anni post Trattato di Pace, si continuassero i nomi dei luoghi per poco più di vent'anni appartenuti al Regno d'Italia, ad essere identificati in italiano prima, croato o sloveno poi. Abbiamo già visto, invece, ad esempio, un documento degli anni '60 dove invece con un colpo di penna i nomi dei luoghi scritti in italiano erano stati corretti nella loro forma slovena o croata. Insomma, una situazione a dir poco ballerina.
 

 
Nel documento che ora brevemente si commenta, del 17 dicembre 1948, analizza lo stato difensivo della zona di Lussino. Piccoli gruppi di militari jugoslavi, per lo più armati con fucili italiani e tedeschi, a difesa dell'isola. Un documento che riporta i nomi dei luoghi su una cartina abbozzata prima in italiano e poi nella forma slava. Anche con alcuni errori. Dunque si leggerà ad esempio: Lussinpiccolo (Losinj Mali) Lussigrande Losinj veliki); isola di Sansego(Susak); Ossero( Oser); Isola di Cherso( Cres); Faresina(Porozina); Dragosetti( Dragozetici).
 
mb

Commenti

  1. Le ragioni dell'esodo non sono dovute al fatto che gli "optanti" come li chiama lei ( chissà perché sbrodolate tanto amore per i profughi di oggi, ma quelli di ieri vi fanno così schifo) non volessero vivere in uno stato comunista, ma a causa della campagna di repressione avviata dal neonato governo Jugoslavo. Le minoranze tedesche furono mandate via per decreto, mente per quelle italiane si adottò una politica un po' più morbida, ma che in sostanza sortì gli stessi effetti.

    I nomi dei luoghi non furono "restituiti", ed il fatto che quella zona appartenne per poco tempo al regno di Italia c'entra poco, dato che i toponimi avevano comunque anche toponimo italiano assieme spesso a quello slavo e tedesco.

    Purtroppo il nazionalismo è anche pensare che un luogo debba avere soltanto un nome, slavo od italiano che sia, e chiamare "restituzione" la cancellazione di una cultura come se certi luoghi non potessero avere più nomi, ma uno dovesse prevalere sull'altro.

    Ci sono i nazionalisti italiani, quelli sloveni, quelli croati etc....
    Poi ci sono gli italiani come lei che fanno i nazionalisti slavi, senza conoscere la lingua e la cultura di quei paesi.... Almeno impiegaste il tempo ad imparare una lingua in più invece di scrivere cazzate.....
    Chissà perché siete tanto affascinati dai Balcani che non conoscete.....

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