Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Quel documento della CIA degli anni '60 con i nomi delle città jugoslave in italiano e poi rettificato nella forma "slava"


I nomi dei luoghi hanno una importanza fondamentale, identitaria e di testimonianza del passato e delle radici storiche del luogo ma anche strategica. Un documento della CIA del 1963 con il quale si fotografava la situazione delle installazioni militari nelle principali località della Jugoslavia di Tito curiosamente riportava i nomi delle città in italiano, per poi in sede di revisione con un colpo di penna essere rettificati nella forma della lingua slava. Pola sarà Pula, Zara, Zadar, Capodistria, Koper, Spalato, Split, Fiume, Rijeka, ecc. Ciò probabilmente sarà avvenuto per una ragione strategica per consentire di identificare le città con i nomi riconosciuti in Jugoslavia in un tempo dove il bilinguismo non era sicuramente idilliaco.




mb

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