Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Mentre l'Egitto cerca di salvarsi la faccia in modo ridicolo sui diritti umani, arrivano nuovi accordi con l'ENI


L'Egitto è indebitato, parecchio. Se gli americani staccano l'assegno, sono dolori. E Biden lo ha detto chiaramente che il tempo degli assegni in bianco è finito.  E per questo ora gli egiziani iniziano a liberare qualche prigioniero politico. Sono 60 mila quelli arrestati. Tenteranno di salvarsi la faccia in modo ridicolo, liberando una manciata di detenuti, magari quelli dove le attenzioni internazionali sono state alte, e possono avere le simpatie degli americani ad esempio, ma tutto ciò non servirà a salvare la dittatura di Al Sisi, che comunque continua almeno sul fronte italiano ad ottenere accordi. Mentre negano ogni cooperazione giudiziaria con l'Italia sull'omicidio di Stato di Giulio, anzi, perseverano nella via diabolica del fango, mentre filtrano notizie che Fincantieri e Leonardo potrebbero aprire stabilimenti sul suolo egiziano, arriva il nuovo accordo con l'ENI che come è noto è in terra egiziana dall'anno successivo alla sua nascita, dal 1954 con la formula Mattei.
L'ENI rende noto che ha firmato al Cairo una serie di accordi con la Repubblica Araba d’Egitto (ARE), la Egyptian General Petroleum Corporation (EGPC), la Egyptian Natural Gas Holding Companny (EGAS) e la società spagnola Naturgy, che prevedono il riavvio dell’impianto di liquefazione di Damietta in Egitto entro il primo trimestre del 2021, la risoluzione amichevole delle dispute pendenti di Union Fenosa Gas e SEGAS con EGAS e ARE e la successiva ristrutturazione societaria della stessa Union Fenosa Gas, i cui asset saranno ripartiti fra i soci Eni e Naturgy. L’impianto di liquefazione, di proprietà della società SEGAS, partecipata al 40% da Eni attraverso Union Fenosa Gas (50% Eni e 50% Naturgy), ha una capacità di 7,56 miliardi di metri cubi all’anno; è fermo dal novembre del 2012.
Accordo che si sblocca in un momento cruciale, con l'EASTMED, che vede l'Egitto avere un ruolo cruciale ai danni della Turchia e l'Italia è il principale partner europeo nella nuova via del gas. 
Insomma, nulla di nuovo all'orizzonte.
 
mb

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