Il Niente Sovrano e la Trincea della Bellezza

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Non sarà l'arte a salvarci dal naufragio della storia, ma rimarrà l'ultima trincea, l'ultimo rifugio dell'anima. Viviamo nel crepuscolo delle grandi ideologie, in un millennio dove la globalizzazione ha cannibalizzato il pensiero, portando il consumismo alla sua ennesima, feroce potenza. Da un lato assistiamo al boom osceno e indomabile delle diseguaglianze sociali; dall'altro, l'arte contemporanea vaga come un fantasma, interrogandosi sul proprio senso dentro una società sbandata, cieca, che consuma l'esistenza alla giornata. Questa non è anarchia creativa: è il trionfo del vuoto assoluto. Un nichilismo sistematico che annichilisce ogni visione prospettica. L'ossessione dell'originalità a tutti i costi ha prosciugato le sorgenti della creatività differente, e l'arte, drammaticamente, si è adeguata. Si è sottomessa, facendosi merce tra le merci, un feticcio speculativo il cui unico scopo è alimentare i flussi del capitale. Una banana brutalmente ...

"Oltraggioso aver tolto lo striscione Verità per Giulio Regeni" nella regione di Giulio

Tanti i messaggi che sono filtrati con forza nella serata con la quale si ricorda la scomparsa di Giulio, che per convenzione come viene raccontato nel libro Giulio fa cose, si ferma il tempo alle 19.41, anche se è alle 19.51 l'ora dell'ultimo segnale rintracciato dal suo telefono. L'ultimo aggancio dello smartphone di Giulio Regeni avviene alla rete telefonica egiziana alle 19.51 del 25 gennaio all'interno della metropolitana del Cairo, ad un ripetitore situato vicino alla stazione della metropolitana di Dokki, dalle parti di piazza Tahrir. In quel momento il cellulare viene spento. L'ultimo messaggio di Giulio è stato invece inviato alle 19.41 attraverso la chat di Facebook.
In una serata potente, andando oltre ogni ritualità, e su tutti i livelli, il tono delle accuse dopo 4 anni di ingiustizie,si è alzato, nella forma e nella sostanza. Ad esempio, pur essendo i nomi degli indagati nomi, è stato un gesto politicamente forte e simbolicamente impattante vedere la terza carica dello Stato italiano stringere un foglietto in mano e fare i nomi del generale Sabir Tareq, i colonnelli Usham Helmy e Ather Kamal, il maggiore Magdi Sharif e l’agente Mhamoud Najem. E' stato significativo sentir dire nel corso della serata di iniziare a pensare ad un turismo etico, perché con quell'Egitto, non si può continuare a relazionarsi come se nulla fosse e di posti dove andarsi a fare le vacanze ve ne sono anche in Italia. D'altronde il legale della famiglia di Giulio ha detto che di casi simili a quelli di Giulio se ne registrano diversi ogni giorno. E non è mancata l'accusa mirata e diretta contro quella rimozione definita oltraggiosa dello striscione Verità per Giulio Regeni  con riferimento alla rimozione avvenuta dal palazzo della Regione FVG. Per ogni striscione tolto ne sono stati esposti altri 1000 in tutta Italia, è stato ribadito. Anche Capossela, ad esempio ha osservato che da ferrarese si è vergognato per la rimozione dello striscione che è avvenuto nel suo Comune, cosa che è accaduta in alcune località, ora motivata, ora senza alcun perché. Ma questo è il momento dove si deve scegliere da che parte stare, il tempo delle mezze misure è finito, a partire dall'esposizione dello striscione, chi non lo espone o chi non lo rimette dopo averlo tolto dai palazzi della democrazia, delle Istituzioni, dei Comuni, Regioni, Province, ecc, significa che non vuole condividere questa lotta fondamentale per ogni stato di diritto, come è stato detto, in questo 2020 anno fondamentale e lo deve essere, per Giulio e per tutti i Giuli e le Giulie d'Egitto ma non solo d'Egitto.

mb

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