I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

I muri della "rotta balcanica"servono solo a dividere i Paesi. In FVG arrivano centinaia di migranti

Oramai il giochino è chiaro ai più. La Croazia si divide dalla Serbia e dalla Bosnia, la Slovenia dalla Croazia e l'Italia in moto morbido, per ora, dalla Slovenia, dalla Bosnia sono pronti ad arrivare passando anche da Trieste migliaia di migranti. Numeri irrisori rispetto al passato, ma comunque importanti. I muri realizzati per respingere i migranti si sono rivelati essere inutili, troppo grande il territorio, diverse le modalità con sui si può oltrepassare il confine e sono stati solo uno strumento politico per marcare i confini tra alcuni Paesi balcanici che in questo periodo sono ai ferri corti. Soprattutto sloveni con croati, croati con serbi, croati con bosniaci e viceversa. Muri, filo spinato, telecamere, blindati, droni, ronde, pattugliamenti misti. La caccia al migrante. Migranti in fuga dalla disperazione, in cerca di una vita migliore, imprigionati nei campi terra di nessuno che ultimamente sono finiti sotto i riflettori di alcuni media. Mentre l'attenzione è tutta focalizzata per ragioni politiche sui porti, si ignora totalmente quello che accade al confine orientale. Non c'è un solo giorno che non sia segnato da nuovi arrivi, ondate variegate,  a volte importanti, a volte minimali. Il tutto mentre in modo irresponsabile si è colpito il sistema dell'accoglienza. Se la situazione continua così, con la fine della stagione estiva, si rischia un disastro sociale enorme. La politica in parte fa finta di non voler vedere quello che sta accadendo. Preferendo nascondere per ragioni di opportunismo ciò che succede ogni giorno. L'emergenza con cui il confine triestino e forse anche goriziano dovranno fare i conti sarà determinata non tanto dalla della rotta balcanica, mini o non mini che questa sia,  con numeri assolutamente gestibili, ma dalle misure che hanno affossato il sistema dell'accoglienza rendendo il territorio fragile da questo punto di vista. Ma qui la priorità pare essere il CPR, la demagogia e non il voler affrontare in modo responsabile ciò che sarà inevitabile affrontare. Puoi chiuderti come vuoi ma i migranti qui arriveranno, ti piaccia o non ti piaccia è così. 

mb

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