Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?




Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi dello stragismo neofascista e non solo. In questi dieci anni di strada ne è stata percorsa tanta, e il sostegno prima di tutto dato dall'avvocato Alessandra Ballerini e dal popolo giallo è stato determinante per affrontare quel mare immenso di depistaggi, ingiustizie e vigliaccate che hanno connotato questo tortuoso percorso non facilitato certamente dai rapporti tra Italia ed Egitto, dove la normalizzazione dei rapporti economici, militari, diplomatici, ha prevalso rispetto al voler dichiarare come Paese non sicuro, uno dei Paesi più tremendi in materia di trattamento dei diritti umani esistenti nel nostro mondo. Ovunque a dieci di distanza continuano a vedersi i simboli di questa battaglia, striscioni, panchine gialle, braccialetti gialli indossati da cittadini, nessuno ha dimenticato Giulio e nessuno avrebbe detto che a dieci anni da quel maledetto 25 gennaio 2016 saremmo stati ancora qui in una moltitudine immensa a pretendere verità piena e giustizia per Giulio e per tutte le vittime di quella dittatura di Al Sisi che continua a regnare indisturbato e con la complicità dell'Occidente "democratico" l'Egitto che si è portato via Giulio il 3 febbraio 2016.

mb 

 

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