Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Dalla terza guerra mondiale a pezzi al dopo Barcellona, come è cambiata la comunicazione sul terrorismo

Dopo quel maledetto 17 agosto del 2017, nulla è stato più come prima. Non solo per le famiglie coinvolte o per chi si porterà per sempre dietro la drammaticità di quell'atto, ma per come cambierà la strategia mediatica di comunicazione. Il terrorismo islamista lentamente sparisce dalle cronache nazionali. Inizia a non essere più un problema. Si era arrivati sul punto di perdere le staffe nelle città europee sempre più militarizzate. Ma il passaggio dai controlli serrati a trasformare i New Jersey in panchine è stato breve.


Certamente ha influito il quadro internazionale, l'aver demolito la roccaforte del terrorismo islamista. Però ogni volta che accadeva qualcosa si parlava fugacemente del fatto, lo si rilegava a possibile azione di qualche squilibrato, come se gli islamisti fossero equilibrati, di folle, come se gli islamisti fossero lucidi, cadevano le certezze, cadevano le prime pagine, le dirette mondiali. Per poi la notizia sparire, non sapere più la matrice, la causa, la responsabilità. Il niente. Mentre fino a Barcellona si sapeva vita e morte e miracoli di tutto. Pazzesco. Ma è quello che sta accadendo senza che nessuno si ponga alcuna domanda perchè accettato come normale in balia di una normalità che ti travolge e fa dimenticare l'incubo in cui eravamo piombati. Ma è realmente finito quell'incubo? Dopo Barcellona di fatti di rilievo vi sarà New York il 31 ottobre del 2017 nella giornata di Halloween, la notizia avrà spazio ma durerà meno del solito. Poi il vuoto per ritornare a Parigi nel maggio del 2018, a Lubeck in Germania o il 23 luglio a Toronto. Si parlerà di attentatore, ma con l'avvertenza che non si può parlare di terrorismo, mentre prima si diceva non si può escludere il terrorismo. Eravamo arrivati a parlare di terza guerra mondiale a pezzi, a frammenti. Poi, è finito tutto d'un colpo. E' stata la guerra mondiale più veloce e rapida della storia dell'umanità probabilmente.
 
Quando si era innanzi ad atti che creavano in ogni caso terrore. Comunque sia la regia mediatica è cambiata in modo radicale, perchè alcuni importanti media hanno indiscutibilmente contribuito per come gestita l'informazione ad ingigantire un fenomeno agghiacciante, a potenziarne gli effetti ed a spingere clamorosamente l'Europa verso i nazionalismi più radicali ed estremi.

Marco Barone


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