Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Dal trio Saba, Svevo Joyce a Trieste, passando per Matos a Zagabria e Dalla a Bologna

Nella indimenticabile disperato erotico stomp, cantava Lucio " Girando ancora un poco ho incontrato uno che si era perduto gli ho detto che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino mi guarda con la faccia un po' stravolta e mi dice: "Sono di Berlino".  

Bologna città a dimensione umana, ma nello stesso tempo città multiculturale, e cosmopolita, che vorrebbe essere metropoli nel suo essere grande paese e non è mica una offesa ciò. Nel centro di Bologna a pochi passi dalla grande incompiuta, la Basilica di San Petronio, per un breve periodo è stato possibile vedere la statua in bronzo dedicata all'amico Lucio. Lui con il suo tipico stile, braccio disteso, sorridente e con in mano un sacchetto aperto. Non so perché, diciamo così, ma in mente mi viene una di quelle pubblicità che si possono vedere in TV che sponsorizzano una nota marca di patatine. Chissà cosa avrebbe detto Lucio di quella statua. Oggetto di culto virtuale, con i canonici ed immancabili selfie. Anche un cane era seduto vicino a Lucio. Forse aspettava che la statua prendesse vita? e che Lucio offrisse al grande e possente cane nero una patatina? E non voleva andare via quel cane al richiamo del padrone. E pensi alla prima volta che hai incontrato Lucio a Bologna. D'altronde tutti quelli che hanno vissuto a Bologna racconteranno quella volta che hanno visto Lucio Dalla per le sue strade, o Gianni Morandi o Francesco Guccini. 
Non è difficile entrare in qualche trattoria tipica e vedere foto con Lucio o Gianni o Francesco. Li chiamo per nome, con tale confidenza, perché è come averli conosciuti di persona nella Bologna che vive tanto di ricordi e fatica ad accettare il nuovo corso moderno che ne stravolge l'autenticità nell'austerità dei diritti sociali, nella globalizzazione che ammazza ogni dissenso. 
Camminava pensoso quella sera d'inverno Lucio nella vicina Piazza Santo Stefano. E se non ricordo male portava a spasso un piccolissimo cane. Pensoso come come James Joyce sul Ponterosso in via Roma a Trieste, e seduto sulla panchina come Antun Gustav Matos  lungo il viale Strossmayer a Zagabria. Esiste oramai una "moda" dedicare ai grandi della propria città, con l'intento di immortalarli attraverso la fisicità nel secolo dell'universo virtuale, una statua a dimensione umana, in una posizione tipica di quel personaggio, tra chi fuma la pipa, come Saba a Trieste e chi intento a fare altro, o semplicemente fermo a guardare, come Svevo sempre a Trieste. Non ho conosciuto Lucio, ma lui seduto sulla panchina, sorridente, sicuramente accogliente, con quel sacchetto aperto mi lascia a dir poco perplesso, come perplesso era quel cane, che attendeva, invano, del cibo,forse, che non arriverà. Forse è un bene che quella statua con la panchina sia sparita, anche se pare che una copia sia in lavorazione. Vedremo.
Marco Barone  @ilKontrastivo

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