Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

L'Egitto continua a non essere dichiarato Paese insicuro ma Giulio non è finito nell'oblio


 Nel sito Viaggiare Sicuri della Farnesina, nella scheda dedicata all'Egitto si continua a leggere che 

 "Dal 2011 l’Egitto è stato attraversato da profondi rivolgimenti politico-sociali ed il contesto politico-regionale relativo alla questione palestinese può avere riflessi sulla stabilità sociale e movimenti di protesta.

I connazionali che si recano nel Paese per motivi professionali, di studio o turistici, devono essere pienamente consapevoli di tale contesto generale, così come dei rischi di detenzione o di altre misure coercitive connesse alla partecipazione ad attività politiche o anche soltanto a discussioni potenzialmente ricollegabili al contesto politico interno, come dimostra l’omicidio di Giulio Regeni. Come noto, nel 2016, è stato rinvenuto, vicino al Cairo, il corpo del giovane ricercatore italiano, torturato e barbaramente ucciso".

I rapporti commerciali tra Italia ed Egitto continuano ad essere consolidati, si stipulano anche accordi  per modernizzare l'educazione tecnica, l'Egitto ora gestisce 90 scuole di tecnologia applicata. Infatti il ministero sta perseguendo la cooperazione internazionale per aumentare gli standard e attirare partner dalla Germania, dall'Italia e dal Giappone, con l'obiettivo di lanciare più scuole che offrono programmi accreditati a livello internazionale. E ciò non può che continuare ad avere un sapore di beffa dal momento che Giulio è stato massacrato dagli apparati di sicurezza chiamati a garantire la stabilità della dittatura di Al Sisi, ed in Egitto lui era andato per studiare, appunto. Tutto continua come sempre, zero collaborazione sul fronte giudiziario, zero cooperazione sul fronte dell'uccisione di Giulio Regeni, mentre la giustizia italiana sta facendo il suo cammino solo grazie alle peripezie affrontate dalla famiglia di Giulio insieme al suo inarrestabile avvocato.

Insomma, l'Egitto continua a non essere dichiarato come Paese insicuro, anzi, nel 2024 venne incluso nella lista dei Paesi sicuri, nonostante il quadro ben noto sul fronte dei diritti umani. Ma Giulio non è finito nell'oblio, anche se si parla decisamente meno di Giulio, l'attenzione c'è e quanto a lui accaduto ha lasciato il segno per sempre.

 

 

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