Nel 2026, 80 anni dalla strage di Vergarolla, come per la strategia della tensione, senza verità, anche se non si era più in Italia

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  Ancora oggi non c'è una lapide istituzionale che ricordi a dovere le vittime della strage di Vergarolla di cui non si conosce il numero esatto dei morti, 64 furono  le vittime identificate. Quanto accaduto il 18 agosto del 1946 ha lasciato il segno indelebile nella storia delle complesse vicende del confine orientale spesso strumentalizzate per revisionismi storici, nazionalismi nostalgici, che nulla c'entrano con la verità e la giustizia negata alle vittime di quel fatto drammatico. Come accaduto durante lo stragismo neofascista durante la strategia della tensione, praticamente non vi è stata alcuna verità, nessuna inchiesta degna di nota. Solo supposizioni, teorie, ipotesi, spesso istanze degne di ultras più che di seguaci della verità. Quel fatto tragico è stato chiaramente utilizzato dalla retorica revisionista per le proprie battaglie ideologiche anticomuniste e contro la Jugoslavia comunista di Tito. Quando accadde quel fatto, Pola, era una zona enclave all'interno ...

Bastano i 7 punti dello Statuto del Comune di Ronchi per votare NO Il 19 giugno alla fusione

Sette punti eloquenti, chiari, che nella loro semplicità evidenziano l'importanza di un Comune e cosa questo rappresenti per la sua comunità. L'attuale Statuto del Comune di Ronchi è stato adottato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 90 dd. 28/03/1991 (e succ. modifiche e integrazioni).  Al punto primo si legge che il nostro Comune  è l’ente espressione della comunità locale dei cittadini dotato di rilevanza costituzionale.  Dunque già questo principio basterebbe. Rilevanza costituzionale. Sopprimere un Comune, significa sopprimere un piccolo ma importante pezzetto della storia della nostra Costituzione. Al punto due si legge che il Comune ha autonomia statutaria normativa ed impositiva, organizzativa finanziaria ed amministrativa.  Autonomia, quella grande bestia che tanto fastidio ha recato ai grandi poteri, ai regimi, perché autonomia significa democrazia, significa rappresentanza piena ed incondizionata della propria comunità. E ciò lo si desume bene al punto tre quando si legge che il nostro Comune è ente  autonomo e sovrano che rappresenta la popolazione nell’ambito del proprio territorio, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo civile sociale ed economico, nel rispetto della costituzione e delle leggi e dei principi dell’ordinamento della Repubblica Italiana. Certo, si dovranno fare i conti con le scellerate UTI che rischieranno, nel caso della fusione di far letteralmente piazza pulita di Ronchi, territorio per la disponibilità dei suoi spazi, per la presenza dell'aeroporto e di altre infrastrutture che fa gola a tanti speculatori, ma questa è una partita che si riaprirà, come è giusto che sia, dopo il 19 giugno.  Il punto quattro afferma che il Comune di Ronchi è titolare di funzioni proprie ed esercita le funzioni ad esso conferite o delegate dallo stato e dalla regione Friuli Venezia Giulia. Partecipa al processo di riconoscimento del ruolo degli enti locali nella gestione delle risorse locali, del gettito fiscale e nell’organizzazione dei servizi pubblici o di pubblico interesse. Il punto cinque che favorisce la più ampia partecipazione democratica della popolazione alle scelte amministrative nel rispetto delle leggi e dei principi in materia di ordinamento degli enti locali. Democrazia, altra brutta bestia per i grandi poteri ed alcune lobby in un sistema sempre più decisionista ed oligarchico dove una cerchia ristretta di potere vuole condizionare, governare nell'interesse particolare a danno di quello generale, a danno del bene comune. Il punto sei afferma che assicura il libero accesso alle informazioni sulla vita e sull’attività dell’ente ed il punto sette che garantisce l’uso dei servizi pubblici in condizioni di parità e senza discriminazioni a tutti i cittadini della comunità. Ora perché perdere o compromettere tutto ciò? Per una fantomatica città comune, che di comune non ha niente e di città neanche l'ombra? Ronchi non avrà nessun beneficio reale da questa fusione, una fusione senza alcuna progettualità degna di tal nome basata più sul chi vivrà vedrà che altro. I Comuni sono una cosa seria e questa fantomatica proposta di fusione non lo è.
Il nuovo Comune avrà la sua sede in Monfalcone, Ronchi e Staranzano nella migliore delle ipotesi diventeranno dei banali Municipi, realtà prive di personalità giuridica, vi rimarrà qualche sportello, come quello dell'anagrafe, ma il Comune è ben altra cosa ,altro che accontentino del Municipio. Ed a tal proposito viene in mente quanto accaduto a Roiano di Trieste dove il centro civico di Roiano Gretta Barcola di Largo Roiano ha chiuso i battenti dopo anni di presenza in loco, ciò per ragioni di razionalizzazione e risparmio e chi ne ha pagato le conseguenze sono ovviamente i cittadini di quel rione inglobato da Trieste. Il 19 giugno è fondamentale andare a votare per il referendum contro la fusione di Ronchi e Staranzano con Monfalcone e votare no. No per l'autonomia, no per la democrazia, no per il bene Comune, ben ricordando che non vi è alcun quorum per la validità di questo referendum.




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