Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Quella solidarietà tra Udine e Trieste sotto il segno dell'Italia


Due città, in due regioni territorialmente diverse, ma unite in quel Friuli Venezia Giulia di cui ancora oggi si dibatte se debba essere con o senza trattino. Due città, per quanto rivali, che ebbero però un sentimento di condivisione di solidarietà sotto il segno dell'Italia. Non a casa il giornale di Udine nella tarda primavera del 1867 dava risalto a quanto accadeva a Trieste contro gli austriaci. Udine nel 1866 passò sotto l'Italia, Trieste dovette aspettare, dopo secoli di fedeltà all'Austria, la catastrofe della prima guerra mondiale. Nel 1867 ad esempio a Udine si raccontava di quella diffusione di tricolori per la città dell'Alabarda. Così la cronaca dell'epoca: "Domenica i muri furono tappezzati di biglietti che portavano a stampa le seguenti parole: vogliamo l'Italia una con Vittorio Emanuele nostro re. Viva l'Italia, viva Garibaldi! Gli alberi erano anch'essi coperti di biglietti consimili e quasi tutti ornati di bandiere nazionali. Al giardino pubblico, seconda edizione dello stesso spettacolo. I cartelli erano profusi su per le pareti e sparsi lungo i viali insieme a proclami che, vi garantisco, non avevano il visto della censura; e gli alberi che adornano quél vago ritrovo erano largamente adorni di bandiere italiane. Non si può immaginare lo scompiglio dei poliziotti. Chi non ha visto la polizia austriaca in quel giorno non sa che cosa sia impiccio, stupore e confusione. Si mandarono in pezzi le invetriate del signor Scrinzi, che doveva partire per Vienna nella qualità di deputalo di Trieste al Parlamento tedesco. Nella notte l'autorità fece una perquisizione in casa del sig. L. C, il quale fu condotto all'ufficio di polizia in mezzo alle guardie e trattenuto sino a mezzogiorno, sebbene la perquisizione sia riuscita vana. Nel mattino ed anco senza risultato venne fatto altra perquisizione presso il sig. Cabrfn, giornalista, e già volontario garibaldino".

mb

 

 

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