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La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

A Trieste il molo Audace dovrebbe tornare a chiamarsi molo San Carlo. Lo si deve alla storia della città

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Trieste è una città che vanta circa tra piazze e vie poco più di 900 denominazioni. E con l'avvento del Regno d'Italia si è registrata una trasformazione importante nei nomi dei luoghi della città. Vie, piazze, che per secoli hanno accompagnato la quotidianità dei triestini con il loro nome storico hanno dovuto cambiare la denominazione per favorire il processo di assimilazione all'Italia. Piazza delle Poste divenne piazza Vittorio Veneto, piazza del Teatro, ritornò in piazza Verdi, piazza Giuseppina in Piazza Venezia, e questo è forse uno dei peggiori dispetti fatti alla Trieste asburgica,  piazza Grande, che era il modo in cui sotto l'Impero si chiamavano le piazze principali delle città, prenderà il tipico nome diffuso in tutta Italia di Piazza dell'Unità, foro Ulpiano un tempo era piazza Principe Eugenio, piazza della Barriera vecchia divenne piazza Garibaldi, e si può continuare alla lunga soffermandosi sui 900 nomi che caratterizzano le vie e le piazze trie...

La distesa di piedi sul Molo Audace

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Chi scarpe basse, chi sportive, chi stivaletti, chi scarpe alte, chi semplicemente scalzo. Tra una bicicletta accompagnata sul manto del molo che unisce l'acqua salata del golfo di Trieste al cielo sfuggente al rosso Carso, tra pensieri seduti sulla bitta, si consuma, in un giorno di primavera, quel pasto diventato rito che non conosce tempo, quel rito irrituale nella sua forma, quel rito che vede nello stesso luogo, certo e definito, ceti diversi, a volte contrapposti, ma ora nella loro indifferenza e solitudine, camminare lungo il piccolo viale che conduce verso la rosa dei venti.  Piedi sospesi, abbandonati tra scale piccole e senza equilibrio, e quella schiuma di mare che ti distrae dall'assaporare la serenità nell'immensità di un momento ripetuto negli anni perduti e ritrovato negli anni temuti. E scivolano via tra l'aria ed il mare, giocherellando con gli schizzi da evitare, quei piedi affaticati, che sorreggono le fondamenta dei tuoi sogni che un...

Trieste, tra debito pubblico, patto di stabilità e sogni traditi

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scala al Belvedere Trieste Come è noto, vi è stata recentemente una importante sentenza della Corte Costituzionale , la n°. 219 del 19 luglio 2013,con la quale si è dichiarato illegittima la disciplina che norma le sanzioni per la violazione del patto di stabilità da parte delle Regioni a Statuto Speciale. In particolare, la Corte ha ritenuto che l'applicazione diretta di queste sanzioni anche alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome sia illegittima per eccesso dei limiti della delega in tema di federalismo fiscale (legge n. 42 del 2009). Infatti, detta legge riserva la determinazione di tali sanzioni ai singoli accordi che lo Stato deve definire con le Regioni speciali in materia di patto di stabilità, dunque, per la Corte Costituzionale, il legislatore delegato ha ecceduto dai limiti impostigli dalla delega, incorrendo nella denunciata violazione dell’art. 76 Cost. Insomma le Regioni a Statuto Speciale non hanno certamente ora il via libera per “violare ” d...

Trieste invasa dalle scritte sui muri

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Città che vai, scritta sui muri che troverai, forse. Valencia, Napoli, Bologna, Pisa, sono alcune città dove è facile incontrare murales, espressione anche di protesta forte e comunicativa, chiamala se vuoi... arte sociale.                                      ( Valencia)                                                   ( Napoli)                                     ...

Il linguaggio in "codice" delle scritte sulla Rosa dei venti del Molo Audace

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Ha creato grande indignazione la scritta apparsa recentemente sul disco di bronzo e altri segni anche sulla portante colonnina di pietra della Rosa dei venti del Molo Audace di Trieste. Sul disco di bronzo è ben leggibile la parola Italia seguita da merd , che in francese significa merda, concetto molto usato anche dalla politica italiana, e poi sia sul disco di bronzo che sul Molo Audace che sulla colonnina di pietra reggente la Rosa dei venti vi sono delle sigle e segni che ho provato a decifrare. Come si può notare dalle foto diffuse la parola merd- Italia, in realtà è preceduta da una sorta di acronimo, che potrebbe essere TPPV. Scritto male, ma la p, minuscola, sembra essere confermata dalla scritta riportata sulla colonnina di pietra. Cosa significa TPPV? E' una procedura medica finalizzata rimuovere opacità del vitreo e membrane attraverso una incisione pars plana, trans pars plana vitrectomy , ovvero Tppv. L'operazione ha in sostanza il meri...

L'angolo delle lattine del Molo Audace e l'uscita di (in)sicurezza della Stazione di Trieste

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Trieste di norma diventa notizia mediatica nazionale per tre eventi, cronaca nera, per la Barcolana e per l'amata ed odiata Bora. E quando si parla di Trieste ecco apparire, nel bene o nel male, il Molo Audace. Sì, il Molo Audace è il simbolo mediatico con il quale, nell'immaginario collettivo, si identifica Trieste. Ritorno per l'ennesima volta sul degrado che caratterizza questo molo, forse il più affascinante d'Italia se non di tutta Europa. E' dal 2012 che è dissestato, è dal 2012 che dei divisori stradali separano i passi quotidiani da quella pietra in bilico ed indecisa se sprofondare nelle profondità del golfo o meno. Mentre la pietra continua la sua battaglia, e chi dovrebbe amministrare la cosa pubblica continua nella sua indifferenza, il simbolo di Trieste vive il degrado come la normalità. Ed ecco l'angolo del dubbio divenire l'angolo delle lattine di birra. Vandalismo metropolitano legittimato dall'incuria genera...

Salvato un Marangone al Molo Audace

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Passeggiare sul Molo Audace diviene spesso motivo di grande indignazione. Lo vedrai sempre sporco, ancora essere in stato di dissesto, e bottiglie di vetro disseminate ovunque dai soliti incivili. Qualcosa a Trieste ultimamente non funziona. All'inciviltà di molte persone che non hanno nessuna cura per il bene comune si deve certamente aggiungere il dubbio che chi ha in appalto il servizio delle pulizie cittadine probabilmente non ottempera pienamente a tale incombenza. Altrimenti perché Trieste continua ad essere in qualsiasi ora della giornata sporca? Sporchi i marciapiedi, sporche le strade, sporche le aiuole. Ma ahimè ad essere sporco è anche il mare. Quel mare che circonda la Città soffre e soffre ancor di più in queste giornate dominate da Caronte. Vedrai all'angolo tra il Molo audace e la riva che costeggia la Piazza dell'Unità d'Italia , l'acqua essere in condizioni semplicemente pietose. Bottiglie, olio dei motori, cassette gal...

Trieste dal Molo Audace decadente, all'errata sincronizzazione dei semafori, alcuni problemi della Città

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I semafori hanno un loro fascino. Tre luci che in via automatica provano a conferire una sorta di ordine nel caos del traffico cittadino. Pedoni, auto, camion, moto, biciclette tutti imprigionati dal rosso e liberati dal verde di quel segnale luminoso, inventato  a Nottingham verso la fine del 1800. Ora vi domanderete perchè parlo del semaforo? Semplice. Perchè a volte ci si deve occupare anche di quelle piccole cose che condizionano la quotidianità, quelle piccole cose che in realtà possono divenire grandi cose e se la grande cosa è la prevenzione, allora non posso non parlare del semaforo e della errata sincronizzazione dello stesso. Mi riferisco in particolar modo ai semafori disposti lungo le rive triestine,e nel particolare del particolare ai semafori disposti innanzi la seconda piazza più grande d'Europa che sfocia sul mare, la Piazza dell'Unità d'Italia. Accade che non appena attraversi la prima corsia, con il semaforo verde, devi sostare qualche...