Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Entro il 2040 sarà pronta la Trieste del "futuro" con un Porto Vecchio "stravolto", ma è ciò che vuole la città? I prossimi vent'anni saranno cruciali



 

 
 
Si chiama Consorzio per la valorizzazione del porto vecchio ''Ursus''. Hanno dovuto scomodare anche il vecchio gigante dormiente, l'URSUS che è un pò il simbolo di una Trieste che non sa che pesci pigliare. E alla fine l'URSUS se ne stava scappando da Trieste, come hanno fatto migliaia di triestini in questi decenni, essendo una delle città italiane con il tasso emigratorio più alto. Dovevano metterci l'ascensore, doveva diventare una sorta di Disneyland in salsa triestina, doveva tante cose. 
Entro il 2040 si dovrebbe portare a compimento la Trieste del futuro. Quella che passa dal Porto Vecchio. Area immensa, di circa 601.403 mq, la cui estensione va dallo sbocco del Canale di Ponte Rosso a Barcola. Cinque moli (moli 0, I, II, III, IV), 3100 metri di banchine di carico e scarico merci, ventitrè grandi edifici e direttamente collegato alla vecchia ferrovia del 1857. Questo quanto si può leggere in sintesi in uno dei tanti allegati all'approvazione del Consorzio URSUS. Il Porto Vecchio di Trieste fu costruito tra il 1868 e il 1887,"per volontà dell’impero austroungarico che doveva dotarsi, a Trieste, di un grande porto capace di gestire il retroterra dell’Austria-Ungheria e Riproduce, nell’impianto urbanistico e nelle regole costruttive dei suoi edifici, le caratteristiche dei Lagerhauser (brani di città destinati alla movimentazione delle merci) dei porti del nord- Europa". Una meraviglia per decenni abbandonata al degrado, a se stessa, poi marce in stile dannunziano politiche ai limiti del surreale per chiederne l'apertura, battaglie legali, per arrivare a quello a cui si voleva arrivare, partendo dallo smantellamento dei binari. 
 
 

 
Visto che a Trieste non si può più costruire, lo spazio non c'è, l'unico campo a disposizione per questo settore economico è quello del porto Vecchio. Vecchi palazzi storici di Trieste stanno diventando alberghi, per una città non votata al turismo, una città che deve la propria anima al porto e senza questo muore. Ma hanno deciso che deve diventare una città turistica, dove devono arrivare con la loro prua su piazza dell'Unità i giganti del mare costruiti anche a Monfalcone mentre le due statue nazionaliste di Trieste sedute sull'orlo del mare che bagna una delle piazze più grandi d'Europa, continuano a prestarsi a selfie inconsapevoli di chi non ne conosce neanche il significato. Ha prevalso legittimamente o meno la politica che vuole un porto Vecchio senza più la sua destinazione ad ambito portuale, questa deve rimanere nell'area del Molo VII in sostanza. Fu nel 2014 che si pose una prima pietra enorme rivoluzionaria in tal senso. Con l’articolo 1, commi 618 e 619, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015) con il quale le aree, le costruzioni e le altre opere appartenenti al demanio marittimo del Porto Vecchio di Trieste, escluse le banchine, l'Adriaterminal e la fascia costiera, sono state sdemanializzate e assegnate al patrimonio disponibile del Comune di Trieste per essere destinate alle finalità previste dagli strumenti urbanistici. Poi è stato tutto un seguito di accordi, atti e quant'altro per arrivare all'atto di marzo 2020 con la nascita di questo Consorzio che dovrà terminare la propria attività nel 2040. L'anno limite in cui dovrà essere ultimata la Trieste del futuro, da funicolari o cabinovie e chissà quale altra proposta fantasiosa ancora che non farà rima con porto. Il FVG è una regione che entro il 2060 rischia di scendere sotto la soglia di 1 milione di abitanti. Trieste va diritta sotto la soglia di 200 mila abitanti, ha l'età media altina, e non sembra essere una città per i giovani. In tutto ciò si sta pianificando il castello delle meraviglie in una regione dove i tentacoli delle mafie ci sono eccome e dove la vigilanza dovrà essere altissima in quell'area per evitare ogni infiltrazione. Il punto è ma questo è ciò che vuole la città di Trieste? Che futuro vuole? Città turistica? Quando qui il massimo del turismo è di due giorni? Città portuale? Città dove fare opere alla Dubai?  Si tratta di cose così incisive e profonde che sarebbe stato forse il caso di avviare una sorta di costituente per Trieste e non sondaggi statistici spesso indirizzati che trovano il tempo che trovano. Giusto riqualificare zone degradate, ma il punto non è questo, ma la visione che si vuole avere di questa città. Il tempo passa, l'URSUS attende di capire che futuro avrà, se attrazione alla Disneyland o scenografia per una città set cinematografico, e intanto nasce un consorzio, che porterà il suo nome, che modellerà nei prossimi vent'anni la Trieste che verrà. Il sistema procede a spada tratta verso la sua meta, se poi questo è un bene per Trieste, sarà il tempo e la storia a giudicare. L'unica cosa certa è che questi vent'anni sono cruciali per la città e le prossime elezioni amministrative saranno importanti proprio per ciò. Dare continuità a chi ha voluto questo futuro che passa per il porto Vecchio di Trieste, oppure interrompere questo disegno per una Trieste a dimensione razionale e che sappia recuperare la propria identità storica? 
mb

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