Si chiama Consorzio per la
valorizzazione del porto vecchio ''Ursus''. Hanno dovuto scomodare anche
il vecchio gigante dormiente, l'URSUS che è un pò il simbolo di una
Trieste che non sa che pesci pigliare. E alla fine l'URSUS se ne stava
scappando da Trieste, come hanno fatto migliaia di triestini in
questi decenni, essendo una delle città italiane con il tasso
emigratorio più alto. Dovevano metterci l'ascensore, doveva diventare
una sorta di Disneyland in salsa triestina, doveva tante cose.
Entro il
2040 si dovrebbe portare a compimento la Trieste del futuro. Quella che
passa dal Porto Vecchio. Area immensa, di circa 601.403 mq, la cui
estensione va dallo sbocco del Canale di Ponte Rosso a Barcola. Cinque
moli (moli 0, I, II, III, IV), 3100 metri di banchine di carico e
scarico merci, ventitrè grandi edifici e direttamente collegato alla
vecchia ferrovia del 1857. Questo quanto si può leggere in sintesi in
uno dei tanti allegati all'approvazione del Consorzio URSUS. Il Porto Vecchio di Trieste fu costruito tra il 1868 e il 1887,"per volontà dell’impero austroungarico che doveva dotarsi, a
Trieste, di un grande porto capace di gestire il retroterra
dell’Austria-Ungheria e Riproduce, nell’impianto urbanistico e nelle
regole costruttive dei suoi edifici, le caratteristiche dei Lagerhauser
(brani di città destinati alla movimentazione delle merci) dei porti del
nord- Europa". Una meraviglia per decenni abbandonata al degrado, a se
stessa, poi marce in stile dannunziano politiche ai limiti del surreale per chiederne
l'apertura, battaglie legali, per arrivare a quello a cui si voleva
arrivare, partendo dallo smantellamento dei binari.
Visto che a Trieste
non si può più costruire, lo spazio non c'è, l'unico campo a
disposizione per questo settore economico è quello del porto Vecchio.
Vecchi palazzi storici di Trieste stanno diventando alberghi, per una
città non votata al turismo, una città che deve la propria anima al
porto e senza questo muore. Ma hanno deciso che deve diventare una città turistica, dove devono arrivare con la loro prua su piazza dell'Unità i giganti del mare costruiti anche a Monfalcone mentre le due statue nazionaliste di Trieste sedute sull'orlo del mare che bagna una delle piazze più grandi d'Europa, continuano a prestarsi a selfie inconsapevoli di chi non ne conosce neanche il significato. Ha prevalso legittimamente o meno la
politica che vuole un porto Vecchio senza più la sua destinazione ad
ambito portuale, questa deve rimanere nell'area del Molo VII in
sostanza. Fu nel 2014 che si pose una prima pietra enorme rivoluzionaria in
tal senso. Con l’articolo 1, commi 618 e 619, della legge 23 dicembre
2014, n. 190 (legge di stabilità 2015) con il quale le aree, le
costruzioni e le altre opere appartenenti al demanio marittimo del Porto
Vecchio di Trieste, escluse le banchine, l'Adriaterminal e la fascia
costiera, sono state sdemanializzate e assegnate al patrimonio
disponibile del Comune di Trieste per essere destinate alle finalità
previste dagli strumenti urbanistici. Poi è stato tutto un seguito di
accordi, atti e quant'altro per arrivare all'atto di marzo 2020 con
la nascita di questo Consorzio che dovrà terminare la propria attività
nel 2040. L'anno limite in cui dovrà essere ultimata la Trieste del
futuro, da funicolari o cabinovie e chissà quale altra proposta fantasiosa ancora che non farà rima con
porto. Il FVG è una regione che entro il 2060 rischia di scendere sotto
la soglia di 1 milione di abitanti. Trieste va diritta sotto la soglia
di 200 mila abitanti, ha l'età media altina, e non sembra essere una
città per i giovani. In tutto ciò si sta pianificando il castello delle
meraviglie in una regione dove i tentacoli delle mafie ci sono eccome e
dove la vigilanza dovrà essere altissima in quell'area per evitare ogni infiltrazione. Il punto è ma questo è ciò che vuole la città di Trieste? Che futuro vuole? Città turistica?
Quando qui il massimo del turismo è di due giorni? Città portuale?
Città dove fare opere alla Dubai? Si tratta di cose così
incisive e profonde che sarebbe stato forse il caso di avviare una sorta di
costituente per Trieste e non sondaggi statistici spesso indirizzati che trovano il tempo che trovano. Giusto riqualificare zone degradate, ma il punto non è questo, ma la visione che si vuole avere di questa città. Il tempo
passa, l'URSUS attende di capire che futuro avrà, se attrazione alla
Disneyland o scenografia per una città set cinematografico, e intanto
nasce un consorzio, che porterà il suo nome, che modellerà nei prossimi
vent'anni la Trieste che verrà. Il sistema procede a spada tratta verso la sua meta, se poi questo è un bene per Trieste, sarà il tempo e la storia a giudicare. L'unica cosa certa è che questi vent'anni sono cruciali per la città e le prossime elezioni amministrative saranno importanti proprio per ciò. Dare continuità a chi ha voluto questo futuro che passa per il porto Vecchio di Trieste, oppure interrompere questo disegno per una Trieste a dimensione razionale e che sappia recuperare la propria identità storica?
mb
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