Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

D'Annunzio ai fascisti dal balcone di Milano "in voi vedo una gioia virile e maschia allegrezza". 2mesi dopo sarà marcia su Roma

D'Annunzio prese la tessera dei fascisti nel 1920. Durante lo scellerato periodo dell'occupazione di Fiume che pose le basi, fu il laboratorio sociale e politico per il fascismo. Voleva farla lui la marcia su Roma, il "duce divino" come si faceva chiamare. Sarà l'altro duce a fregagli il ruolo di protagonista, Mussolini. E per questo saranno rivali. Questione di protagonismo ed egocentrismo. Nulla di più.  I fascisti dopo Fiume fecero altre marce per l'Italia, soprattutto in Emilia, a Bologna, a Ferrara, dove fecero capire come sarebbero andate le cose a colpi di squadrismo, mazzate e massacri. Uno degli eventi più noti fu a Milano. Il 3 agosto del 1922. Occupata dallo squadrismo fascista, venne preso Palazzo Marino e dal balcone della piazza parlerà D'Annunzio. Che si trovava a Milano. Rivolgendosi agli italiani, ma parlando ai fascisti.  Il discorso Agli uomini milanesi per l'Italia degli Italiani.
Dirà, Uomini milanesi, è la prima volta che io mi ripresento nell’arengo del popolo dopo l’ansia, dopo l’angoscia, dopo la disperazione, dopo l’onta, dopo la gloria di Fiume, dopo quel lungo e crudo sacrifizio che a noi valse il confine giulio.
Evidenzierà tutta la sua emozione, Il cuore mi trema. Mi sembra di rinnovare stanotte uno di quei grandi colloquii che solevo tenere sotto le stelle del Carnaro col popolo angosciato. 
E dopo aver detto tutto e niente, e comunque acclamato, così si rivolgeva ai fascisti che stavano devastando Milano e due mesi dopo faranno la marcia su Roma:  E allora le stelle impallidivano. Ma stanotte voi siete sgombri d’angoscia. Dai vostri mille e mille e mille volti veggo raggiare una gioia virile, una maschia allegrezza, che è come l’annunzio luminoso di un proposito severo.

mb
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Commenti

  1. D’Annunzio allora cercò di fare il possibile per impedire che la “macelleria” in corso assumesse proporzioni ancora più catastrofiche, e in questo senso va interpretato il suo discorso del 3 agosto a Milano quando egli, allora presente in quella città per fatti suoi privati, venne prelevato in albergo da una squadra fascista e condotto nel palazzo del Comune appena occupato dai fascisti con i manganelli. Egli si affacciò, non potendo fare altro, e pronunciò un discorso patriottico che era soprattutto un invito all’unità ed alla pacificazione ma che, essendo fatto da una sede appena occupata dai fascisti con la violenza, venne da loro interpretato come un sostegno esplicito. Non lo era, e forse per questo egli quando ricevette l’invito a marciare su Roma il 4 novembre accettò, chissà, forse per fare un dispetto a Mussolini, oppure magari per leggere le sue carte ed invitarlo a sbrigarsi a fare quello che tante volte aveva minacciato, ma mai aveva avuto il coraggio di portare a termine.

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