Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Continua l'asse Veneto-FVG. Proposta di legge per servizio militare e civile obbligatorio. "Obbedienza, identità, dovere e Patria" i valori da perseguire

L'asse Veneto-FVG continua. Anche se a dire il vero pare essere il FVG a seguire il Veneto che il Veneto ad inseguire il FVG, Veneto che si mangerà il FVG in un solo boccone come e quando lo deciderà se le cose continueranno così. E' solo questione di tempo.   Si propone un progetto di legge nazionale  che vorrebbe portare ad istituire, nuovamente, il servizio militare e civile obbligatorio.  

Le motivazioni? Nella relazione di accompagnamento si legge che " è di stringente attualità il rischio di un ulteriore drastico calo della presenza delle Forze armate sul nostro territorio regionale. Non è infatti sfuggita ad alcuno di noi, e nemmeno al Presidente Fedriga che ha risposto con un energico diniego, la proposta avanzata di recente dalla Ministro della Difesa Elisabetta Trenta di trasferire caserme e personale militare al Sud così da avvicinare i giovani militari, in prevalenza meridionali, ma di stanza al Nord, alle loro famiglie." Ovviamente non poteva mancare l'ossessione per i migranti. Ricordiamo che il FVG ha una incidenza rispetto alla popolazione residente dello 0,36%. Tanto è bastato per portare la regione alla militarizzazione. "Ricordiamoci, inoltre, che la nostra Regione è la porta di accesso di crescenti e incontrollati flussi migratori; si tratta, infatti, di una situazione di emergenza difficile da gestire senza l’apporto fondamentale dei nostri militari, che in prospettiva verranno impegnati sempre di più, in sinergia con le Forze dell’ordine, per garantire, come richiesto incessantemente dai nostri cittadini, quella sicurezza che comincia solo con l’adeguata difesa delle nostre frontiere – che non sono unicamente le pubbliche strade confinarie di accesso - e si completa con un capillare controllo del territorio." Il testo proposto si rifà a quello della Regione Veneto, unica sostanziale diversità è la durata del periodo di servizio, in FVG è proposto per 6 mesi anziché 8 mesi come in Veneto.  Ed il tutto a quasi 20anni dalla sacrosanta abolizione  o meglio sospensione della leva militare obbligatoria (legge 226/2004).
Quali i valori che a detta di costoro si acquisirebbero? "Obbedienza, condivisione, solidarietà, identità, dovere e Patria".

Verrebbero coinvolti tutti i cittadini di sesso maschile e femminile tra il diciottesimo e il ventottesimo anno di età  che in base al testo di legge avrebbero l'obbligo di svolgere il servizio civile o militare obbligatorio per sei mesi.

Invece di discutere e proporre l'innalzamento dell'obbligo scolastico, in un Paese come l'Italia fermo alla terza media, con pochi laureati, con tasso di abbandono scolastico sconcertante, meglio sei mesi di militare. Anche no.

Marco Barone

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