Celeste come il cielo, bianco come le nuvole, il nuovo aeroporto di Ronchi, una scommessa da non perdere

Polo intermodale e utili portano il valore di Trieste Airport a 70 milioni


Ne ha fatta di strada lo scalo di Ronchi o del Friuli Venezia Giulia anche se il nome attuale internazionale è Trieste Airport. Rimane aperta la questione dell'intitolazione, che andrà probabilmente rivista. Brazzà nasce a Roma in via dell’Umiltà 82, nel 1852 e morirà a Dakar nel 1905, di famiglia aristocratica originaria del Friuli, prenderà anche la cittadinanza francese, opererà per l'interesse della Francia, divenne ufficiale della Marina di Francia, sarà sì esploratore ma nell'ambito del colonialismo, ed infatti è noto come il colonialista buono o gentile od “illuminato”, come se vi possa essere un colonialismo cattivo ed uno buono.
Dal 1935 quando le prime tracce ufficiali dell'aeroporto vennero rinvenute all'interno di un rapporto scritto dal Comando dell'aeroporto "F. Grego" di Gorizia, al 2018, anno del suo profondo rinnovamento, di strada ne è stata fatta. La svolta più importante arriverà sicuramente nel 1954 per lo scalo di Ronchi, perchè in quel momento verrà riconosciuto l'importanza strategica del sito, a ridosso del Memorandum di Londra con il quale si porrà la prima pietra tombale sulla questione dei confini, la seconda arriverà con il Trattato di Osimo e non è un caso che le sorti di questo scalo sono sempre state legate a Trieste, perchè doveva essere lo scalo di Trieste, lì non venne realizzato per il problema bora. Così come è anche vero che fino al '47 Ronchi appartenne per un lungo periodo alla "provincia" di Trieste per poi, con il Trattato di Pace insieme a Monfalcone essere assegnata alla provincia di Gorizia che ora non esiste più, per entrare nell'UTI Carso, Isonzo Adriatico. Uno scalo che si pone nel bel mezzo tra il Friuli e Trieste e di ciò se ne dovrebbe tenere conto.

Uno scalo che si è profondamente rinnovato, da operazioni di restyling alla scommessa del polo intermodale alla cartellonistica stradale che è anche giustamente e finalmente prevalentemente in bilingue.

Il tutto costato quanto guadagnano giocatori come Messi o Ronaldo in circa tre mesi di campionato. Quasi 20 milioni di euro complessivi su un totale di 40 circa di investimento totale previsti. Una cifra importante per un territorio come questo. Soldi pubblici investiti per un pacchetto che idealmente dovrebbe rimanere pubblico, ma in realtà si appresta ad essere ceduto a quote private. Ad oggi il valore dello scalo è di 70 milioni di euro per il totale delle azioni, se si pensa che un giocatore di calcio viene venduto a 200 milioni di euro, si può ben comprendere la follia della nostra società. L'indirizzo politico vorrebbe una cessione del 45% della società a cui seguirà l'opzione per la cessione di un ulteriore 10%. Dal luglio 1997, titolare della gestione dello scalo di Ronchi dei Legionari è la Aeroporto Friuli Venezia Giulia S.p.A., società per azioni a socio unico – la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – dal luglio 2010. Dal 3 agosto 2007 ad Aeroporto Friuli Venezia Giulia S.p.A. è stata affidata da ENAC e dal Ministero dei Trasporti la gestione totale quarantennale dello scalo di Ronchi. 
L'auspicio è che il nostro aeroporto continui a rimanere pubblico,  perchè il pubblico quando vuole e se vuole può essere anche più competitivo di un privato, specialmente in un territorio come questo che ha una tradizione del "pubblico" una storia e senso di responsabilità ereditata dall'Impero, notevole.

Ora si è rinnovato, con colori che per il celeste richiamano il cielo, per il bianco le nuvole, e da qui celeste come il cielo e bianco come le nuvole, il nuovo aeroporto di Ronchi, Trieste Airport. 

Vi è il polo intermodale che ospita una fermata ferroviaria ad hoc, Trieste Airport-Ronchi, un’autostazione per 16 linee, un parcheggio con capacità di 1500 posti auto, di cui 500 in autosilo multipiano, correlati da collegamenti di connessione e di viabilità interna.
L'aeroporto del FVG diverrà uno degli otto aeroporti italiani direttamente collegati alla rete ferroviaria ed il primo in un raggio di 350 km nell’area Nord-Est. Lavori ultimati con una puntualità più che italiana, asburgica verrebbe da dire, impressionante. Oramai la struttura c'è. E' interesse di tutti che questo scalo decolli in modo sostenibile con il territorio e funzioni per il nostro Territorio, visti gli investimenti pubblici impiegati, perchè se il polo intermodale fallirà, se lo scalo fallirà, sarà una grave danno per tutti e sarà il territorio a pagarne le conseguenze. Insomma, il nuovo aeroporto di Ronchi una scommessa da non perdere.

Marco Barone

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