C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...
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Dal duello piazza Tito/piazza Duomo di Capodistria a Goodbye Perestrojka di Gradisca al ponte degli Alpini per l'amicizia per "Nikolajewka"
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Nel centenario della Rivoluzione Russa, dove forse è più facile parlare dell'insalata russa che di quello che avrebbe rappresentato la rivoluzione d'ottobre, chi lo avrebbe detto che sarebbe finita come è finita? Mica a tarallucci e vino, ma nel silenzio più totale, nel quasi imbarazzo di parlare di quel momento storico, se non fastidio o meglio lasciar perdere e guardare avanti. Dopo la caduta del Muro di Berlino non poteva che essere così.
Interessante notare cosa accade ad esempio in Friuli Venezia Giulia.
"La rilettura dell'utopia comunista attraverso
le immagini della sua dissoluzione rappresenta una descrizione
artistica e documentale della fase terminale della rivoluzione e
del suo sogno: la Perestrojka. A Gradisca questo momento storico
rivive in una mostra inedita e preziosa".
Giustamente cosa si poteva esaltare nel periodo del centenario della Rivoluzione? La fine della stessa. Le parole in precedenza erano dell'assessore regionale alla Cultura GianniTorrenti che ha sintetizzato la portata dell'esposizione "Goodbye
Perestrojka", inaugurata presso la Galleria Spazzapan di
Gradisca d'Isonzo.
Sempre a livello regionale un secondo appuntamento che porta verso la gelida Russia.
"La giornata di oggi rappresenta un doppio
momento di orgoglio per la nostra regione. Innanzitutto perché un
manufatto costruito in Friuli Venezia Giulia andrà a ricordare la
memoria delle tantissime penne nere che persero valorosamente la
vita nelle battaglie di Russia. Ma lo è anche perché questa è
l'opera di un'azienda pordenonese che, con la propria capacità
operativa e conoscenza, porta un segno tangibile della nostra
economia e del nostro saper fare in Italia e nel mondo".
Lo ha detto il vicepresidente della Regione Sergio Bolzonello a
margine della cerimonia svoltasi a San Quirino durante la
quale è stato benedetto il Ponte degli Alpini per l'amicizia. Il
manufatto, la cui costruzione è stata promossa dall'Ana
nazionale, è stato realizzato dalla ditta Cimolai di Pordenone
per ricordare l'ultima battaglia delle divisioni alpine in Russia
alle porte di Nikolajewka.
Che come è noto ha visto gli italiani combattere per l'antifascismo e l'antinazismo, no? No. La campagna di Russia è stata tremenda, ma una parolina più che sul valore sul disvalore storico e politico che è stata quella battaglia e quella campagna andava espressa come minimo è questo che si aspettava da una forza politica fantomatica che racconta di essere di sinistra. Sarà.
Comunque il ponte sarà
trasportato in Russia e poi assemblato e montato dai soci
volontari dell'Ana. L'inaugurazione è prevista per il 14
settembre 2018, in concomitanza delle celebrazioni del 75. di
Nikolajewka e del 25. della costruzione dell'Asilo Sorriso,
donato dall'Ana alla popolazione di Rossosch.
Subito dopo il confine, in quella città che poteva essere italiana ma non lo è stata, Capodistria, in Slovenia, come già avevo ricordato ha suscitato scalpore la targa affiancata a quella di piazza Tito il cui scopo non detto ma evidente ai più era quello di porre le basi concrete per un giorno qualunque o non tanto qualunque per arrivare a rimuovere le vecchie denominazioni ed i simboli della Jugoslavia e del socialismo Jugoslavo e che ricordano Tito, da alcuni ricordato come dittatore, da altri come eroe. Su Radiocapodistria si riporta la seguente notizia: "A Capodistria, in piazza Tito, è rimasta appesa appena due giorni la
targa con l'odonimo storico "Piazza del Duomo". La tabella è stata
rimossa da ignoti ieri sera. L'affissione era stata decisa dopo anni di
lavoro della commissione comunale per la toponomastica, avrebbe dovuto
essere la prima di una serie di targhe da apporre con i nomi storici di
vie e piazze cittadine."
Forse è stato l'unico atto rivoluzionario, per rimanere in tema, accaduto in questo momento nel Confine Orientale, verrebbe da dire.
Trieste, Triest, o Trst, Udine, Udin, Weiden o Viden. Due città distanti poco meno di 100 km. Con una cultura profonda, una storia complessa, che ancora oggi divide. Due città capoluogo di due regioni differenti, con identità differenti, il Friuli, Udine, la Venezia Giulia, Trieste per fondersi e confondersi con una mescolanza spesso mal digerita nell'unità del Friuli Venezia Giulia senza più alcun trattino divisore passando dal cuscinetto della Bisiacaria. Nonostante nel complesso si sia in una regione poco più piccola della sola provincia di Bari per popolazione. La sua area è pari a 7.924 km² cioè di poco superiore alla provincia di Sassari o Torino o Cosenza o Bolzano ad esempio. Ma con o senza trattino la divisione e la rivalità tra queste due città esiste, persiste e resiste. Dai dileggi, ai giochi, dallo sport, dal basket al calcio, a tutto ciò che può portare alla rivalità. Due bellezze contrapposte se non opposte, dalla bora di Trieste all'eleganza di Udine, ...
Il 13 novembre in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata da una conferenza del 1997 a Tokyo e introdotta in Italia dal 2000. Per questa propongo una storia per le classi di scuola primaria. La storia che segue, ambientata a Trieste, ha per protagonisti tre supereroi ed una nonna, Rosellina. Il disegno è stato fatto in una classe di una scuola dove la storia è stata letta. mb I tre supereroi e la nonnina Rosellina C’era una volta, anzi no. C’erano una volta tre supereroi. Avete presente quelli con i super poteri che si vedono nei film? Nei cartoni animati? Nei fumetti? Sì, proprio loro. E si trovavano in una bellissima città italiana, Trieste. Non erano mai stati prima a Trieste. Rimasero stupiti nel vedere quanto era lungo il molo sul mare, e quanto era enorme la piazza con due alberi di due navi dove sventolavano le bandiere, ogni tanto. Dopo essersi fatti un selfie sul molo Audace che è costruito sui resti di una vecch...
Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione? La matematica non è una opinione qualcuno disse... 1) per un calcolo della superficie e della capienza, il limite preso di misura è un numero di 4 persone/mq, 2) Piazza del Popolo ha una metratura di di 17.100 mq con una capienza massima e teorica di 68.400 ; 3) Piazza san Giovanni ha una superficie di 39.100 mq, con una capienza totale, quindi, di 156.000 persone. Direi che è arrivato il momento di non dare più i numeri... Marco B. MANIFESTARE A ROMA, QUANDO I PARTITI DANNO I 'NUMERI' - La fisica, con il principio della impenetrabilità dei solidi, insegna che due oggetti non possono occupare lo stesso spazio. Eppure c'é chi ritiene che questo classico teorema non si applichi alle persone, soprattutto se convocate in un determinato luogo ad esprimere pubblicamente la loro opinione politica. Fuor di metafora: quando si tratta di conteggiare i partecipanti alle manifestazioni, i partiti "danno i numeri"...
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