Passa ai contenuti principali

Nel limbo della prescrizione, né innocente, né colpevole

Vi è una via di mezzo, né nera, né bianca, una zona grigia che connota l'ordinamento giuridico di tutti gli Stati considerati "civili", poi vi è chi opera in eccesso, e chi in difetto, questione di stile e di etica e di sostanza. Parlo della prescrizione che può riguardare sia il reato che la pena.  
A tal proposito è interessante riportare una riflessione che è stata pubblicata su una rivista cattolica, famiglia cristiana, lontana dal mio modo di pensare su diverse questioni, ma che è oggettivamente condivisibile sulle lamentele manifestate in tema di prescrizione

Capita sovente, soprattutto ai potenti incappati in un processo, di salutare la sentenza che certifica l’avvenuta prescrizione come se fosse un’assoluzione: non è così, non esattamente.Se il giudice ritiene che al momento dell’intervenuta prescrizione il reato non sia stato accertato è obbligato a pronunciarsi per l’assoluzione. Diversamente, se sussiste un sospetto di colpevolezza o magari anche la prova piena (cosa che solo le motivazioni della sentenza possono chiarire nei dettagli), deve dichiarare l’avvenuta prescrizione.(...) Se è vero che la prescrizione in sé serve anche a evitare l’inerzia della giustizia, è almeno altrettanto vero che in molti casi, concepita com’è, ne vanifica il lavoro e l’efficacia, perché quando si scopre che un reato è stato commesso la possibilità di assicurare alla giustizia il colpevole, completando i tre gradi di giudizio, in un sistema con procedure molto complicate e con moltissimi processi in corso, risulta minata in partenza da termini troppo stretti.

Dunque da un lato può essere percepita come  il fallimento della macchina della giustizia, dall'altro anche l'esercizio di una difesa tecnicamente valida, perchè è innegabile che uno dei primi obiettivi del penalista è quello di cercare di arrivare alla prescrizione del reato. Strumento del diritto consolidato e normato.  Così come è anche vero che a volte la prescrizione viene dalla dottrina giustificata come il venir meno dell'interesse da parte dello Stato a punire un comportamento penalmente rilevante od a tentare il reinserimento sociale del reo, per il decorso del tempo da quando il fatto è accaduto.
Ma è anche vero che chi vuole uscire dal limbo, dalla zona grigia, che caratterizza il mondo della prescrizione, può rinunciarvi espressamente.

costituisce un diritto personalissimo dell'imputato che è a lui personalmente ed esclusivamente riservato e presuppone una dichiarazione di volontà espressa e specifica che non ammette equipollenti" (Cass. Pen. Sez. II n. 23412, 21 giugno 2005; Cass. Pen. Sez. V n. 45023, 22 dicembre 2010; Cass. Pen. Sez. III n. 14331, 15 aprile 2010).

La rinuncia va effettuata dall'imputato dopo che i termini massimi sono maturati … ma prima che si giunga alla sentenza che conclude il giudizio in corso, così che il giudice, ormai esclusa per espressa volontà dell'imputato l'applicazione della prima parte dell'art. 129 c.p.p.,possa pronunciarsi “liberamente” sul merito della contestazione con affermazione di assoluzione o di condanna"e che una volta che il giudice si sia pronunciato sulla contestazione dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, non può ammettersi che nei successivi gradi di giudizio l'imputato manifesti per la prima volta la propria rinuncia alla prescrizione che, in presenza del principio di divieto di reformatio in pejus, altererebbe la pienezza della valutazione del giudice e la parità tra le parti processuali" (Cass. Pen. Sez. III, 24 settembre 2009, n. 37583).
D'altronde come ha insegnato la giurisprudenza , in linea con quanto scritto in precedenza
In presenza di una causa estintiva del reato,l’obbligo del giudice di pronunciare l’assoluzione dell’imputato per motivi attinenti al merito si riscontri nel solo caso in cui gli elementi rilevatori dell’insussistenza del fatto, ovvero della sua non attribuibilità penale all’imputato, emergano in modo incontrovertibile,tanto che la relativa valutazione,da parte del giudice,sia assimilabile più al compimento di una ‘constatazione’, che a un atto di ‘apprezzamento’ e sia quindi incompatibile con qualsiasi necessità di accertamento o di approfondimento.
Alla canonica risposta, se in caso di prescrizione l'imputato è da ritenersi colpevole od innocente, a parer mio, ma non solo mio, l’imputato, non è certamente colpevole ma neanche eticamente innocente.
Rimarrà sempre il dubbio, pur rimarcando l’esistenza del principio di non colpevolezza come ben affermato nel nostro ordinamento.  
La prescrizione è certamente un diritto, è una forma di garanzia, ma ti lascia sostanzialmente nel limbo del dubbio, un dubbio che può essere risolto, soprattutto quando si rivestono certi ruoli significativi, semplicemente tagliando la testa al toro, affrontando ciò che deve essere affrontato, il processo nel merito e nella sostanza.
Marco Barone 

Commenti

Post popolari in questo blog

Passo dopo passo il Nord è conquistato da chi vuole "l'indipendenza della Padania"

Ciò che non è entrato dalla porta principale, entra, anno dopo anno, passo dopo passo, in modo sistematico, con estrema pazienza ed intelligenza politica, dalle finestre che connotano la casa del Nord. Un Nord che è uscito con le ossa fratturate dalla crisi del 2007, divenuto isola felice per le mafie, per la corruzione, ma che ha continuato ad essere rispetto al Sud sempre il locomotore dell'Italia, Paese che sta all'Europa come il Sud Italia sta al Nord Italia. Ed il Nord non ci sta più. Pensiamo al Friuli Venezia Giulia, dove cortocircuiti storici sono anche visibili. Ovunque piazze dedicate all'Unità d'Italia che qui non poteva essere festeggiata perchè quando questa raggiunta non era mica contemplata l'Italia, ma si era in gran parte in quello che veniva definito come l'Impero felice a cui è stata anche dedicata una piazza e si continuano a dedicare statue o celebrarne i fasti nobiliari. E poi sarà in prima linea su due fronti di guerra catastrofici, la …

L'Italia e l'alleanza con gli USA, una scelta di campo?

Così Gentiloni sulla questione Siria: voglio solo dire, in conclusione, che l'Italia non è un Paese neutrale, non è un Paese che sceglie di volta in volta, di fronte a questa o a quella crisi, se schierarsi con l'Alleanza atlantica o schierarsi da un'altra parte. Noi siamo coerentemente, da più di sessant'anni, partner fondamentali dell'Alleanza atlantica e alleati degli Stati Uniti. Siamo alleati dell'America, voglio dire: non è un problema di rapporti con questo o quel presidente americano. Siamo stati alleati dell'America con Kennedy e con Nixon, con Clinton e con Reagan, con Bush e con Obama e lo abbiamo fatto perché - lo dico senza infingimenti - è una scelta di campo. È una scelta di campo. È una scelta di campo che deriva certamente dal fatto che l'America, insieme agli alleati, ci ha liberato dal nazifascismo e che certamente deriva dai nostri interessi di difesa e di sicurezza del Paese, ma non è solo questo. È una scelta di campo che deriva da…

Salvare le scritte storiche sui muri delle nostre città dei tempi della guerra. Rischiano l'estinzione

Il Friuli Venezia Giulia è una polveriera storica impressionante. Anche se la storia che ovviamente si racconta di più e che ha sancito le sorti di quel presente che viviamo è quella del '900. Terra martoriata da due catastrofi mondiali e che ha rischiato, per la nota causa di Trieste, di scatenare anche la terza. Ci sono diverse testimonianze storiche di quel tempo, soprattutto della seconda guerra mondiale e delle fasi successive alla liberazione dal nazifascismo che caratterizzeranno le sorti di Trieste e dell'Isontino per diversi anni. Ad esempio si possono ancora oggi leggere in alcune località, come Monfalcone, Ronchi, delle scritte che inneggiano alla Jugoslavia, alla settima Repubblica Federativa Jugoslava. In rosso.
Sopravvissute al tempo, alla storia, alla memoria. Anche se a dire il vero ne sono rimaste solo una manciata e difficilmente leggibili. Ma anche per Trieste ci saranno testimonianze del genere come nelle località sicuramente interessate da questa contor…