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Perchè è giusto che i giudici abbiano il diritto di esprimere le proprie idee


Premesso che non sono cultore  del pensiero di Evelyn Beatrice Hall quando dice "Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo",  frase attribuita per errore  Voltaire con la più conosciuta formula “Non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle”, o banalmente difenderò il tuo diritto alla libertà del pensiero. Ma sul caso di Trieste  nato da un post sui social da parte di un noto giudice, molto critico nei confronti del governatore della Regione FVG, una riflessione deve maturare. Non voglio entrare nel merito se l'opinione del giudice sia giusta o meno, ma voglio invece riflettere sull'ante ovvero se un giudice abbia o non abbia il diritto di esprimere le proprie opinioni, di manifestare liberamente il proprio pensiero. Se qualcuno crede che un giudice sia un robot, una sorta di divinità, incontaminata dalle problematiche della vita ordinaria, probabilmente ha sbagliato pianeta. Il giudice è una persona, un semplice essere umano, un cittadino, uomo o donna che sia, con propri naturali ed ovvi convincimenti, con proprie idee, come tutti. Se un giudice osa criticare qualsiasi persona od esponente politico esso sia, finisce sul banco degli imputati e deve subire la passione della via del perdono. Se mai perdono verrà concesso. Si dice che il giudice deve essere sopra le parti, deve essere imparziale ecc. E' vero. Ma quale la differenza tra un giudice che esprime liberamente il proprio convincimento, e chi ha lo stesso convincimento, solo che non lo esprime pubblicamente? Se un giudice non deve avere diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, se deve smettere di essere "umano" allora lo stesso concetto dovrebbe valere almeno per tutti i dipendenti pubblici, i medici, i docenti, le forze dell'ordine ecc. Se un medico dovesse esprimere una opinione dura contro un politico e poi dovesse operare quel politico, tradirebbe il giuramento di Ippocrate, per il suo convincimento politico? Per le sue idee? E lo stesso discorso potrebbe valere per tutti coloro che esercitano determinate professioni. Viviamo in una società ridicola, con regole ridicole, che andrebbero riviste, che mirano a tutelare l'apparenza, perchè non vedendo, o sentendo non vieni turbato, e l'apparenza può nuocere gravemente allo sviluppo di un mondo più dignitoso ed umano.  Non riconoscere il diritto di manifestazione del proprio pensiero ad un giudice significa uccidere il suo essere cittadino e distruggere i suoi diritti civili. Il giudice è chiamato ad interpretare le leggi, ad applicare le leggi, a cercare la via della giustizia così come il medico cerca di salvare le vite e migliorare la condizione di vita umana, garantendo il diritto alla salute. Ma nel mentre ci si scandalizza di tutto ciò, continua ad essere accettato come fatto normale che un ministro della giustizia non sia laureato in legge o che quello della sanità non sia laureato in medicina. Si dirà, sono due cose diverse. Ne siamo certi? Quando finirà il tempo dell'ipocrisia, forse allora sì che si potrà dire di vivere in una società democratica piena, perchè una democrazia forte non deve temere il diritto di parola dei propri cittadini e di chi esercita determinate funzioni, e le uniche idee che deve reprimere sono quelle reazionarie che minano le fondamenta stesse della democrazia, una democrazia forte e consapevole può uscirne solo rinforzata da queste situazioni, non reprimendo, ma garantendo la massima libertà umana, quale quella di espressione come garantita dall'articolo 21 della Costituzione, che in Italia non è uguale per tutti.

Marco Barone

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