Passa ai contenuti principali

Se nei Balcani soffia ancora una gelida aria di guerra





Il binomio, Serbia e guerra, è drammatico, e ciò emerge bene nell'immenso museo della guerra presente a Belgrado che evidenzia tutte le guerre che ha dovuto affrontare e subire questo Paese. Belgrado durante i 7000 anni della sua storia, ha conosciuto 115 guerre, e la città venne distrutta ben 44 volte. Ancora oggi uno dei segni più visibili sono gli effetti delle bombe della NATO, ben visibili nel centro di Belgrado. La Serbia ultimamente pare voler stare con un piede in due scarpe, si arma con mezzi "rottamati" dalla Russia, ma dialoga con l'Europa, perchè una parte dei serbi vorrebbero entrare in Europa. Come  è stato ricordato più volte i Balcani hanno ritrovato l'unità, in questo periodo, attraverso i reticolati, i muri anti-migranti. Ma quel recintarsi, verso una rotta disastrata, potrebbe anche significare altro. Il tutelare, anche in modo goffo e ridicolo, il proprio nazionalismo. Nel momento in cui si accelera il processo di pace tra Israele e Palestina, nonostante continui tentativi di destabilizzazione, rischia di esplodere una gelida guerra nei Balcani, e pare di capire che ogni scusante e provocazione sia buona per tal miserabile fine. La causa è sempre quella che abbiamo tremendamente conosciuto dalla dissoluzione della Jugoslavia. E la responsabilità dell'Europa è enorme. L'Europa dovrebbe intervenire, subito, ma chi sarebbe e cosa sarebbe l'Europa? Una guerra nell'area balcanica sarebbe la giusta mina che potrebbe far saltare in aria l'Europa. I segnali di tensione sono sempre vari, tra Croazia e Serbia, tra Slovenia e Croazia, tra Kosovo e Serbia. Ad aprile 2016 il Kosovo, per la prima volta vietava l'ingresso nel suo Paese a due ministri serbi, quello alla difesa ed all'interno. Precedentemente tali restrizioni riguardavano un leader politico serbo, ed il capo di Stato Maggiore. Ciò come atto di protesta per il presunto occultamento di documentazione per la ricerca di crimini di guerra. Qualche mese dopo la Serbia propone un treno ultra-nazionalista con lo slogan «il Kosovo è serbo», ripetuto in 21 lingue, incluso l’albanese. Treno fermato all'ultimo momento, ma il danno è stato volutamente compiuto. Sono provocazioni studiate e predeterminate, altrimenti a cosa servirebbe il riarmo? Quando si pensa ai treni, viene sempre in mente la tragedia che ha colpito il  treno 393, in quel maledetto 12 aprile del 1999, che viaggiava in direzione di Skopje. Colpito dai missili della NATO  sul ponte e Bistrička nella zona nota come gola di Grdelica. Una gola che divorerà non si sa ancora oggi quante vittime. I treni son nati per unire, ma l'uomo, con la sua mente diabolica, li sta trasformando in mezzi per dividere. Basta un treno ultra-nazionalista per scatenare un conflitto? Sì. E ciò accade perchè l'Europa è nella sua massima debolezza storica. Lasciare che queste provocazioni possano continuare rimanendo solo da spettatori esterni, significherà non aver voluto fermare ciò che pare essere inevitabile. L'inferno sta arrivando.

Marco Barone 

Commenti

Post popolari in questo blog

Koper o Capodistria?Fiume o Rijeka?Merna o Miren?Londra o London? Trieste e Trst?

Esistono diversi processi di italianizzazione, i più noti sono quelli figli dell'abitudine, figli di quel modo di fare che hanno trasformato London in Londra, Berlin in Berlino, Barcelona in Barcellona, Marseille in Marsiglia ecc. Si dirà che è semplice traduzione. Fattore tipico di tutte le lingue. Poi vi sono luoghi che sono stati soggetti all'italianizzazione forzata tramite la nota opera nazionalfascista e di esempi ve ne sono a bizzeffe, se ne perde il conto, sia in Italia che in Slovenia che in Croazia che ovunque l'Italia abbia operato in tal modo.
Ad esempio Redipuglia  ha storpiato lo sloveno Sredipolje. In altri casi si utilizza l'italianizzazione per rispetto anche della comunità italiana che vi abita, non chiamare quei luoghi con il loro nome italiano significherebbe negare l'esistenza della comunità italiana, almeno per gli italiani autoctoni del luogo è così, pensiamo Capodistria il cui nome in sloveno è Koper, o Rijeka diventata Fiume. Italianizzazi…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Per la prima volta nella storia di Ronchi arriva l'antimafia

No, nessun effetto  cinematografico. Niente sirene spiegate, palette fuori dall'auto in corsa. Niente poliziotti con il passamontagna. Ma in una regione come il Friuli Venezia Giulia non più isola felice, ma presa di mira dalla camorra e dalla 'ndrangheta in particolar modo ,quando si realizzano cantieri ed opere di una certa rilevanza bisogna metterlo in conto. Cosa? L'accesso del gruppo interforze che ha la scopo di intervenire per prevenire infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti. 
Il prefetto dispone accessi ed accertamenti nei cantieri delle imprese interessate all'esecuzione di lavori pubblici, avvalendosi, a tal fine, dei gruppi interforze  ed al termine degli accessi ed accertamenti disposti dal prefetto, il gruppo interforze redige, entro trenta giorni, la relazione contenente i dati e le informazioni acquisite nello svolgimento dell'attività ispettiva, trasmettendola al prefetto che ha disposto l'accesso. Il prefetto,  una volta acquisita la relaz…