L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Il volto bello ed umano della vera Trieste a campo San Giacomo

 
 
 
Trieste è sempre una città di migranti, immigrazione ed emigrazione fanno parte della storia di questa città, tanto che oggi parlare di triestino autoctono sarebbe alquanto azzardato come concetto. A Trieste esiste il mito, perchè solo mito è oggi, della Mitteleuropa, esiste il multiculturalismo, ma esiste anche un problema enorme che si chiama intolleranza, e razzismo. Che si è manifestato in diverse forme, con diverso colore, colpendo il fondamento di uno dei principi più belli espressi nella nostra Costituzione, l'articolo 3. "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza  distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".  Si parla di razza, ma ha senso ancora oggi parlare di razza all'interno della Costituzione? Sicuramente esiste il razzismo, pur non esistendo le razze. Cambiano i concetti, invece di razza si parla di etnia, che è un qualcosa di più accettabile, di morbido.  Mentre suonavano le campane della chiesa, nel pomeriggio del 17 dicembre, tanti cittadini e tante cittadine di Trieste, indignati/e per i fatti squallidi di via dell'Istria, si sono dati appuntamento per parlare di diritti civili, di libertà, fratellanza, uguaglianza, integrazione, accoglienza. 
 

Diversi i temi emersi, dal sessismo, al problema del maschilismo, dalle questioni dell'identità di genere, alla xenofobia ricordando anche quello che ultimamente accade nella vicina Bisiacaria. Quella di campo san Giacomo è stata la piazza dei diritti civili dove Trieste ha mostrato il suo volto più bello ed umano, all'interno di un piccolo mondo sempre più organico, e complesso. L'ignoranza non passerà.

Marco Barone

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