I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Il volto bello ed umano della vera Trieste a campo San Giacomo

 
 
 
Trieste è sempre una città di migranti, immigrazione ed emigrazione fanno parte della storia di questa città, tanto che oggi parlare di triestino autoctono sarebbe alquanto azzardato come concetto. A Trieste esiste il mito, perchè solo mito è oggi, della Mitteleuropa, esiste il multiculturalismo, ma esiste anche un problema enorme che si chiama intolleranza, e razzismo. Che si è manifestato in diverse forme, con diverso colore, colpendo il fondamento di uno dei principi più belli espressi nella nostra Costituzione, l'articolo 3. "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza  distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".  Si parla di razza, ma ha senso ancora oggi parlare di razza all'interno della Costituzione? Sicuramente esiste il razzismo, pur non esistendo le razze. Cambiano i concetti, invece di razza si parla di etnia, che è un qualcosa di più accettabile, di morbido.  Mentre suonavano le campane della chiesa, nel pomeriggio del 17 dicembre, tanti cittadini e tante cittadine di Trieste, indignati/e per i fatti squallidi di via dell'Istria, si sono dati appuntamento per parlare di diritti civili, di libertà, fratellanza, uguaglianza, integrazione, accoglienza. 
 

Diversi i temi emersi, dal sessismo, al problema del maschilismo, dalle questioni dell'identità di genere, alla xenofobia ricordando anche quello che ultimamente accade nella vicina Bisiacaria. Quella di campo san Giacomo è stata la piazza dei diritti civili dove Trieste ha mostrato il suo volto più bello ed umano, all'interno di un piccolo mondo sempre più organico, e complesso. L'ignoranza non passerà.

Marco Barone

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