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Nella provincia di Gorizia l'accoglienza diffusa è morta, in un sistema senza lavoro e sofferente

La Provincia di Gorizia, istituzionalmente a termine, e frammentata in due piccole contee, note come UTI, destra e sinistra Isonzo, è un territorio, seppur dalle mille potenzialità, in profonda sofferenza. Finito l'assistenzialismo italiano, finita la questione della contesa dei confini, si è chiuso un ciclo, che anno dopo anno ha portato alla situazione attuale. Disoccupazione circa al 10% se non più alta se si aggiungono gli inattivi, una moria continua di fabbriche, di unità produttive, case sfitte, attività commerciali in vendita, in cessazione di attività. Una realtà in profonda crisi, che vive le problematiche del confine come un problema e non opportunità, una realtà sempre più chiusa. In questo contesto sociale, dove la povertà cresce, dove il lavoro è un miraggio, è più che normale puntare il dito della propria sofferenza, contro gli ultimi che diventano la valvola di sfogo preferita del disagio sociale, della diseguaglianza, della ingiustizia sociale. E prevale l'ignoranza, il semplicismo, che sfocia in un razzismo chiaro, ma che viene negato come razzismo, con la canonica premessa non sono razzista ma. Un ma che apre una voragine di discriminazioni enormi. In tale contesto è più che logico che i migranti diventano il bersaglio numero uno.  Sono gli ultimi della scala sociale e soprattutto stranieri. Ha trionfato la logica dei 35 euro, seppur dati a chi gestisce il tutto, poco cambia, quello che è passato e si è affermato è perchè noi dobbiamo crepare di fame, non abbiamo niente, e dobbiamo mantenere queste persone? Che poi vengono da una guerra favorita dall'Occidente, non frega un bel nulla a nessuno, salvo una minoranza. Che poi l'accoglienza darebbe lavoro anche agli italiani, poco interessa. Se poi a ciò si aggiunge l'assurdo bonus gratitudine la frittata è completa. La solidarietà è sparita, e quando emerge dura solo tra "italiani" ma neanche fra tutti, per un tempo pari all'emergenza mediatica, pensiamo ai terremotati. Finita l'attenzione mediatica di un paio di settimane, poi si ritorna alla propria vita, mentre i terremotati continueranno a vivere disastri e finiranno nel dimenticatoio. Gorizia ha avuto la maggior concentrazione di richiedenti asilo in provincia, ed i fatti di Gorizia sono noti. Quando il problema era la tendopoli improvvisata, questa è stata chiusa, senza progettualità preventiva e successiva. Quando il problema era la Commissione, questa è stata depotenziata. Quando il problema è internet, questo deve essere limitato, quando il problema sarà il loro respiro, beh facile pensare cosa potrà accadere, e non ci manca mica tanto se continuiamo così. Ma la cosa che fa veramente incavolare è che ci sono Comuni, come Ronchi, che hanno tradito più di altri la loro storia. Gemellato con Wagna per la profuganza. Questo gemellaggio non ha più senso, perchè è ipocrita. Chi ha vinto le elezioni nel proprio programma elettorale ha scritto:"Il Comune di Ronchi non possiede attualmente nessun immobile pubblico per eventuale destinazione legate all'accoglienza di eventuali profughi". Scusa burocratica seguita a ruota libera dal Pd, 5Stelle. Solo sinistra per Ronchi ha osato proporre un porta per l'accoglienza. Ronchi potrebbe accogliere non più di una trentina di profughi, in base ai parametri nazionali. E questo Stato, in questo momento, i soldi li darebbe, bonus gratitudine insegna. Ma su ciò si dovrebbe avviare una riflessione più profonda, perchè quando un ministro come Alfano diventa quasi quasi il paladino dell'accoglienza, qualcosa non torna e qualche lampadina di allarme si deve accendere e si deve capire quali sono i reali interessi. Insomma, l'accoglienza diffusa è fallita, morta, perchè in un sistema sociale ed economico povero, se si sta tutti male, se si vive in condizione di diseguaglianza sociale estrema, non si può pretendere altro, perchè l'Italia funziona così, ed ha sempre funzionato così, il prima gli italiani, per quanto volgare, ed inaccettabile, è la fotografia che meglio rappresenta la maggioranza di questo Paese, un Paese dove fino all'8 settembre del '43 erano in maggioranza assoluta fascisti, poi, cambiato il vento, è cambiata la nave del si salvi chi può sulla quale imbarcarsi, ma l'animus degli italiani non è mutato. Ancora una volta è necessario un lavoro culturale, sociale e soprattutto economico, senza lavoro, e lavoro con diritti veri, non ci sarà mai spazio per alcuna accettata accoglienza, nonostante norme, leggi e doveri in materia risultano essere violati sistematicamente anche da alcune Istituzioni. Ma questa è altra storia, forse, in un Paese vicino al disastro sociale totale quale l'Italia.

Marco Barone

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