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Referendum Costituzionale, l'americanizzazione del sì o del no è come il duello tra Trump e Clinton

E' dallo sbarco in Sicilia che l'Italia, nel bene o nel male, dipende dal sistema di potere USA. E' inutile indignarsi o scandalizzarsi se gli americani si intromettono, tramite i loro messaggeri del terzo millennio, nel voto sul referendum costituzionale. Anzi, almeno sono stati trasparenti, non si sono nascosti dietro il dito che mostra la luna. Non siamo mai stati realmente un Paese autonomo ed indipendente, basta pensare solo alle basi USA collocate in Italia, alla vicenda delle bombe atomiche collocate in FVG od in altre zone strategiche. Caduti i veli del teatrino, quello che invece deve invitare alla riflessione, in via generale, è quanto sta accadendo in America. Prima si voterà in America, poi si voterà in Italia per il Referendum. Non può che essere così. Continuano a presentare Trump come il diavolo e la Clinton come una santa. Sono entrambi espressione del male della politica USA, quindi che vinca l'uno o l'altro non cambierà un fico secco.


E la cosa interessante è che questa esasperazione, americanizzazione della concezione politica è stata estesa anche al #referendumcostituzionale il sì è sintomo del miracolo, il no sintomo di tutti i mali di questo Paese. Verrebbe da dire semplicemente ridicoli. E poi sì o no, no o sì. Ma chi si è letto il testo della riforma costituzionale? Nessuno. E' principalmente una questione politica. O meglio , altro non è che uno scontro all'interno del PD sulla pelle della Costituzione. Semplicemente indecenza pura. Ed hanno realizzato il tutto senza aver alcun mandato elettorale minimo. Riconducendo il tutto ai localismi, viene in mente quanto accaduto sul referendum sulla fusione a Monfalcone e Ronchi. Un referendum privo di ogni progettualità. Ma molte posizioni del no, sono state per il no, non perchè convinti della contrarietà verso ogni processo di fusione, che minerebbe l'esistenza del Comune di Ronchi. Ma perchè non era quella la fusione come voluta o desiderata, o progettata. Ed anche quel referendum, alla fine, altro non è stato che uno scontro durissimo all'interno del PD. Insomma, le beghe di partito, di un partito più che di sinistra, sinistro per quello che sta facendo, dalla scuola, al lavoro, dal revisionismo storico, all'ambiente, sono state scaricate sul Paese. Lo hanno presentato come scontro generazionale, ma non è così. E' solo un banale scontro di potere, espressione di due correnti opposte che si contendono l'erede del Partito Comunista, ma che della storia, umiltà, forza, dignità, idea ed ideologia del vecchio caro PC, questo PD, non ha e non potrà mai avere nulla. Giusto o sbagliato che sia, questa è la situazione. E dunque no stupiamoci se il voto per il referendum cadrà durante il ponte dell'Immacolata.
Marco Barone

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