Verde, bianco, rosso e a stelle e strisce: l'incredibile parabola del nazionalismo italiano con l'ostentazione del tricolore ovunque

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Ora, pensate per un momento a quello che sta succedendo sotto i nostri occhi. Se persino sul Silos di Monfalcone, un edificio industriale, un pezzo di storia del lavoro — hanno piazzato due tricolori mastodontici, visibili a chilometri di distanza... beh, di cosa ci stupiamo più? Siamo di fronte a quella che, storicamente parlando, è una clamorosa, inequivocabile ostentazione della bandiera nazionale!  E la cosa straordinaria, se ci pensate, è che noi italiani con questa bandiera abbiamo sempre avuto un rapporto, come dire... complicato . Non  è come negli Stati Uniti o in Francia! In Italia non c'è mai stata quella viscerale, profonda simpatia popolare per il vessillo. Perché siamo più regionalisti, perchè l'Italia è composita, complessa, senza dimenticare il passato che sicuramente ha lasciato il segno. E badate bene, è un paradosso incredibile: stiamo parlando della bandiera della Costituzione, la bandiera nata dalle lotte del Risorgimento e poi rifondata dalla Resistenza! ...

8 settembre del '43 un bel giorno per l'Italia, guardando al Rojava



E' il giorno dei giorni. Da un lato scatenerà l'ira funesta nazista e l'occupazione di alcune zone d'Italia. Dall'altro, sarà il giorno in cui si affermerà il riscatto dell'Italia. Segnali di resistenza ve ne furono già prima di questo giorno, ma sarà solo con le condizioni che si verranno a determinare che sarà possibile una resistenza unitaria e diffusa, senza dimenticare che la prima brigata partigiana armata che si costituirà in Italia sarà a Selz di Ronchi, con la brigata proletaria, e la battaglia di Gorizia sarà la prima grande battaglia affrontata dai partigiani in Italia contro l'invasore. Dopo l'8 settembre del 1943 nulla sarà come prima. Esercito sbandato, ritirate, civili che diventeranno partigiani, popoli divisi dalle politiche razziste del fascismo che ritroveranno l'unità grazie alla resistenza, come accadrà tra sloveni ed italiani.  Si lotterà non solo per liberare l'Italia ma anche per un mondo diverso, e l'ideale comunista sarà quello dominante. E' un bel giorno per l'Italia che attenderà il suo 25 aprile, ed il primo maggio del '45 giorno in cui si ultimerà l'ultima liberazione, quale quella di Trieste e Gorizia dall'occupante nazifascista. Da ricordare, onorare e celebrare. E nel mondo vi sono ancora luoghi ove si lotta contro i nazisti di questo terzo millennio. Come contro l'ISIS. Vi sono luoghi ove si lotta per la libertà, vi sono luoghi ove si lotta per creare un sistema sociale diverso da quello dominante. Questo è quello che accade nella zona del Rojava. Combattono contro i nazisti dell'Isis. Perché quelli dell'Isis sono come i nazisti, si comportano da nazisti, ed uccidono i civili come facevano i nazisti. Certo, ora la resistenza in quel luogo difficile, è in parte la lotta dei gruppi di resistenza YPG e YPJ è  sostenuta dagli americani. Ma questo vuol dire poco. Senza le armi degli angloamericani difficilmente i partigiani sarebbero riusciti nelle loro imprese. E purtroppo le guerre di liberazione non si fanno con le noccioline, o con i fiorellini. E' un mezzo transitorio, una questione di banale strategia geopolitica globale, anche perchè come la storia ha insegnato, sconfitto il nemico in comune, poi si tornerà ad essere avversari se non nemici. Come accaduto in Italia dopo la resistenza, perchè il comunismo non si poteva fare, non si doveva fare. Riconoscere l'importante lotta della e per la resistenza nella zona del Rojava è cosa buona e giusta se si vuole onorare la nostra resistenza ed il giorno più bello d'Italia, che porterà al 25 aprile.
Marco Barone

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