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Più di 1000 vittime e più di 200 sono le stragi nazifasciste compiute in FVG, uno sguardo al goriziano



E' stato pubblicato l’Atlante delle stragi naziste e fasciste che si compone di una banca dati e dei materiali di corredo (documentari, iconografici, video) correlati agli episodi censiti, ospitati all’interno del sito web.  Si legge nel detto sito che "nella banca dati sono state catalogate e analizzate tutte le stragi e le uccisioni singole di civili e partigiani uccisi al di fuori dello scontro armato, commesse da reparti tedeschi e della Repubblica Sociale Italiana in Italia dopo l’8 settembre 1943, a partire dalle prime uccisioni nel Meridione fino alle stragi della ritirata eseguite in Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige nei giorni successivi alla liberazione. L’elaborazione su base cronologica e geografica dell’insieme dei dati censiti ha consentito la definizione di una ‘cronografia della guerra nazista in Italia’, che mette in correlazione modalità, autori, tempi e luoghi della violenza contro gli inermi sul territorio nazionale.I risultati dell’indagine hanno permesso di censire oltre 5000 episodi, inseriti nella banca dati, per ognuno dei quali è stata ricostruita la dinamica degli eventi, inserita nello specifico contesto territoriale e nelle diverse fasi di guerra, e accertata l’identità delle vittime e degli esecutori (quando possibile)."


I bollini rossi


Reca una certa impressione guardare la mappa dell'Italia tutta assediata da bollini rossi. Ogni bollino corrisponde ad una strage nazifascista. Solo in FVG risultano 1093 vittime in 244 stragi. Guardando al goriziano ne sono state censite diverse. Solo a Gorizia ne risultano 8 e ben 7 incentrate nel castello di Gorizia, luogo prediletto dai nazifascisti per le loro esecuzioni. Ma questo sono in pochi a saperlo e solo recentemente vi è stata la possibilità di collocare una targa decente, all'entrata del castello, con spese sostenute dall'ANPI ed altre realtà, che ricorda cosa è accaduto in questo luogo, simbolo controverso della città.

Le stragi di Gorizia 

Le stragi di Gorizia hanno queste date:  30 marzo del 1944 , 5 aprile, 13 aprile, 29 aprile, 31 luglio, 17 agosto, 2 gennaio 1945 e 8 aprile 1945. In merito alle vicende del castello si legge:  "Durante il periodo dell’occupazione nazista presso il castello di Gorizia vennero giustiziati partigiani e antifascisti, italiani e sloveni, catturati durante le operazioni militari o presi in seguito alle delazioni. Portati dapprima nelle carceri di via Barzellini venivano successivamente condannati a morte dal Tribunale Speciale per la sicurezza pubblica. Le esecuzioni avvenivano nel piazzale delle milizie del castello, prevalentemente all’alba ed eseguite da reparti di polizia tedesca, che provvedevano prima a isolare la zona. I condannati venivano fucilati uno alla volta, bendati ed addossati agli alberi ed i loro corpi sepolti nei cimiteri della città o dei paesi limitrofi. Talvolta i condannati a morte venivano portati per l’esecuzione al poligono di tiro nel bosco di Pannovizza.In base alle indicazioni dell’ANPI non si conosce il numero esatto degli uccisi al Castello di Gorizia. Dalle testimonianze del frate cappuccino padre Ermacora delle Vedove, che li assistette nelle carceri prima del loro avvio sul Castello, si indicano in oltre cinquanta, molti dei quali non sono ancora noti."

Su quella del 2 gennaio del 1945, l'unica, forse, non avvenuta in castello: "Il 2 gennaio 1945 a Gorizia vennero fucilati cinque prigionieri. Secondo la versione ufficiale tedesca l’esecuzione fu decisa in seguito a due attentati avvenuti tra il 26 e 27 dicembre 1944 sulla strada Gorizia – San Pietro nei quali erano rimasti uccisi un soldato germanico ed un milite italiano mentre un altro appartenente alla milizia era rimasto ferito. L’esecuzione non fu pubblica, ma venne comunicata a mezzo stampa una volta eseguita la sentenza affermando che i condannati erano elementi «criminosi, da lungo tempo banditi di propria iniziativa che si erano resi responsabili in passato di assalti e atti di sabotaggio». Molto probabilmente l’esecuzione avvenne nel Castello di Gorizia."

Guardando all'attuale provincia di Gorizia

Ronchi 15 settembre 1943 
"La sera del 15 settembre – lo stesso giorno che furono uccisi quattro soldati italiani sempre nel Comune di Ronchi -, quattro soldati in borghese transitarono davanti al cimitero di Ronchi, diretti verso il Carso. Una donna stava parlando con il custode del cimitero, tale Cesare Spazzapan, udendo spari in direzione di Selz, disse loro di non andare in quella direzione in quanto era troppo pericoloso. Uno di loro rispose che erano diretti a Vipacco e che dovevano per forza andare in quella direzione. Scoperti da soldati tedeschi furono uccisi. Le salme vennero portate all’obitorio del cimitero assieme a quelle degli altri quattro soldati uccisi la mattina dello stesso giorno. Sabato 18 i funerali e l’inumazione nel cimitero locale uno accanto all’altro nella fila n.4, fosse n. 14 e 15 assieme alle altre quattro vittime."

Grado tra l’8 e il 9 di aprile 1945
" (...) il sergente Remigio Rebez, accompagnato da alcuni componenti della “Banda Ruggiero”, si recò presso l’ospedale di Grado per svolgere alcune indagini e, durante un sopralluogo nelle stanze, riconobbe Ciani. Duramente malmenato nel suo letto da Rebez, Ciani sarebbe morto il giorno seguente."

Jamiano vicino al lago di Doberdò
"Il 26 settembre del 1943 durante un rastrellamento compiuto dalle forze di occupazione tedesche, furono uccisi (molto probabilmente fucilati sul posto) tre soldati italiani presso Jamiano vicino al lago di Doberdò"

Il 15 gennaio 1944 giunge nel Paese di Doberdò del Lago una colonna motorizzata tedesca che dopo aver circondato il paese e bloccato ogni via di accesso, costringe gli abitanti a radunarsi nella Piazza del Municipio. Tra i militi tedeschi c’è anche Walter Gherlaschi, ex partigiano del “Battaglione Triestino”  e poi  si era messo a collaborare con le forze di occupazione. ( per saperne di più su alcuni particolari vedi qui)  "Lui stesso indica ai tedeschi sei uomini e una donna appartenenti al movimento di Resistenza che vengo subito fermati e rinchiusi in una casa disabitata del paese dove vengono interrogati e picchiati. Solo dopo alcune ore gli abitanti radunati in piazza vengono autorizzati a rientrare nelle loro case. In serata i tedeschi trasferiscono i sette nella casa della famiglia Jelen che, prima di lasciare il paese, fanno saltare in aria con la dinamite. Per alcuni giorni i parenti degli scomparsi, convinti che i loro congiunti fossero stati deportati si recano al comando tedesco in cerca di informazioni. Il 9 febbraio gli abitanti del paese, scavando tra le macerie, riportano alla luce i sette cadaveri."

Insomma tanto materiale, una buona base per approfondimenti e per permettere alle nuove generazioni di conoscere meglio la reale storia del nostro territorio, nell'epoca del revisionismo storico che nuoce alla verità storica.  E se alla mappa ivi citata, si aggiungono tutte le violenze compiute dal solo fascismo sia in Italia che nelle terre occupate, gli effetti visivi saranno ancor più devastanti. 

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